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Garbuio Giovanna

Giovanna Garbuio
it Italia

Giovanna Garbuio è nata a Trieste il 13 settembre 1967 (sotto il segno della vergine ascendente cavallo rosso) da genitori veneti, regione alla quale fa ritorno dopo pochi mesi di ossigenazione marina. Subisce da subito il forte fascino di Topolino, Mafalda, Mordillo e Asterix il Gallico.
Cerca soluzioni per una vita al di là della banalità, (parola e concetto che ODIA tanto da cancellarlo dal suo dizionario) organizzando uno sciopero con sit-in all’asilo, repentinamente fatto rientrare nei ranghi dalla sua mamma Generale Katerina!!!
Prosegue gli studi alla scuola elementare statale di Guarda Alta, senza riuscire mai aprendere tutti 10 in pagella, per frequentare poi la scuola media Statale Dante Allighieri di Montebelluna, raggiungendo la licenza media nei canonici tre anni.
Consegue la maturità (si fa per dire) al Liceo Classico Manara Valgimigli di Montebelluna (TV) nel 1986 e dallo stesso anno frequenta l’ambiente poco convenzionale della facoltà di architettura di Venezia (IUAV), dove si laurea nel 1993 senza calcio e senza lode.
Intraprende la dura strada della professione di Architetto, ma sempre con lo spirito immerso nella realtà colorata dei cartoons!
Nel 1995 si sposa con il coloratissimo Lori.
Negli anni mettono al mondo tre terribili bambini anch’essi Policolor.
Il suo ottimismo è l’ingrediente principale dei suoi quadri fatti di pensieri colorati, realizzati sempre un po’ per gioco un po’ per scherzo, con l’intento di portare nella quotidianità un po’ della spensieratezza e dell’irresponsabilità dei cartoons!
I suoi scarabocchi non sono altro che un pasticcio tra personaggi naïf e pop art dissacrante immersi in una fantasia è sfrenata e scoppiettante la semplicità e il colore sono gli ingredienti principali.
…Ah dimenticavo: a 40 anni suonati il suo eroe preferito è sempre Paperinik; crede ancora fermamente nell’esistenza di Babbo Natale e quello che è più incredibile crede ancora nella buona fede dell’umanità e che in fondo tutto sia possibile. Soprattutto resta convintissima che …”ridere fa buon sangue” e fa venire meno rughe del broncio!!



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CENNI BIOGRAFICI  GIOVANNA GARBUIO

CENNI BIOGRAFICI GIOVANNA GARBUIO

Giovanna Garbuio è nata a Trieste il 13 settembre 1967 (sotto il segno della vergine ascendente cavallo rosso) da genitori veneti, regione alla quale fa ritorno dopo pochi mesi di ossigenazione marina. Subisce da subito il forte fascino di Topolino, Mafalda, Mordillo e Asterix il Gallico.
Cerca soluzioni per una vita al di là della banalità, (parola e concetto che ODIA tanto da cancellarlo dal suo dizionario) organizzando uno sciopero con sit-in all’asilo, repentinamente fatto rientrare nei ranghi dalla sua mamma Generale Katerina!!!
Prosegue gli studi alla scuola elementare statale di Guarda Alta, senza riuscire mai aprendere tutti 10 in pagella, per frequentare poi la scuola media Statale Dante Allighieri di Montebelluna, raggiungendo la licenza media nei canonici tre anni.
Consegue la maturità (si fa per dire) al Liceo Classico Manara Valgimigli di Montebelluna (TV) nel 1986 e dallo stesso anno frequenta l’ambiente poco convenzionale della facoltà di architettura di Venezia (IUAV), dove si laurea nel 1993 senza calcio e senza lode.
Intraprende la dura strada della professione di Architetto, ma sempre con lo spirito immerso nella realtà colorata dei cartoons!
Nel 1995 si sposa con il coloratissimo Lori.
Negli anni mettono al mondo tre terribili bambini anch’essi Policolor.
Il suo ottimismo è l’ingrediente principale dei suoi quadri fatti di pensieri colorati, realizzati sempre un po’ per gioco un po’ per scherzo, con l’intento di portare nella quotidianità un po’ della spensieratezza e dell’irresponsabilità dei cartoons!
I suoi scarabocchi non sono altro che un pasticcio tra personaggi naïf e pop art dissacrante immersi in una fantasia è sfrenata e scoppiettante la semplicità e il colore sono gli ingredienti principali.
…Ah dimenticavo: a 40 anni suonati il suo eroe preferito è sempre Paperinik; crede ancora fermamente nell’esistenza di Babbo Natale e quello che è più incredibile crede ancora nella buona fede dell’umanità e che in fondo tutto sia possibile. Soprattutto resta convintissima che …”ridere fa buon sangue” e fa venire meno rughe del broncio!!

HO IMPARATO CHE… (Paulo Coelho)


- Ho imparato che ignorare i fatti non cambia i fatti.

- Ho imparato che quando vuoi vendicarti di qualcuno lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.

- Ho imparato che l'amore, non il tempo guarisce le ferite.

- Ho imparato... Che il modo più facile per crescere come persona è circondarmi di persone più intelligenti di me.

- Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un'altra parte.

- Ho imparato che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.

- Ho imparato che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno ti ha agganciato per la vita.

- Ho imparato che è meglio dare consigli solo in due circostanze: quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

- Ho imparato che quando sei innamorato, si vede.

- Ho imparato che appena una persona mi dice, "mi hai reso felice! ", ti rende felice.

- Ho imparato che essere gentili è più importante dell'aver ragione.

- Ho imparato che non importa quanto la vita richieda che tu sia serio... Ognuno ha bisogno di un amico con cui divertirsi.

- Ho imparato che la vita è come un rotolo di carta igienica... Più ti avvicini alla fine, più velocemente va via.

- Ho imparato che dovremmo essere contenti per il fatto che Dio non ci dà tutto quel che gli chiediamo.

- Ho imparato che i soldi non possono acquistare la classe.

- Ho imparato che sono i piccoli avvenimenti giornalieri a fare la vita così spettacolare.

- Ho imparato che sotto il duro guscio di ognuno c'è qualcuno che vuole essere apprezzato e amato.

- Ho imparato che ogni persona che incontri merita d'essere salutata con un sorriso.

- Ho imparato che non c'è niente di più dolce che dormire coi tuoi bambini e sentire il loro respiro sulle tue guance.

- Ho imparato che nessuno è perfetto, fino a quando non te ne innamori.

- Ho imparato che le opportunità non si perdono mai, qualcuno sfrutterà quelle che hai perso tu.

- Ho imparato che desidererei aver detto una volta in più a mio padre che lo amavo, prima che se ne andasse, ma adesso è troppo tardi.

- Ho imparato che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.

- Ho imparato che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi momenti per distruggerla.

- Ho imparato che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.

- Ho imparato che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.

- Ho imparato che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.

- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.

- Ho imparato che la pazienza richiede molta pratica.

- Ho imparato che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.

- Ho imparato che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.

- Ho imparato che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.

- Ho imparato che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.

- Ho imparato che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.

- Ho imparato che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.

- Ho imparato che le apparenze, possono ingannare.

- Ho imparato che bisogna cercare quello che fa sorridere il tuo cuore.

- Ho imparato che bisogna mettersi sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.

- Ho imparato che le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

Lavora come se non avessi bisogno dei soldi

ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire

balla come se nessuno ti stesse guardando

canta come se nessuno ti stesse sentendo.

Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange".


