Gino Gavazzi


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Varese (VA), Italy

Added Dec 18, 2014
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Estratto dal mio libro Mi spezzo ma non mi Spiego

Il Conte.

L’amica Marianna teneva una classifica dei cazzi. Certe cose siamo abituati a sentirle dire dagli uomini, che si vantano o si nascondono, il famoso discorso del cazzo, ma fatto da una donna aveva il suo lato interessante e da una donna divertente e spiritosa, diventava motivo di grandi risate, anche se di tutti i beneficiari aveva sempre parole simpatiche e un buon ricordo! Era da anni l’amante di Ienelli, pur essendo la moglie del suo migliore amico, ma le mogli degli amici, il Conte cercava di farsele tutte, col sanissimo principio, un po’ superato, che ogni lasciata è persa, e se all’amico era piaciuta, qualcosa doveva pur avere, e questo qualcosa si poteva e doveva provare. Naturalmente di lui e del suo aristocratico aggeggio si sapeva tutto, dimensioni, prestazioni, peculiarità, aspetti tattili e olfattivi, ecc. e, molto importante, consistenza e usabilità. La vita privata di Marianna era molto complicata e movimentata dai numerosi uomini che teneva sulla corda con l’abilità di un giocoliere. Per non confondersi inavvertitamente li chiamava tutti “amore” e mai per nome. Nessuno conosceva la graduatoria, né il suo “voto”, si sapeva tutto dei suoi amanti, ma non le sue preferenze, forse perché in fondo le piacevano tutti. Si faceva allegramente i mariti delle amiche che cadevano uno dopo l’altro come soldatini di piombo, a chi non piace una scopata senza conseguenze e senza impegno? Non molti potevano ripetere, quelli troppo rapidi o poco consistenti venivano esclusi con solide scuse che non scontentavano né offendevano nessuno, una rara abilità. Non era facile capire il marito, cornuto e felice. Evidentemente non tutti abbiamo le stesse soluzioni, impossibile pensare che non lo sapesse, come pure la Contessa, che scarsamente interessata, chiudeva un occhio più o meno benevolo, i maligni direbbero senz’altro malevolo. Il grande amore di Marianna era stato l’attuale marito ed era cominciato dal matrimonio sballato di lei con un coniuge disinteressato e farfallone, figli piccoli e solitudine. Mesi di clandestinità felice ed emozionante, poi il solito scandalo un po’ scontato, in società se ne parla per tutta una settimana, e poi si dimentica come ogni pettegolezzo. Separazione, divorzio, avvocati, alimenti, divisione di oggetti e beni, litigi e pianti, la solita parafernalia del caso, nuova casa, si entra a poco a poco nella rinnovata stabilità, sempre meno emozionante, e purtroppo meno felice. Nella clandestinità era sufficiente un’occhiata per destare l’obelisco, e sembrava inesauribile, non bastava mai, il cuore in subbuglio, quando ci rivediamo, amore mi manchi, non so vivere senza te e tutte le belle frasi che conosciamo e ci hanno profondamente esaltato per qualche attimo, e chi non l’ha provato non sa cos’è vivere. Nella nuova legalità, finalmente raggiunta dopo il periodo di burrasca, l’obelisco non è più così monumentale, la fantasia si scioglie nella stanchezza delle giornate insieme, l’emozione di un tempo si perde nel ricordo e si spegne lentamente, con rare fiammate di ritorno, un viaggio, un week-end, un cinema, stimoli sempre più dispersi nella routine, con un compagno premuroso e amico, ma ormai poco eccitante, anche se sempre brillante e divertente almeno per gli altri. Il famoso marito per uso esterno, che tutte ti invidiano, e tutti adorano, ma tu non sai che fartene, vuoi di più e oltre tutto ti senti in colpa perché ti sembra che dovresti essere felice e non lo sei. Dalla brace nella padella, invece