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Valentina Majer è laureata in lettere e specializzata in storia dell’arte, vive e lavora a Roma combinando la sua attività artistica con quella di insegnante e guida turistica. Scrive per l’Aperitivo Illustrato Magazine e ha ricevuto diversi riconoscimenti per le opere dedicate al tema del “riciclo” tra cui il “Premio Roma “ e “Il Premio Nazionale Riciclarte città di Bresso” ed è presente nel gruppo di artisti di www. riciclarte.it.
Il riutilizzo di materiali poveri è sempre stato centrale nel suo lavoro, la sua ricerca nasce infatti dall’osservazione dello spazio urbano, dei segnali comunicativi del mondo giovanile, dei materiali, e del senso del tempo che scaturisce dalle cose abbandonate. Esplora attraverso le sue opere spazi come industrie, periferie, luoghi chiusi dove si accumulano i graffiti, segno del riappropriarsi dell’uomo dell’urbanità o dimensioni aliene. Affascinata dalla forza comunicativa del graffito come forma primitiva e autentica di espressione realizza i “graffiti su carta”, dove il muro viene trasportato a pastello e tecnica mista su carta da spolvero. E nelle tele oltre che nelle sculture che l’artista recupera i materiali abbandonati dandone un nuovo senso estetico: molti lavori sono realizzati con frammenti di carta, giornali e stracci; combinati con l’uso delle polveri edilizie, quali cemento e malta.
La medesima tecnica viene adoperata anche per le piccole sculture; oggetti abbandonati o libri usati che vengono plasmati con impasti di calce e cemento per acquistare una nuova forma e veicolare un messaggio universale: la materia è il punto di partenza. Al giorno d’oggi, in una realtà dove il nostro progresso ci ha reso ancora più instabili, i materiali semplici sono un punto di riferimento; sono spirito nella loro povertà, racchiudono il segno dell’uomo che li ha manipolati e poi gettati. Nelle ultime tele l’artista ritorna alla figurazione reinventando la tecnica del collage, combinando manifesti strappati e riviste con smalti e pittura acrilica. Il collage, e quindi il “frammento lacerato”, sono un simbolo di una realtà percepita attraverso immagini veloci, dissonanti e disorganiche, estremamente diverse tra loro, parte del grande mosaico contemporaneo.

Valentina Majer