(Paulo Coelho)











CHI E’ DIO?

L’altra sera alla riunione del catechismo di Ale hanno posto questa domanda: “CHI E’ DIO PER TE?”

Da allora continuo a rifletterci.
Io ho in mente un idea abbastanza chiara della risposta, ma mi sono resa conto che non mi è così facile esporla verbalmente, e così ho deciso di provare a scriverlo! E’ un modo più semplice anche per ragionarci profondamente.

Io ho tre convinzioni riguardo Dio e sono:

1) Dio è un’ entità talmente grande, potente e al di sopra di ogni cosa conoscibile, che noi uomini non potremo mai arrivare a comprendere che l’infinitesima parte della sua Essenza.
2) Le religioni non hanno quasi niente a che vedere con Dio, sono tutte delle invenzioni umane.
3) Quando non sarò più in grado di andare avanti con le mie forze, ci sarà sempre qualcuno che mi ama così tanto da prendermi in braccio e fare lui la strada al posto mio.

“Ha Dio volontà di impedire il male, ma non può farlo? Allora non è onnipotente. Ne ha il potere ma non la volontà? Allora è maligno. Ne ha ad un tempo la volontà e il potere? Allora di dove viene il male?” (EPICURO)

Epicuro dice davvero una grande verità valutata dal punto di vista razionale umano, ma credo che in questa affermazione, non si tenga conto di un particolare fondamentale: la nostra umanità appunto! L’uomo è un essere limitato, Dio no!
Credo che la spiegazione stia tutta qui.
Non possiamo pretendere di comprendere Dio con la nostra umile testolina. E’ troppo al di fuori della nostra portata!

Agostino, famoso per la sua cultura e considerato un grande sapiente e un fine teologo, camminava lungo la spiaggia, quando vide un bambino intento a scavare una buca, e si fermò ad osservarlo. Il fanciullo correva verso il mare e, con una conchiglia, raccoglieva l'acqua per portarla fino alla buca, dove la versava. Guardava per un poco nella buca, quindi ripartiva correndo verso il mare, prendeva ancora un po' d'acqua e la portava alla buca nella sabbia, per versarla. Dopo aver osservato diverse volte la ripetizione di questa scena, Agostino si avvicinò al bambino e chiese: "Cosa stai facendo?". Il piccolo rispose: "Voglio mettere tutta l'acqua del mare dentro la buca che ho scavato!". L'uomo, divertito e con aria di sufficienza bonaria, replicò: "Ma non vedi che l'acqua viene assorbita e sparisce poco dopo che l'hai versata? E come può quel mare immenso che vedi entrare in una buca così piccola come quella che hai scavato?". Il bimbo lo fissò e tacque alcuni istanti. Poi replicò:"Io non posso svuotare il mare e farlo entrare in questa buca?
E tu, come puoi pensare di comprendere, nella tua piccola intelligenza, la grandezza di Dio che è infinitamente più grande del mare?". Il grande pensatore chinò il capo, umiliato, e dopo alcuni istanti lo rialzò commosso.

Senonchè, secondo diversi esperti di parabole e leggende a quanto sembra le cose non sarebbero andate così come le abbiamo raccontate, perché, prima che l’angelo sparisse, il Santo aveva potuto a sua volta replicare che la risposta non lo convinceva, che se l’uomo non aveva ricevuto una mente sufficientemente potente da capire il mistero divino, la colpa sarebbe da imputare a Dio, che non aveva appunto voluto che i suoi misteri fossero compresi dall’uomo.

“Perché Dio non vuole essere capito?” avrebbe domandato il Santo al pargolo divenuto improvvisamente pensieroso.

“Te lo dimostro subito” rispose il bambino dopo un momento di perplessità e così, mentre parlava, con la conchiglia divenuta improvvisamente grandissima e mostruosa, in un sol colpo raccolse l’acqua del mare, prosciugandolo, e la pose nella buca, che si allargò a dismisura fino ad inghiottire il mondo.

A quella vista il Santo si svegliò con le lacrime agli occhi e capì.

“AMA E FA Ciò CHE VUOI!” (S. AGOSTINO)

Non si può giungere a Dio ragionando sull’uomo o in modo umano, possiamo solo ottenere il fine di plasmarci un dio a nostra immagine e somiglianza (come l’uomo ha fatto dalla notte dei tempi), riuscendo solo a mettere in ombra ai nostri occhi la sua luce. Qualsiasi elucubrazione del cervello umano invece di aggiungere una briciola alla conoscenza di dio toglierebbe una quantità al nostro livello di comprensione.

Dio è senz’altro indefinibile, incomprensibile e pertanto incomunicabile a parole, immagini o qualunque altro tipo di esternazione umana.

Pertanto ogni azione o situazione che pretenda di fare qualcosa del genere, non può che essere considerata un abuso.
E’ senz’altro un abuso considerare Dio responsabile del male quale suo creatore. Nello stesso tempo è un abuso negare la sua esistenza perché il male esiste o per il fatto che Dio non è visibile e non interviene direttamente per evitare le disgrazie, magari sovvertendo le regole della natura. Noi non siamo in grado di comprendere i perché o i meccanismi alla base.


Un abuso è senza ombra di dubbio non riconoscere come “figlio di Dio” o come fratello chi la pensa in modo differente; e di conseguenza è un abuso pretendere di convincere, magari anche con la forza, altri a pensarla a nostro modo, nel nome di Dio. Non possiamo pensare Dio, siamo troppo piccoli e pertanto non possiamo nemmeno costringere altri a pensare dio come ce lo figuriamo noi. Sarebbe una forzatura.
Senz’altro è un abuso ottenere potere in suo nome, sostenendo che tale potere o tale sapere vengono da Dio.
E’ decisamente un abuso, anzi un sopruso, sostenere che uccisioni, violenze, privazioni, sopressioni siano fatte per volere di Dio.
Qualunque utilizzo del nome di Dio venga fatto in chiave umana, risulterà comunque un abuso.
Non possiamo nemmeno sperare di arrivare con il ragionamento a sostenere se dio esiste o non esiste. Dio non è una “cosa” terrena, limitata o limitabile con il pensiero o con la razionalità antropomorfa.

Il mio papà ha scritto sul suo testamento più o meno: “ …spero di rivedervi presto, ma dato che spazio e tempo sono relativi, fate pure con comodo…”
Siamo arrivati perfino a capire questo: come l’universo è infinito così probabilmente lo sono le dimensioni diverse dalla nostra …come possiamo pretendere di limitare il Dio dell nostro universo infinito e degli infiniti universi paralleli, nella sepur grandissima e intelligentissima razionalità umana?