di bruciare, friggi, un po’ meglio, ma sempre fritta sei. Il cervello di sotto, quello tanto per intenderci che ragiona sempre senza il nostro controllo, comincia a reclamare la soddisfazione dei momenti di gloria e le due dita infilzate tra le gambe non sono che un pallido surrogato, che aumenta la mancanza di una cosa più sostanziosa al loro posto, possibilmente con attaccato un uomo, pulito, piacente entusiasta e … ogni giorno diverso. L’Amore è morto, viva l’amore. Dove stanno gli uomini puliti, piacenti ed entusiasti? Ma è ovvio, sono lì a due passi mal amati e distratti, ammogliati o accasati con le amiche, perché no, che male c’è a spargere un po’ di godimento clandestino senza coinvolgimento. E così comincia la ridda, prima una timida e occasionale ricerca, la rete è ancora rudimentale e provvisoria, bacetti e toccatine di nascosto, poi s’istituzionalizza con norme e dispositivi, locali appositi suggeriti e organizzati, e … non è il caso di entrare in ulteriori dettagli, chi non l’ha provato? Il Conte in tutto questo era preda facile e nemmeno tanto prioritaria, anche perché il nostro eroe non aveva un cazzo da fare, e lo faceva, dalle nove alle dieci, con nobile e ferma determinazione, per avere il resto della giornata libera. La moglie gli aveva portato, oltre al suo imponente nasone su un viso aristocratico e uno sguardo umido e molle come quello di una carpa defunta, il proverbiale pozzo di soldi, e tre stupendi figli, affidati subito e definitivamente a numerose balie e abili istitutrici. Da questa storia spariscono, sono ancora nella fase delle promesse e delle illusioni in cui si perde la prima gioventù e speriamo che così rimangano, anche se è poco probabile. Siamo sempre prodotti dell’ambiente che ci circonda e pochi sanno reagire ed emergere. Il Conte, dicevo, non era tra le mire immediate della classifica, in quel momento totalmente infervorato in una passione travolgente per Marella, la moglie di Gigetto, un noto avventuriero di passaggio. Elegantissimo, raffinato, spiritoso, divertente, abile, Gigetto aveva solo due grossi inconvenienti: fronte molto ampia e statura inferiore alla media, il che però non gli impediva di farsi accompagnare da donne bellissime, quasi sempre alte e slanciate, da cui esigeva solo totale disponibilità ad assecondarlo nei suoi affari non sempre limpidissimi e a cui garantiva comunque una vita che mai si sarebbero sognate. Marella era decisamente bella, bruna, rotondetta, sexi e seducente. Era stata scelta da Gigetto per seguirlo con amore e per suoi fini, il che faceva con totale devozione e dedicazione, pronta ad ogni suo ordine e desiderio, e sempre entusiasta. Per non far notare la scarsa statura del compagno, non gli stava mai vicino, e aveva la rara abilità di mettersi sempre in modo che non ci si accorgesse della mezza testa di differenza. Anche se era di carattere totalmente fedele, si prestava di buon grado, quando necessario, a far girare la testa ai gonzi che dovevano cadere nella trappola del compagno, usando tutte le arti che aveva imparato dal suo signore e padrone, e anche acquisite prima nella pratica del mestiere che tutti credono il più antico del mondo, col quale per pigrizia e con scarso entusiasmo aveva sopravvissuto prima di conoscere il piccoletto. Circuire il Conte era stato un gioco da bambini, sia per l’abile dialettica di Gigetto, che in un baleno lo aveva coinvolto in mirabolanti affari e speculazioni, sia perché era stramaturo per le deliziose grazie della nuova venuta, che lo faceva sentire improvvisamente “il maschio”, l’unico rimasto sulla terra, in contrasto con la moglie, che invece dimostrava un interesse per la cosa (e per il coso) ormai nullo. Occhiate languide di moglie fedele trascurata, sospiri negli incontri a tu per tu, passeggiate dove ci si poteva incontrare senza essere visti, ma si sa, la società ha cento occhi e mille orecchi e la tresca era già scoperta e commentata prima ancora che succedesse. Quindi … successe, o meglio cominciò a succedere, in maniera delicata e prosaica, dopo una lunga cavalcata in cui Gigetto aveva lasciato soli il pollo e la pollastrella, con la scusa di non sentirsi bene, e tutti sappiamo che era un abilissimo cavaliere, come d’altronde lo era in tutto, e avrebbe potuto cavalcare con febbre a quaranta o dormendo, se questo gli fosse stato in qualche modo vantaggioso. “Non ho mai sentito quello che sento per te”,”non ho mai tradito mio marito”, “non ho dormito pensando a te”, e via discorrendo, un manuale dell’ovvio, di cui Marella sghignazzava nel suo intimo, ma che per il Conte, non particolarmente ironico né critico, era oro colato, e lo trasformarono nello spasimante più cotto e infervorato, come sempre succede in questi casi, con un’autocritica, che se già non era molto acuta, si era ormai totalmente azzerata. L’odore di stalla, alla fine della cavalcata, unito al profumo sensuale della sua compagna, Chanel e sudore, decisamente eccitante e gradevole, gli fece girare la testa e perdere ogni ritegno. Trascinata la bella tra selle e staffe, cercava con impeto di vincere una resistenza già vinta e sempre allerta per il momento giusto di smettere di resistere, che non era ancora giunto. Tra sospiri e baci, spintoni e abbracci, non posso, non voglio, aspetta, stasera, no qui no, si, no, non insistere, ti voglio, mancava solo il “cosa penserai di me” che non si usa più perché troppo logoro, e per quanto tutto fosse scontato, il limite dell’ovvio è sempre meglio non superarlo. Poco abituato a qualcosa che non fosse il tutto subito, il Conte non sapeva come affrontare l’apparente rifiuto, l’ossessivo desiderio frustrato e le promesse di delizie rimandate. Intanto Gigetto preparava le sue speculazioni e chiedeva finanziamenti che, con la testa ormai tutta presa dal desiderio della soave Marella, venivano elargiti senza troppe domande e nessuna risposta. I soldi, infatti, andavano direttamente nelle sue capaci tasche da dove uscivano soltanto per entrare nel suo conto corrente e per le splendide cacce alla volpe e battute e feste date con grande raffinatezza per mantenere fornitissima e rinnovabile la miniera di polli da spennare. Invece per le grazie della divina Marella, il Conte dovette attendere giorno dopo giorno pieno di speranze, carezze e bacetti, e … nulla più. Alcune donne, poche al giorno d’oggi, hanno l’abilità unica di tenere un uomo in mano senza concedersi, e gli uomini ci cascano e finiscono per non pensare ad altro, in un mondo in cui se mai c’è troppa disponibilità femminile per i pochi maschi rimasti. Una razza, si sa, in estinzione. Ma tutto si poteva dire del Conte, meno che non fosse il tipico galletto latino, per cui questa astinenza obbligata da sé stesso (in questi momenti le baliotte compiacenti dei Figli non venivano considerate nemmeno per un rapido sfogo) lo lasciava in uno stato di totale stralunamento, peggiorato dal fatto di non avere niente da fare, anche se ne avesse avuto voglia, che proprio non era il caso. L’unica cosa che avrebbe voluto era lì a due passi, ovviamente disponibile, per ora solo teoricamente, Tantalo certamente soffriva meno. Come successe il fattaccio è sfuggito a tutti, e questa è stata una grossa abilità della nostra coppietta adultera, forse perché tutti credevano che fosse cosa passata da un bel pezzo, ma Gigetto, che ne parlava apertamente, con molta spregiudicatezza e molto spirito, diceva: “Guarda, non