Albert Einstein rifiutò l’immagine tradizionale di un dio personale che si occupa delle nostre vite, che ci giudica alla morte, che interviene nella sovversione delle leggi naturali da lui create con i miracoli, risponde alle nostre preghiere e così via.
Egli credeva in un Dio la cui natura razionale è espressa agli occhi dell’uomo nell’universo.
Io mi ritrovo davvero tantissimo in questa visione di Dio “super partes”:

L’esperienza più bella e profonda che un uomo possa avere è il senso del mistero: è sentire che dietro qualsiasi cosa che possa essere sperimentata c’è qualcosa che la nostra mente non può cogliere del tutto e la cui bellezza e sublimità ci raggiunge solo indirettamente, come un debole riflesso.
A me basta la meraviglia i questi segreti e tentare umilmente di cogliere con la mia mente una semplice immagine della sublime struttura di tutto ciò che è lì presente. (Albert Einstein)

Attraverso la conoscenza, la scienza consegna un’emancipazione di vasta portata dai ceppi delle speranze e dei desideri personali e con ciò perviene a quell’atteggiamento di umiltà mentale verso la grandezza della ragione incarnata nell’esistenza e che nei suoi recessi, è inaccessibile all’uomo.
E così ho l’impressione non solo che purifichi l’impulso religioso dalle scorie del suo antropomorfismo, ma contribuisca altresì ad una spiritualizzazione religiosa della nostra comprensione della vita. (Albert Einstein)

E ancora dichiara:

La mia religione consiste in una umile ammirazione dell’universo dell’illimitato e superiore, come si rivela in un universo incomprensibile. (Albert Einstein)

E ancora:

E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico un po’ delicato si trova la convinzione che il mondo è fondato sulla ragione e pertanto può essere compreso. Questa convinzione legata al sentimento profondo dell’esistenza di una mente superiore e incomprensibile in toto, che si manifesta in modo conoscibile nel mondo dell’esperienza, costituisce per me l’idea di Dio. (Albert Einstein)

Quindi risulta che il nostro mondo, quello conoscibile, la realtà umana e terrena, è il relativo e qui siamo e qui restiamo.
Tuttavia questo non significa che non esista una sfera dell’assoluto. Una Verità, un Amore assoluto c’è, anche se non siamo in grado di conoscerlo e di comprenderne meccanismi e ragioni, di intenderne la realtà fisica o metafisica, di contemplare la sua natura ragionevole o empirica. Probabilmente l’inaccessibilità e l’impossibilità di comprenderlo e definirlo completamente, giustifica tutti i nostri sforzi per raggiungere Dio.
E quindi se Dio è l’assoluto, non può essere il relativo a cui tutte le religioni (escluso forse il biddhismao, che per altro non è una religione) lo hanno sempre ridotto applicandogli varie sembianze antropomorfe, che rispecchiano i nostri desideri, i nostri pensieri, i nostri sentimenti e soprattutto i nostri timori e le nostre paure, rendendolo simile a noi ….al massimo dotato di qualche superpotere.

Ci rimane una sola vera possibilità: si può cogliere Dio solo attraverso l’amore.
L’infinita varietà delle forme d’amore, l’incalcolabile quantità di amore e l’enorme numero di modalità di esprimerlo di cui il piccolo cuore dell’uomo è capace sono l’unica strada per avvicinarci alla sua realtà.
Quindi se vogliamo comprendere qualche infinitesima parte della Sua essenza dobbiamo amare, così che gli altri sentano la sua presenza attraverso il nostro amore e noi amando possiamo intuire la sua grandezza, riuscendo così a percepire qualche piccolissima parte della Sua sostanza.

Il mio Dio non risiede in cielo. Egli deve realizzarsi sulla terra. Egli è qui, con voi e con me. E’ onnipotente e onnipresente. Non c’è bisogno di pensare la mondo dell’aldilà. Se possiamo fare il nostro dovere qui, l’aldilà si prenderà cura di sé stesso. (GANDHI)

Dio è Verità e Amore; Dio è Moralità ed Etica; Dio è Scienza e Conoscenza; Dio è Coraggio e Altruismo; Dio è Luce ed Energia; Dio è Coscienza; Egli è personale per chi ha bisogno della sua presenza intima, è assoluto per chi ha necessità di leggi universali. E’ oggettivo e allo stesso tempo soggettivo. E’ tutto e il contrario di tutto. E’ l’essenza più pura e l’incarnato più terreno per chi ha bisogno di essere sfiorato dalla sua mano. Dio è Vita! Ma Dio è al di là, è oltre e al di sopra di tutte queste cose!

E allora perché esiste il male? Dio è maligno? Non è onnipotente? Il male è una punizione di un Dio vendicativo? E’ il modo dimeterci alla prova di un Dio Sadico? In realtà tutte queste caratteristiche sono ancora una volto caratteristiche umane!
Se così fosse non avrebbe più alcun senso quanto sostenuto fin’ora e soprattutto non avrebbe alcun senso nulla!
Non avrebbero più senso i sorrisi, i tramonti, il cielo stellato, le giornate di sole, il vento caldo, l’aria fresca, gli abbracci, le confidenze, le coccole, tutto l’amore di cui ogni più piccolo essere umano è capace nel suo limitato cuore.

La risposta che mi è piaciuta di più è ancora una volta quella del Mahatma Gandhi:

Se c’è il bene deve per forza esserci anche il male, proprio come dove c’è a luce c’è anche oscurità. Ma questo è vero solo per quanto riguarda noi mortali. Agli occhi di dio non c’è nessun bene e nessun male. Possiamo parlare della sua legge in termini umani, ma il nostro linguaggio non è quello di Dio. (GANDHI)

E questo è perfettamente in linea con quanto citato poco prima, non sta a noi occuparci delle cose dell’aldilà, come possiamo essere così presuntuosi da credere di poter parlare e capire il linguaggio di Dio?

Anche il grande Albert Einstein era arrivato alla stessa intuizione del Mahatma anche se partendo da un approccio più scientifico:

Durante una lezione, un professore lanciò una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:
“Dio creò tutto quello che esiste? “ ”Un alunno rispose con coraggio:” Sì, Lui creò tutto… “
“Realmente Dio creò tutto quello che esiste?” domandò di nuovo il maestro.
Sì signore, rispose il giovane.
Il professore rispose: “Se Dio ha creato tutto quello che esiste, Dio ha fatto anche il male, visto che esiste il male! E se stabiliamo che le nostre azioni sono un riflesso di noi stessi, Dio è cattivo!”
Il giovane ammutolì di fronte alla risposta del maestro, inorgoglito per aver dimostrato, ancora un volta, che la fede era un mito.
Un altro studente alzò la mano e disse: “Posso farle una domanda, professore?”
“Logico, fu la risposta del professore.
Il giovane si alzò e chiese:” Professore, il freddo esiste?”
“Però che domanda è questa?… Logico che esiste, o per caso non hai mai sentito freddo?”
Il ragazzo rispose: “ In realtà, signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della Fisica, quello che consideriamo freddo, in realtà è l’assenza di calore. Ogni corpo o oggetto lo si può studiare quando possiede o trasmette energia; il calore è quello che permette al corpo di trattenere o trasmettere energia. Lo zero assoluto è l’assenza totale di calore; tutti i corpi rimangono inerti, incapaci di reagire, però il freddo non esiste. Abbiamo creato questa definizione per descrivere come ci sentiamo quando non abbiamo calore ”.
“E,… esiste l’oscurità?”, continuò lo studente. Il professore rispose: “Esiste”.
Il ragazzo rispose: “Neppure l’oscurità esiste. L’oscurità, in realtà, è l’assenza di luce. La luce la possiamo studiare, l’oscurità, no! Attraverso il prisma di Nichols, si può scomporre la luce bianca nei suoi vari colori, con le sue differenti lunghezze d’onda. L’oscurità, no!… Come si può conoscere il grado di oscurità in un determinato spazio? In base alla quantità di luce presente in quello spazio. L’oscurità è una definizione usata dall’uomo per descrivere il grado di buio quando non c’è luce”. Per concludere, il giovane chiese al professore: “Signore, il male esiste?”
E il professore rispose: “Come ho affermato all’inizio, vediamo stupri, crimini, violenza in tutto il mondo. Quelle cose sono del male”
Lo studente rispose: “ Il male non esiste, Professore, o per lo meno non esiste da se stesso. Il male è semplicemente l’assenza di bene… Conformemente ai casi anteriori, il male è una definizione che l’uomo ha inventato per descrivere l’assenza di Dio. Dio non creò il male...
Il male è il risultato dell’assenza di Dio nel cuore degli esseri umani. Lo stesso succede con il freddo, quando non c’è calore, o con l’oscurità, quando non c’è luce“.
Il giovane fu applaudito da tutti in piedi, e il maestro, scuotendo la testa, rimase in silenzio.
Il rettore dell’Università, che era presente, si diresse verso il giovane studente e gli domandò: “Qual è il tuo nome?” La risposta fu: “Mi chiamo Albert Einstein”.