ci sono dubbi che è stato dopo, molto dopo di quello che tutti pensano e senza soluzione di continuità.” Il fatto è che successe, non si sa dove né quando. Marella aveva una fragranza naturale decisamente eccitante, che faceva girare la testa andando dalle narici all’inguine in un solo respiro, con reazione immediata e a volte sconveniente di quel benedetto aggeggio che ci riempie spesso di piacere e di guai. Il Conte passò a vivere in uno stato di perenne eccitazione che non si spegneva nemmeno con le rare volte che Marella gli faceva odorare da vicino il suo profumo, contemporaneamente facendolo esplodere in un piacere mai provato, purtroppo effimero e fugace. Post coitum animal semper triste est, dicevano i nostri nonni, il che è un vero peccato, dato il piacere che il tal del coitum ci da. Ma il nostro Conte rimaneva non solo triste, ma anche disperato, confuso, inebetito e con la vaga sensazione di aver sbagliato tutto. Marella scappava subito come una lepre e non si faceva più trovare per alcune ore. Andava a purificarsi e a togliersi le voglie con Gigetto, piccolino ma, si dice, molto efficiente, e molto entusiasta degli effluvi della consorte, una passione che aveva appreso leggendo la storia di un altro famoso piccoletto, che dopo le vittorie campali, godeva quelli delle sue favorite, a cui chiedeva di non lavarsi. Tutto purtroppo ha un fine, e le cose precipitarono quando la Contessa, quella, tanto per intenderci, del pozzo di soldi, si accorse delle grosse somme investite in modo confuso e chiese chiarimenti. Gigetto li diede spiegando la ciarabaccola della filippetta con scanvestimento in oriente, e con un magnifico Discounted Cashflow con Pert Tridinamico, e tutti rimasero momentaneamente zittiti, anche se naturalmente nessuno aveva capito niente. Ma l’episodio bastò a Gigetto per decidere che era giunto il momento di togliere le tende e che il portafoglio, il suo naturalmente, non sarebbe stato più alimentato, un fenomeno estremamente sconveniente per l’impiego del suo tempo, tutto dedito a guadagnare rapidamente e spendere con lo stesso ritmo frenetico. Imballò i suoi averi, vendette a cifre esorbitanti un po’ di superfluo, fece il marito offeso nell’onore, con scenata pubblica a Marella, a cui piaceva da morire essere sgridata davanti a tutti, sentendo in quel posticino recondito e agognato da molti, un piacere che nient’altro riusciva a darle, un finale travolgente e godurioso per il suo Love Affair. Si racconta che Gigetto venne chiamato dal Conte per la restituzione dei prestiti, e proferì una frase rimasta famosa: ”Caro amico, quelli rimangono in pagamento delle belle scopate che ti sei fatto con mia moglie …” pronunciata con voce offesa d’uomo cornuto, di cui poi avrebbe riso con gl’intimi e naturalmente con la bella compagna. Il Conte rimase a succhiarsi il dito, sentendosi fino in fondo molto simile ad un comune animale da cortile. Si guardò nello specchio e fece un apprezzamento poco carino sul proprio conto, che per uno scarso autocritico, era un fatto raro. La baliotta lo consolò rapidamente con toccatine e succhiatine abili e insoddisfacenti per il suo ego tutto rattoppato, ma chi si contenta gode e di sicuro era meglio che niente e forse a guardare bene, meglio delle rare belle scopate che l’affascinante avventuriera gli aveva concesso. Accorgersi che il grande amore di ieri è stato solo un’enorme truffa ha un effetto estremamente depressivo che poco o niente può sanare, salvo il famoso chiodo che scaccia sé stesso. C’è sempre chi sta attento alle buone occasioni, pronto o, nel caso, pronta, ad approfittarne, e così vediamo la nostra amica Marianna sferrare l’attacco per la facile, anzi facilissima preda. Qui sottigliezze, zero: presolo in disparte gli si offri senza tanti preamboli, e in quattro e quattr’otto erano nudi uno sopra l’altra, impegnati a capirsi meglio. Non ci riuscirono. Lei non aveva né l’odore afrodisiaco della bella avventuriera, né le sue doti di farsante incallita, e Lui visto a un centimetro di distanza e ignudo non ci guadagnava di sicuro, per cui fu una cosuccia senza soddisfazione da ambo i lati. Per quanto molti sostengano il contrario, le prime volte, soprattutto se troppo affrettate, sono sempre deludenti e insufficienti, anche se spesso sono accompagnate da grande amore, e qui non era sicuramente il caso. I postumi di un intercourse mal riuscito, sono ancora peggio che niente intercourse, ma per fortuna la storia non fini lì, per la persistenza della nostra tecnica in materia fallica, che non aveva potuto ben valutare l’oggetto del suo occasionale partner. Marianna aveva un visetto schiattante di allegria e la grande arte di saper salvare qualsiasi situazione. Con grande faccia tosta simulò un entusiasmo per la rapida prestazione del Conte con le frasi che tutte le Mamme dovrebbero insegnare alle loro bambine:” Sei così caro, tenero, dolce, eccetera, non ho mai conosciuto un uomo come te”. Che ha sempre un effetto corroborante e digestivo per situazioni imbarazzanti, e gli uomini, si sa, sono gonzi e le prendono sul serio. Inoltre si può dire in tutta tranquillità, perché è sempre vero, nessuno è uguale a nessuno, anche se non è ben questo che si vuole far capire. ” Conosciamoci meglio, ho adorato stare con te, non vedo l’ora di passare una notte abbracciata a te, voglio sentirti di più”, insomma un bel repertorio di seduzione da comare pettegola, imparato per così dire sui banchi di scuola, o col primo svezzamento. Come sempre la via più ovvia è la più sicura e anche qui ebbe risultati fantastici. Con la facilità dei frustrati, il Conte s’infatuò di Marianna, cancellando con un colpo di straccio la bella fuggitiva, anche se il cocente ricordo delle somme evaporate e perse non era altrettanto facile da sostituire, peggiorato ancora dal rimprovero più o meno velato della danarosa consorte, che però non si preoccupava più di tanto perché il salasso la lasciava ancora ricca sfondata. Credo che fosse più per onor di firma e di ripicca per la figura che ci faceva, che per un vero, sentito, rammarico. Non le importava che un marito ormai fuori gioco per lei, facesse gol con un’altra, purché lo facesse con vantaggio per il casato, e possibilmente in trasferta piuttosto che in casa. Per le soluzioni caserecce c’erano le bambinaie, che da sempre servivano anche per l’iniziazione dei giovani figli, una maniera sana di garantire sfoghi senza rischi di scandali e altre conseguenze indesiderate. Essere la favorita è sempre stato il sogno di molte, soprattutto se, come nel caso, il soggetto in questione è anonimo ma tutt’altro che vomitevole, e l’aspetto per una cortigiana è sicuramente un fattore di secondarissima importanza. Marianna decise che se l’era preso e se lo teneva costasse quello che costasse, e costò pochissimo, niente come prendere l’attimo fuggente al tempo giusto. Come arnese, definito giustamente dalla nostra spiritosa amica come “commerciale”, era … normale, ma come prestigio … per quelli che ci tengono … pregevole! Bastava tenere un minimo d’apparenze, e godersi i vantaggi dei suoi favori, che includevano anche l’amicizia stimatissima dell’aristocratica consorte. Con l’aggiunto vantaggio di diventare per tutti più ambita e difficile da raggiungere, il che migliorava non poco la schiera dei classificandi, da allora in poi circoscritti alla serie A degli amici, spesso collaudati in antecedenza da amiche fidate