Dio è AMORE e l’unico modo per conoscerlo ed accettarlo è amare… anche inconsapevolmente.
Dio si può cogliere in infiniti modi, che non hanno nulla a che fare con il pensiero o con la razionalità.
Si può cogliere con l’istinto, con l’intuizione, con la percezione, con la meraviglia, con lo stupore, con la concentrazione, con la meditazione e perché no con la distrazione, con la svagatezza, con l’evasione. Tutte emozioni o stati d’animo assolutamente personali e non trasmissibili e tanto meno imparabili.

E se è vero tutto questo (ed è vero!!), se dio è amore…

ORME SULLA SABBIA (Margaret Fishback Powers)

Questa notte ho fatto un sogno, ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore e sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita, apparivano due file di orme sulla sabbia: una mia e una del Signore.
Così sono andato avanti, finché tutti i miei giorni si sono esauriti.
Allora mi sono fermato guardando indietro, Ho notato che in certi punti c'era solo una fila di orme... Ho visto che questo si era verificato nei momenti più bui della mia vita; i giorni di maggior angustia, di maggiore paura e di maggior dolore.
Ho domandato, allora: "Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita, perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?".
Ed il Signore rispose: "Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato con te e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo. Eri tu a non accorgerti più della mia presenza, ma io sono rimasto sempre con te. I giorni in cui tu hai visto solo una fila di orme sulla sabbia, sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio".


Sono convintissima che la verità sia questa: Dio ci ama! Ci ama tutti indistintamente. All’occorrenza prende in braccio chi ne ha bisogno.
Noi non possiamo capire Dio, non possiamo comprendere il suo motore e le sue ragioni, ma possiamo fidarci e affidarci.
Se sarà necessario ci prenderà in braccio. Noi non ce ne accorgeremo, ma questo non sarà importante; troveremo la forza per rimetterci in piedi e continuare il cammino al suo fianco!


Dio non gioca a dadi (Albert Einstein)

L’egoismo è la causa del dolore (Buddha)



Una vecchia leggenda Indù racconta che vi fu un tempo in cui tutti gli uomini erano dei.
Essi però abusarono talmente della loro divinità, che Brahma Signore degli dei, decise di privarli del potere divino e decise di nasconderlo in un posto, dove fosse impossibile trovarlo.

Il grande problema fu dunque quello di trovare un nascondiglio.
Quando gli dei minori furono riuniti a consiglio per risolvere questo dilemma, essi proposero la cosa seguente: "Sotterriamo la divinità dell'uomo nella terra".

Brahma tuttavia rispose: '"No, non basta perchè l'uomo scaverà e la ritroverà".

Gli dei allora replicarono: '"In tal caso, gettiamo la divinità nel più profondo degli oceani".

E di nuovo Brahma rispose '"No, perchè prima o poi l'uomo esplorerà le cavità di tutti gli oceani e sicuramente un giorno la ritroverà e la riporterà in superficie".

Gli dei minori conclusero allora: '"Non sappiamo dove nasconderla, perchè non sembra esistere sulla terra o in mare luogo alcuno che l'uomo non possa una volta raggiungere".

E fu così che Brahma disse: '"Ecco ciò che faremo della divinità dell'uomo.
La nasconderemo nel suo io più profondo e segreto, perchè è il solo posto, dove non gli verrà mai in mente di cercarla".

A partire da quel tempo l'uomo ha compiuto il periplo della terra, ha esplorato, scalato montagne, scavato la terra e si è immerso nei mari alla ricerca di qualcosa che si trova dentro di lui













IL VALORE DI UN SORRISO - P. Faber

Un sorriso non costa nulla e produce molto.
Donare un sorriso
Rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
Senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
Ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
Da poterne fare a meno
Né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia,
Da sostegno nel lavoro
Ed segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
Rinnova il coraggio nelle prove,
E nella tristezza è consolazione.
Rinnova il coraggio
Poiché è l’antidoto naturale alle nostre pene.
E’ un bene che non si può comprare,
né prestare, né rubare,
poiché ha valore nell’istante in cui esiste.
E poi se incontri chi non te lo offre,
Sii generoso e porgigli il tuo:
Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
Come colui che non sa regalarlo.



TROVA IL TEMPO (Madre Teresa)

Trova i tempo di pensare
Trova il tempo di ridere
E’ la fonte del potere
E’ il più grande potere sulla terra
E’ la musica dell’anima.









L’IMPORTANZA DI RIDERE


Al giorno d’oggi non è sempre facile ridere: lo stress il degrado della qualità della vita del nostro tempo, le difficoltà di relazione, ci spingono ad optare per un tipo di esistenza il più delle volte insalubre, sia dal punto di vista fisico che mentale. Tutto questo spesso ci porta ad incappare in danni fisici, psichici e sempre più sovente psicosomatici.
Il pericolo è quello di smarrirsi e di ritrovarci nostro malgrado ad accettare troppi compromessi nel nome di un bene maggiore, nella speranza di recuperare quei noi stessi autentici, che anche qualora riusciamo a riacciuffare per i capelli risultano essere solo l’ombra di ciò che ricordavamo.

…ma l'unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
il profumo dei fiori, l'odore della città,
il suono dei motorini, il sapore della pizza,
le lacrime di una mamma, le idee di uno studente,
gli incroci possibili in una piazza,
di stare con le antenne alzate verso il cielo…
(JOVANOTTI)

Quindi nonostante l’apparente equilibrio che manifestiamo, il conto ci viene presentato in forma di disagio esistenziale e in solitudine dell’anima.
In realtà però la cura è semplicissima e a portata di tutti.

FACCIAMOCI SEMPRE Più SPESSO UNA BELLA RISATA!!!!

“Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo” (JOVANOTTI)

RISO (Ridere) : Il riso è una reazione di carattere nervoso che si manifesta, nel comportamento umano, in più contesti.

In genere, si tratta di una risposta emotiva di fronte all'esperienza del comico, o a sensazioni intense di allegria, piacere, benessere, ottimismo. Tuttavia, la risata può anche avere il ruolo di sfogo di emozioni di segno opposto, come la tristezza e la rabbia (in tal caso, nel linguaggio comune, si parla di risata nervosa). Ci sono anche cause fisiche che possono stimolare la risata a prescindere da qualunque contesto emotivo: per esempio il solletico o l'inalazione di ossido di diazoto (detto proprio per questo motivo "gas esilarante").

Il fenomeno della risata si presenta come una modificazione del ritmo respiratorio, sospensione dell'aspirazione, scosse che si ripercuotono nella gola, contrazioni concatenata di molti muscoli (in particolare facciali e addominali), scopertura dei denti, e talvolta lacrimazione.