Added Feb 3, 2014
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Gino Gavazzi istruzioni per l'uso

Indicazioni: Consulenza in campi di tecnologia raffinata e di punta, per aprire nuove strade, analizzando a fondo opportunità di affari, di nuovi prodotti, accordi di Know How, Joint Ventures, organizzazione iniziale, analisi dei principali Esecutivi, ecc.
Presentazione: Parlo e scrivo correntemente in Inglese, Portoghese, Francese e Spagnolo. Ho facile accesso a praticamente a tutti i settori economici in Italia e Brasile (e indirettamente anche in USA, Francia, Inghilterra, Spagna, Germania, Svizzera e molti altri Paesi) dove ho amici e conoscenti in Banche, Industrie, Governo, Agenzie di Pubblicità, Grossi Supermercati, Reti di Distribuzione ecc.
Sono laureato in Ingegneria Industriale Elettrotecnica (Politecnico di Milano).
Ho lavorato alla Pirelli con grande entusiasmo per undici anni in vari settori di produzione e progettazione, in Italia, Brasile e Inghilterra.
Lasciata la Pirelli, ho operato in vari settori: il primo ingrasso intensivo di bestiame in Brasile con soci Cileni, una Ditta di Elettronica e una Ditta di Consulenza Industriale, organizzando soprattutto la fase iniziale di Ditte Italiane in Brasile: la ricerca di Localizzazione, Uffici, Avvocati, Contabilità, terreno, manodopera di alto livello, ecc.
Poi per dieci anni sono stato Presidente della Tecnovidro, fabbrica di tessuti tecnici di fibra di vetro, di cui mi sono occupato quasi dall’inizio e che ho portato subito ad alti utili con uno sviluppo tecnologico acquisito negli USA e in Italia e con visite regolari ai fornitori di Materie Prime e ai miei Concorrenti. La Tecnovidro é stata venduta al mio maggior Cliente, la Norton, della quale sono poi rimasto come Direttore di Tecnologia per tre anni.
Presidente della Lumière, per otto anni. La ditta era in gravi difficoltà finanziarie e malgrado i miei sforzi, é rimasta così come la maggioranza delle Industrie del settore in Brasile negli ultimi anni, a causa dei tassi di interesse assurdi e dalla concorrenza asiatica. Esperienza comunque valida in un campo difficile come é la Moda.
Presidente della Twinco, società brasiliana, ho ripreso negli ultimi anni l’attività di consulenza, tra l’altro istallando in Brasile la nuova fabbrica della Perfetti (Golia, Brooklyn, Daygum, ecc.)
Caratteristiche: Grande capacità di lavorare in qualsiasi condizione, anche sotto pressione, di analizzare situazioni e scoprire subito i punti chiave, di formare Team uniti, motivati e vincenti, di negoziare e andare a fondo in nuovi Campi, di fare contatti a livello mondiale con qualsiasi persona sia necessario (in questo aiutato molto dalle conoscenze famigliari), di sentire settori in crescita o in recessione. Sono totalmente informatizzato e passo al computer buona parte del mio tempo di lavoro.
Controindicazioni: Sono stati riscontrati alcuni casi allergia al mio humor contundente e disinibito. Non so lavorare senza un po’ d’allegria!
Uso raccomandato: Dopo una dose iniziale di contatti quotidiani, mantenere un giorno o due alla settimana secondo necessità per il periodo necessario.
Effetti collaterali: i miei Clienti ottengono soddisfacenti economie e guadagni.
Onorari: Adeguati ai risultati, con un alto success fee.
Dati tecnici: Sono nato il 25 marzo 1938. Sono leale e integro, entusiasta e ottimista, buon ascoltatore, cerco l’opinione altrui, difendo gli assenti, mi concentro in quello che faccio. Sono un Amico affettuoso e fedele, un Padre Padre, quattro figli meravigliosi, intelligenti e sani, che adoro, sono coraggioso, curioso, possibilista, allegro, fautore di sviluppo e crescita. Mi piace la sfida, adoro chi lavora con me, agisco in buona fede, affronto critiche e difficoltà come opportunità di crescita e miglioramento. Sono Pilota di aereo, Golfista, adoro parlare e discutere. Credo in me e credo che tutto quello che si vuole veramente raggiungere, con tenacia e un po’ di fortuna, si può raggiungere.
Sono felicemente sposato da 16 anni con Maria de Fatima, italo-brasiliana, terapista olistica, ottima cantante folk di musica brasiliana, che suona sei strumenti, chitarra, viola portoghese, cavaquinho, mandolino, organetto, tastiera.
Indirizzo: gino_gavazzi@hotmail.com


Added Sep 26, 2013
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La vita è come un’ombra Non si vende non si compra.

“Mi spezzo ma non mi spiego”: quello che dico si spezza in aria e giunge con un senso alterato. Dico la mia verità senza fronzoli, non mi sono mai rassegnato al fatto che la gente crede in ciò che desidera sia vero e non in quello che stai dicendo. Tra gli amici e in famiglia sono il Clown mai il gladiatore, non so litigare, piuttosto mettere tutto in ironia e sarcasmo, cercando sempre il lato comico degli eventi. Questo causa qualche allergia al mio umorismo a volte troppo diretto e incensurato.

Come dice mio cugino Egidio la memoria non è un film, è un cassetto pieno di foto alla rinfusa, qualcuna anche sfuocata e stinta, senza note e senza data, ci pesco solo le mie avventure più allegre e interessanti sperando di essere frainteso divertendo. La realtà è un po’ fantasia, e così vale la pena di essere raccontata. Col tempo si gonfiano le reminiscenze e i ricordi come le ciliegie uno tira l’altro, anche se a differenza delle ciliegie, si accumulano senza cronologia e quindi vado avanti indietro in disordine.

Ho cominciato le mie memorie qualche anno fa, rosicchiandolo fin ora, penso forse sia l’ultimo, mi si aiuti a finirlo, e comincio a ringraziare. Prima me stesso per la residua lucidità alla mia età, e poi Fatima mia meravigliosa moglie, amante e chef, che mi spinge a finirlo per avermi di nuovo presente invece che assorto nei fumi nebbiosi del passato, pieno, secondo lei, di nostalgie che non ho! 


Added Sep 22, 2013
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Strafalcioni di una nostra amica

Era passato sotto le sorche caudine.

I cavalli del palio bardati con baldracche ricamate.

Si era fatto una prostata dentaria.

È venuta un’onda somala.

Stava facendo una prolungata masturbazione sull’Appennino.

All’idraulico: secondo Lei dove mettiamo i genitali in bagno.

Lui lo guardava con gli occhi sbranati.

Napoleone rilegato a Sant’Elena.

Di questo passo andremo alle calandre greche.

Se non è zuppa è can bagnato.

La scopa di vagina.

Latte a lunga conversazione.

La macchia l’abbiamo circoncisa.

Ha istallato l’antenna paranoica.

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Un style tout à fait à part qui sort de l'ordinaire .


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Eine Sensationelle Neuentdeckung des Schönen Bravo Gino!


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Mi piace, bella !


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Bravissimo !


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Mi piace vostra fantasia umoristica ……Un bollo di riso …..!


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Bravo!!!


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Un style superbe. Bravo Gino


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New Orleans Jazz - Painting, 14x11 in ©2013 by Allegretto - Music, jazz, musicians, music, abstract, contemporary, musical, blues, bass, bass player, guitar, guitar player, chitarra, chitarrista, modern art

Sei molto brava, se passi da Camerano AN vieni a trovarci!


Gino Gavazzi Portrait Gino Gavazzi Follow is now following jack mast !

Allegretto Portrait Allegretto Follow has posted a new comment
© by Gino Gavazzi
Sculpittura Da scultura Borsa di MIlano - Sculpture ©2014 by Gino Gavazzi - Pop Art, pop-art-615, Wood, Comics

Bravo! Complimenti!!!


Khadija Sadek Moudafi Portrait Khadija Sadek Moudafi Follow has posted a new comment
© by Gino Gavazzi
Slice - Painting ©2014 by Gino Gavazzi - Sports

VERY GOOD WORK...! BRAVO Gino...!


Elen Ruzh Portrait Elen Ruzh Follow has posted a new comment
15.8x11.8 in © by Gino Gavazzi
Floricta - Painting, 15.8x11.8 in ©2013 by Gino Gavazzi -

Super!


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cristina Portrait cristina Follow has posted a new comment