Il riso è una manifestazione tipicamente umana, non presente negli animali, che fin dall'antichità ha sollevato interrogativi concettuali di natura filosofica, psicologica, fisiologica, comportamentale, e così via.
(tratto da Wikipedia)


Un’altra delle poche convinzioni che mi accompagnano stabilmente da una quarantina d’anni è : CHI NON HA SENSO DELL’UMORISMO è POCO INTELLIGENTE!!


L’umorismo ha un’importanza fondamentale per l’equilibrio di ogni essere umano. Il senso dell’umorismo e l’ironia sono l’arma cha abbiamo per attirarci quanto di meglio possa esserci nel mondo conosciuto.
Ironia e autoironia soprattutto, ti permettono di vivere in serenità con gli altri e quello che più conta con te stesso.

MAI PRENDERE TROPPO SUL SRIO SE STESSI E CIò CHE CI ACCADE!!

Tramite il senso dell’umorismo in generale diventa possibile attuare una costante rielaborazione degli accadimenti, rivalutandone positivamente le relative emozioni.
Ridiamo (è importante sempre farlo con stile e intelligenza) per sdrammatizzare, per smitizzare la tristezza, la malinconia, l’infelicità, il dispiacere, l’angoscia, la delusione o anche la semplice noia che alcune circostanze ci procurano.

In sintesi: E’ SEMPRE QUASTIONE DI ATTEGGIAMENTO!

Si tratta in sostanza di vedere il famoso bicchiere mezzo pieno e di metabolizzare il detto che sostiene che: Il peggio non è mai morto!

Pertanto ogni volta che ci coinvolgono situazioni negative dobbiamo fare mente locale e pensare che sempre, per ogni contingnza anche la più nefasta: C’E’ DI PEGGIO!!! Quindi in fin dei conti ci è andata sempre bene!

Il mio papà diceva sempre: “per fortuna che non era forcelluto” come disse quel tale che si portò via un occhio con un ramo.

In generale si può affermare che l’uso dell’umorismo facilita la creazione di un clima gradevole in ogni ambiente (che diviene automaticamente più produttivo) perché si scaricano le pressioni e le tensioni presenti e latenti.

Ma non tutti purtroppo siamo dotati di senso dell’umorismo (appunto ci sono molti cretini!)

Per inciso, per me non c’è niente di peggio di chi risponde seriamente ad una battuta. E’ la situazione imbarazzante per antonomasia!!

Chi ha la sfortuna di nascere senza il sesto senso cerca in linea di massima di sostituirlo con il “sarcasmo” (pessima idea!!!).
Anche l’ironia senza senso dell’umorismo rimane scialba nella migliore delle ipotesi oppure diviene in escalation inopportuna, esagerata, irritante fino alla tragedia dell’ironia aggressiva e acida che si trasforma in polemica per degenerare nel deleterio sarcasmo.

Ma non disperiamo per le persone dotate di elasticità mentale sufficiente (l’eccezione che conferma la regola: chi non ha senso dell’umorismo è un imbecille!), anche il senso dell’umorismo si può acquisire (conoscerei un paio di ottimi insegnanti)!

L’umorismo e l’ironia sono una sorta di filtro delle emozioni immediate e sono una forma di intelligenza e saggezza antica.
L’umorismo è una caratteristica propria delle menti sottili e allenate a pensare e riflettere e soprattutto, quello genuino, quello che fa davvero ridere, è sempre generato da sentimenti positivi.
Se alla base della battuta ci sono sentimenti negativi si può parlare solo di sarcasmo ( e torniamo alla sfera del bicchiere mezzo vuoto). Il sarcasmo spesso è causa di vere degenerazioni dell’ambiente sociale in cui si manifesta. Chi si dà da fare per mettere in ridicolo gli altri forzatamente rende spesso sterili i rapporti umani, perdendo lui stesso per primo dignità e credibilità (e soprattutto ricordiamo che chi è sarcastico è spessissimo ANTIPATICO!!).
In altre parole un conto è ridere “con” qualcuno, un conto è ridere “di” qualcuno.
Ridere di qualcuno è lecito solo quando quel qualcuno siamo noi stessi, rientrando prepotentemente nell’area dell’umorismo e dell’autoironia.
Quindi l’umorismo, oltre ad essere un’esperienza gradevole e gratificante, ha grandissimo valore aggiunto nei rapporti interpersonali.
Le persone con elevato livello di rendimento tendono a percepire ciò che fanno come piacevole, interessante, stimolante e soprattutto divertente.
Va da sé che chi parte la mattina con questo stato d’animo, sarà più facilmente ironico, riuscirà a sdrammatizzare le situazioni e affronterà le questioni con una buona dose di umorismo, tornando a casa la sera più rilassato e più predisposto ad affrontare anche nuove grane.

Non prendersi sul serio, mantenere uno stato di autoironia sottile, intelligente, facilita il crescere dei rapporti interpersonali, dove al giorno d’oggi l’altro viene considerato con diffidenza, e accolto come antagonista.
Imparare a mettere in risalto i lati comici della vita, del nostro carattere, scherzare con noi stessi, raffigurare in maniera buffa i nostri difetti, ci dà un aspetto simpatico e accattivante che difficilmente può essere scalfito. evitare atteggiamenti presuntuosi da superuomo che spesso assumiamo nella convinzione di fare bella figura, evitare di mettersi in mostra a tutti i costi, sfuggire gli stereotipi alla moda, sdrammatizzare le contingenze anche di disagio in cui ci si trova, trasforma la nostra esistenza in un divertimento.
L’autoironia, utilizzata a proposito e con il giusto stile, è un artificio che permette ad sdrammatizzare le negatività, crea una valvola di sfogo anche per sfiatare le tensioni provocate dal logorio della vita moderna sempre piena di problematiche e di situazioni stressanti.

Thomas More, sosteneva che per vivere beatamente è fondamentale riuscire a distinguere un sassolino da una montagna e qui da noi l’abbiamo tradotto dicendo che non bisogna creare una tempesta in un bicchiere d’accua. A questo proposito sempre mio papà sosteneva che aumenta sempre il numero degli iscritti all’ U.C.A.S. (ufficio complicazioni affari semplici).
In altre parole, è necessario riuscire a dare il giusto peso alle situazioni che ci coinvolgono. Chi legge la vita con gli occhiali neri e perde il controllo anche davanti ai piccoli problemi quotidiani, chi continua a lamentarsi e a piangersi addosso, vivrà sempre male, in balia di una continua insoddisfazione. E in più si renderà anche sgradevole a chi gli sta intorno.

Invece, chi riesce a vedere ogni situazione dalla prospettiva positiva, e sa che in ogni situazione c’è sempre di peggio, godrà sempre dell’equilibri necessario per affrontare la vita con la meritata spensierata gioia.
Attenzione però, Bisogna ridere di cuore! Bisogna crederci! Il buon umore artificioso, forzato, di facciata, anche se può essere un inizio (a forza di farlo per finta si arriverà a crederci veramente), non è quello che riesce a liberarci dall’angoscia e dall’ossesione di vivere.

L’esperienza umoristica consente in qualsiasi punto del globo di provare sensazioni piacevoli, di divertirsi, di scherzare e di affrontare le situazioni con buon umore.
Il sorriso è la prima cosa che inconsapevolmente ci aspettiamo quando incontriamo qualcuno per la prima volta.
La prima impressione dipende dal sorriso, e non avrai mai una seconda occasione di fare una buone prima impressione!!
E poi “divertirsi” significa etimologicamente “allontanarsi dalle preoccupazioni”
Perciò una sincera risata ci permette allo stesso tempo di riflettere e divertirci; di valutare un problema con atteggiamento distaccato e quindi più costruttivo, di constatare l’eventuale presenza di un problema con allegra e produttiva indulgenza.

Tra tutti i comportamenti umani, l’umorismo è probabilmente il più ricco. Ciò che avvertiamo è una gioia pura, un vero piacere. L’umorismo oltre a queste manifestazioni fisiologiche contiene in sé tutta la ricchezza della psicologia umana, comprende aspetti intellettuali, emotivi, sociali e fisiologici.
(Adner Deve)

Ridere è il mezzo più sano ed economico per vivere meglio e più a lungo sfidando le frustrazioni della vita.
Ridere, giocare, divertirsi, sono le attività che ci permettono di mantenere vitale, creativo, stimolante, il bambino che si cela in ognuno di noi.


E poi ridere fa bene alla salute VERAMENTE!!!

IL RISO FA BUON SANGUE!!!

Quando ridiamo tutto il nostro organismo viene interessato: Il corpo trema a causa delle sollecitazioni generate dal movimento ritmico del diaframma, il sangue si riossigena migliorando la circolazione, il nostro sistema biochimico introduce nuove endorfine, serotonina e anticorpi, i polmoni ricambiano l’aria, mentre il nostro cervello va in “stand by” e si rilassa.

Seguendo l’onda della risata le nostre percezioni si riprogrammano, cogliendo il mondo come un luogo più vitale e vivibile.

Durante una sana risata il nostro organismo è sottoposto ad una cascata ormonale tale da potenziare il sistema immunitario. Quando si ride si secernono sostanze come le betaendorfine (prodotte dall’encefalo) le quali hanno un potente effetto analgesico sul nostro organismo.
Inoltre ridere di cuore produce effetti simili all’esercizio fisico ed è un’ ottima misura contro lo stress e contro l’ansia, producendo sul nostro fisico degli effetti salutari molto importanti.
Più forte è il senso dell’umorismo dimostrato dall’individuo tanto meno diminuisce l’immunoglobina A (componente delle difese immunitarie) nell’organismo.

La risata è un vero e proprio farmaco:

DOSAGGIO: una somministrazione di 15 minuti almeno una volta al giorno.
EFFETTI: miglioramento della circolazione del sangue e prevenzione delle malattie e miglioramento dell’umore.
CONTROINDICAZIONI: nessuna

Alcuni studiosi sostengono che il meccanismo fisico della risata si origina nel midollo allungato (una regione antica del nostro cervello, detto anche cervello “rettile”) che si occupa di alcune funzioni vitali come la respirazione, il battito cardiaco, la vigilanza ecc.
Come mai una funzione così “futile” come la risata trova posto con simili funzioni vitali così nobili, nella parte più “antica” del nostro cervello?
Che si tratti di una questione di sopravvivenza?
E’ l’istinto che ci permette di raggrupparci e familiarizzare attuando una delle necessità dell’uomo, animale sociale.
Fin dalla notte dei tempi l’essere umano ha utilizzato la risata per dar vita e salvaguardare legami profondi e affettivi all’interno dei gruppi sociali e delle famiglie.
Coalizzarsi, simpatizzare, fare fronte comune alle essere umano.
Ridere è necessario per sopravvivere, per riuscire ad accettare un po’ meglio tutte le grane, grandi e piccole, che la vita ci riserva (e sono senza dubbio molte, avolte pure troppe!), E’ indispensabile per esorcizzare e sdrammatizzare il male, la paura, l’angoscia, l’ansia, lo sretss, la rabbia, e addirittura la depressione.
L’autoironia, il saper ridere anche e soprattutto di noi stessi, sono un sublime sistema di difesa.
Impariamo a non prenderci troppo sul serio, a ridimensionarci e quindi a capirci meglio e ad accettarci consapevolmente.

In effetti ci ha pensato la madre natura stessa (ma quante ne sa?!): la prima espressione facciale comandata del cucciolo d’uomo con cui comincia ad interagire con il mondo non è proprio il sorriso?

Ridere è un’espressione innata e tutti possiamo farlo fin dalla sesta settimana (circa) di vita.
Tra tutti gli esseri viventi solo l’uomo ha il dono del sorriso volontario. Ridere è un’attività tipicamente umana, legata pare a fattori organici.
E’ l’uomo e nessun altro animale ad essere dotato del muscolo risorio di santorini, situato di fianco alla bocca, che quando si contrae fa ritrarre le labbra. Il risorio e il grande zigomatico sono i diretti responsabili della risata (oltre alle persone simpatche e alle situazioni divertenti ovviamente).

A livello mentale la risata ha un effetto di ricarica positiva e di predisposizione alla soluzione delle difficoltà in maniera costruttiva, senza quel coinvolgimento emotivo che ci porta diretti nel baratro improduttivo dello stress, dell’ansia e dell’angoscia (e del mal di pancia!).

Una bella risata a crepapelle è il miglior antidoto contro i pensieri ossessivi, contro le psicosi, le manie e le fobie, (se ridessimo tutti di più sai che generale risparmio di psicofarmaci!) ci alleggerisce la mente, ci rende liberi, e ci mette in connessione con il più intimo della nostra anima, ci mette in relazione con gli altri, in sintonia con l’universo.
In sintesi una sana risata migliora la qualità della vita, delle relazioni umane, di tutto il nostro essere.

Ridere è una carezza dell’anima, è una carezza all’anima! (Pablo Neruda)

Nel 2003 si è scoperto con esprimenti empirici che durante una risata si attivano le aree celebrali del piacere e della ricompensa, avendo una forte influenza sui circuiti delle emozioni, quindi anche sull’ansia e la frustrazione da stress.


UNA SANA RISATA PRODUCE SULL’ORGANISMO:

1) aumento dell’ossigenazione del sangue e conseguente miglioramento della circolazione.

2) Ricambio della riserva d’aria presente nei polmoni con miglioramento del respiro.

3) Stimolazione della produzione di serotonina, endorfine e di anticorpi.

4) Aumento dell’irrorazione sanguigna degli organi interni (attraverso il massaggio causato dai movimenti del diaframma).

5) Aumento dell’irrorazione sanguigna dell’epidermide e dei muscoli facciali.

6) Purificazione dei reni e apertura dell’intestino.

7) Aumento del tono muscolare del viso e degli addominali.

8) Si rigenera la pelle, si aprono i pori, si rilassa e si idrata.

9) Il nostro senso del tatto migliora.

10)Rilassamento di tutti i muscoli del corpo.

11)Miglioramento dell’autostima.

12)Aumento dell’energia psichica.

13)Azione neutralizzante sugli effetti dello stress e dell’ansia.

14)Sviluppo di una maggiore predisposizione ai rapporti sociali.

15)Maggiore produttività dell’individuo.


Tutti questi effetti così positivi li possiamo rendere reali attraverso un’azione meccanica che non richiede alcuno sforzo e che non ci ruba nemmeno del tempo prezioso, può durare solo una manciata di secondi.
L’ultima magia ancora vera nel XXI secolo, che non ha spiegazioni scentifiche, né ricette speciali. Un’azione che è nata con l’uomo di cui troppo spesso dimentichiamo la portata e la potenza.

Comunque ridere è molto più facile di quanto si possa credere. Al limite basta imitare qualcuno che lo fa. La risata si sa è contagiosa.
E quando ridiamo dobbiamo identificare e memorizzare la fisiologia dello stato d’animo correlato alla risata, in modo da poterlo richiamare in superficie ad ogni occorrenza.
Solo modificando la fisiologia dei nostri atteggiamenti emozionali negativi potremo sconfiggere la sfortuna e il destino contrario sempre in agguato dietro l’angolo.

E’ SEMPRE QUASTIONE DI ATTEGGIAMENTO!




L’umorismo tende a semplificare le cose. Offre la possibilità di controllare i propri sentimenti e di spogliare di ogni sovrastruttura retorica gli avvenimenti.
(Giovannino Guareschi)

Il riso può aggiungere un filo alla trama brevissima della vita.
(Lorenzo Sterne)

Il riso fu dato all’uomo perché ne usi; Chi non ride mai non è un uomo.
L’anima è una cisterna che si secca se non è irrorata dal riso e dalla giovialità.
(Vincenzo Gioberti)

La giornata più perduta è quella in cui non si è riso.
(Nicolas de Chamfort)

Ridi e il mondo riderà con te; Piangi e piangerai da solo.
(Wilcox)

Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo.
(Giacomo Leopardi)

Chi non sa ridere non è una persona seria.
(Chopin)

Non si può ridere di tutto e di tutti, …ma ci si può provare.
(Nietzesche)

L’umorismo è il più eminente meccanismo di difesa.
(Sigmund Freud)

Ridere è il linguaggio dell’anima.
(Pablo Neruda)

Si conosce un uomo dal modo in cui ride.
(Dostoevskij)

Chi ride ultimo non ha capito la battuta.
(Boris Nackorsko)

Colui che sorride quando le cose si mettono al peggio è quello che ha già pensato a chi dare la colpa.
( A. Bloch)

A parte l’uomo tutti sanno che lo scopo principale della vita è godersela.
(Samuel Butler)

La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo.
(Jim Morrison)

Non vi fu alcun grande ingegno senza un pizzico di pazzia.
(Seneca)




















C'era una volta un ragazzo con un bruttissimo carattere. Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno sul muro del giardino ogni volta che avresse perso la pazienza e avresse litigato con qualcuno. Il primo giorno ne piantò 37 nel muro. Le settimane successive, imparò a controllarsi, ed il numero di chiodi piantati diminuì giorno dopo giorno: aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare chiodi. Infine, arrivò un giorno in cui il ragazzo non piantò nessun chiodo sul muro. Allora andò da suo padre e gli disse che quel giorno non aveva piantato nessun chiodo. Suo padre gli disse allora di togliere un chiodo dal muro per ogni giorno in cui non avesse mai perso la pazienza. I giorni passarono e infine il giovane poté dire a suo padre che aveva levato tutti i chiodi dal muro. Il padre condusse il figlio davanti al muro e gli disse : "Figlio mio, ti sei comportato bene, ma guarda tutti i buchi che ci sono sul muro. Non sarà mai più come prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di cattivo, gli lasci una ferita come queste. Poco importa quante volte ti scuserai, la ferita resterà. Una ferita verbale fa male tanto quanto una fisica (a volte anche di più!)." Gli amici sono dei gioielli rari, ti fanno sorridere e ti incoraggiano. Sono pronti ad ascoltarti quando ne hai bisogno, ti sostengono e ti offrono il loro affetto. Non lasciare che il loro cuore si riempia di cicatrici! (ANONIMO)

























IL RISPETTO

AMA IL TUO PROSSIMO COME TE STESSO (GESù)

Questa è l’unica legge! Tutte le altre sono solo precisazioni.
Chi non la infrange mai ha raggiunto la felicità.
Ogni comportamento si ricongiunge a questo! Se la tua scelta rispetta il prossimo, è la scelta giusta, se non lo fa è sbagliata! Punto!

SEMBRA FACILE!!!!

Il rispetto diventa l'inizio della libertà. (Krishamurti)

Il rispetto è l’elemento fondante di ogni relazione interpersonale!

Mi riferisco al rispetto che devo a tutto ciò che è "altro" da me, e anche al rispetto che devo a tutto ciò che esiste, me incluso.

Inteso in questo modo il rispetto è il fondamento di qualunque tipo di rapporto umano, addirittura dell’esistenza stessa.
Qualunque persona, dal momento che esiste come tale, merita e ha il diritto al rispetto di tutto il mondo che la circonda. E appena l’essere umano diviene un essere consapevole, ha il dovere di corrispondere lo stesso rispetto che gli è dovuto.

La stima si guadana, il rispetto è un diritto.

Quindi circoscrivendo il nostro discorso alla sfera delle relazioni interindividuali, rispettare significa essere perfettamente consapevoli che ciascuna persona ha diritto ad essere rispettata per il solo fatto che esiste, in quanto corpo, anima e pensiero.
Tutti questi elementi si pongono nei confronti del rispetto sullo stesso livello. Non può esserci rispetto per un individuo, senza che ci sia lo stesso rispetto per ciò che pensa quell’individuo. Non si può rispettare una persona per quello che è se non si ha rispetto per quello che fa, qualunque sia la sua attività, anche la più “umile”.

Il rispetto quindi, è interesse, sollecitudine, considerazione e premura per il prossimo, per le istituzioni e per le cose. Non è formalismo, ossequio, docilità, remissività, riverenza, sottomissione.

Il rispetto è: non smettere mai di pensare!

La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente pensa.
Prima di sparare pensa.
Prima di dire e di giudicare prova a pensare
(Fabrizio Moro – Pensa)


Il Rispetto è l’elemento più importante di ogni forma educativa, ma non può essere insegnata, può essere trasmessa solo attraverso l’esempio costante.

Il senso del rispetto che ognuno ha fatto proprio, dipende in particolare dall’ambiente in cui ognuno è cresciuto, dal comportamento che gli adulti più vicini hanno sempre tenuto. E se un bambino é stato rispettato come persona, diventerà un uomo che rispetterà il prossimo le Istituzioni e le cose.


I BAMBINI IMPARANO QUELLO CHE VIVONO

Se i bambini vivono con le critiche,
imparano a condannare.

Se i bambini vivono con l'ostilità,
imparano a combattere.

Se i bambini vivono con la paura,
imparano ad essere apprensivi.

Se i bambini vivono nell’ironia
imparano ad essere timidi.

Se i bambini vivono con la pietà,
imparano a commiserarsi.

Se i bambini vivono con il ridicolo,
imparano a vergognarsi.

Se i bambini vivono con la gelosia,
imparano cosa sia l'invidia.

Se i bambini vivono con la vergogna,
imparano a sentirsi colpevoli.

Se i bambini vivono con la tolleranza,
imparano ad essere pazienti.

Se i bambini vivono con l'incoraggiamento,
imparano ad essere sicuri di se.

Se i bambini vivono con la lode,
imparano ad apprezzare.

Se i bambini vivono con l'approvazione,
imparano a piacersi.

Se i bambini vivono con l'accettazione,
imparano a trovare amore nel mondo.

Se i bambini vivono con il riconoscimento,
imparano ad avere un obiettivo.

Se i bambini vivono con la partecipazione,
imparano ad essere generosi.

Se i bambini vivono con l'onestà e la lealtà,
imparano cosa siano verità e giustizia.

Se i bambini vivono con la sicurezza,
imparano a fidarsi.

Se i bambini vivono con la serenità,
imparano ad avere fiducia in se stessi.

(Dorothy L. Nolte)

Chi riceve il rispetto, come l’amore, nel modo corretto, sarà in grado di essere una persona rispettosa senza sforzo, in modo naturale. Altrimenti nella migliore delle ipotesi, una persona comunque buona e intelligente che riesca a capire l’importanza fondamentale del rispetto, avendolo appreso in modo mnemonico, come un assimilazione razionale, molto lontana dal suo vissuto emozionale, avrà difficoltà ad adeguarsi a queste regole comportamentali e sarà, per lui, sempre una forzatura faticosa.

Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. (Richard Bach)

ll problema fondamentale del rispetto verso l’altro è strettamente legato all’equilibrio personale, alla sicurezza in noi stessi e al rispetto verso noi stessi.
Il rispetto presuppone conoscenza, di sè.
Innanzi tutto occorre comprendrsi, capire il nostro io, i nostri bisogni, i nostri valori.
Aver ben chiaro fino a dove ci spingono i nostri bisogni è utile al fine di farsi rispettare e di rispettare gli altri. Alcuni bisogni sono creati da un certo tipo di educazione carente e il soddisfarli diventa un’esigenza molto forte che può perfino andare in contrasto con i valori stessi dell’individuo. Una vera lacerante contraddizione esistenziale.

Praticamente più la persona interiormente non ha un equilibrio saldo e si sente incompresa e insicura, più tenderà a non conoscere il significato della parola "rispetto" e tanto meno a metterlo in pratica.

Quindi rimane il punto fermo che il rispetto è un diritto inalienabile di qualunque essere umano, per il solo fatto che egli è al mondo, indipendentemente da quali siano le sue convinzioni, il suo modo di essere, di pensare o di agire.

Purtroppo però questo non è quello che si è sempre pensato, anzi ancora oggi molti sono convinti che il rispetto sia legato ad una quantità di fattori così detti antropologici, piuttosto che morali o culturali o etici, sociali, storici o filosofici. Il rispetto non sarebbe quindi un diritto universale. Da tutte queste motivazioni, utilizzate per giustificare la mancanza di rispetto e quindi la sottovalutazione e la sottomissione di chicchessia, si è radicata la convinzione che il rispetto ce lo si debba meritare, che non sia un diritto sacrosanto dell’essere vivente, ma che ci siano individui di serie “B” e individui così detti “rispettabili”. Una persona è rispettabile se ha certe caratteristiche, altrimenti no.
Partendo da questo punto di vista si sono giustificati atteggiamenti che si sono rivelati a volte davvero deleteri per popolazioni intere e anche per l’umanità.
Si sono legittimate superiorità a priori (per volere divino) e si sono rivendicate verità assolute che hanno dato enorme potere a pochi nei confronti di molti, giustificando forme terribili di razzismo, di integralismo e di assoggettamento culturale.

Guidati da un assoluto opportunismo, si è attribuita la responsabilità di queste tragedie umane, perpetrate in realtà in nome della salvaguardia dei privilegi di pochi, alle ideologie correnti. Perdendo di vista il fatto che le ideologie comunque, erano l’espressione di ragionamenti umani e speculazioni filosofiche, e che se fossero state applicate sempre mantenendo come caposaldo il rispetto sacrosanto per l’individuo nella sua essenza, forse ancora oggi potrebbero essere terreno di riflessione.

Buttando invece a mare tutte le ideologie perché appunto “figlie del diavolo” e responsabili di tutto il male del mondo, ci troviamo di fronte ad un vuoto di moralità che rischia di fare ancora più danni. Solo perché non si è palesemente individuata la causa di tanti mali nella mancanza di rispetto per il prossimo! Così come dice il popolo, ”abbiamo buttato via i panni assieme all’acqua sporca!” E questa mancanza di rispetto continua ad essere la causa di mali analoghi, in un clima di mancanza di responsabilità nel perpetrare comportamenti privi del legittimo rispetto.

Ho la coscienza a posto se non rispetto chi la pensa diversamente da me, o chi ha differenti abitudini …per giungere a giustificare qualunque azione contro chi ha un credo, una cultura o un colore differente dal nostro. Se poi un individuo commette un delitto, arriviamo perfino a privarlo della vita e a mantenere la coscienza linda!

(AAAAARGH!!!!!!!!!)

Io penso che chi non rispetta il prossimo in realtà commetta un vero delitto.
E’ giusto punire chi non accetta le regole e le calpesta, ma sempre mantenendo vivo il senso del rispetto per l’essere umano! La società deve difendersi, non vendicarsi

Non sono d'accordo con lei, ma farò di tutto perchè possa esprimere le sue idee. (Voltaire)

L’umanità ha necessità delle disuguaglianze per crescere e sopravvivere. Valorizzarle invece che temerle sarà l’arma vincente per il mondo, nel rispetto delle culture differenti dei diversi popoli che portano ognuno il suo fondamentale contributo alla crescita, all’evoluzione, allo sviluppo e alla maturazione dell’intera umanità.
Tutte le componenti che caratterizzano ogni singolo popolo aggiungono qualcosa di diverso e unico alla più vasta cultura mondiale, che deve imparare a sua volta a comprendere e valorizzare i singoli apporti. La missione e la responsabilità di ogni uomo adulto all’interno della società in cui vive è quello di far capire ai propri cuccioli quali sono questi valori di tolleranza e di comprensione così importanti per la sopravvivenza di quel mondo in cui i nostri piccoli cominciano a muovere i loro passi. Quei valori di altruismo, di generosità e di umanità che potranno permettere a loro e a tutti i loro coetanei di essere persone libere, autonome e consapevoli. Valori che li porteranno a loro volta ad assumersi la responsabilità di trasmetterli alle generazioni successive.

Rispettere l'altro, quindi, è prima di tutto accettare la sua diversità. Dobbiamo perciò trattare il prossimo com'un alleato, non come un avversario colpevole di esser diverso da noi, anche se la pensa diversamente da noi.
Posso non comprenderlo, ma devo riconoscergli il diritto di essere come è, con tutto un bagaglio di motivazioni, di pulsioni, di pensieri, di emozioni, di sentimenti e di sensazioni che lo rendono quello che è.
Il mio prossimo che esprime opinioni e comportamenti diversi dai miei è una persona che ha avuto esperienze, formazione, vissuto, conoscenze e carattere diversi dai miei.

Dunque lo rispetto anche se non lo capisco, e lo accetto come parte di una realtà più ampia della mia prospettiva, di un’oggettività che sto imparando a conoscere gradualmente con la mia mente e con la mia anima, e anzi dovrei essere maggiormente grato per l’arricchimento che la diversità mi porta.
Dunque la disuguaglianza è fondamentale sia nelle leggi, che nelle cose, che negli individui.

IL MONDO E’ BELLO PERCHE’ E’ VARIO!

Quindi il diverso non è per forza sbagliato, ma anche nell’eventualità che sia sbagliato, non sarà mai un motivo sufficiente per giustificare la mancanza di rispetto.
Il segreto è provare a mettersi nei panni dell’altro. Provare a vedere le cose dal suo punto di vista.
Non è un’operazione facile, ma se abbiamo la lucidità e la serenità per farlo, ci accorgeremo di trovare spesso giustificazioni a certi comportamenti che fino a poco prima ci parevano inaccettabili.

bisogna mettersi sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così. (Paulo Coelho)

E se nonostante questo continuiamo ad essere convinti che il nostro interlocutore sbagli, magari potremo anche trovare il coraggio per dirglielo, ma continuando a rispettare lui e le sue idee.

L'immagine che diamo di noi stessi è spesso compiacente. Ci guardiamo con indulgenza. Quando ci colpisce un evento spiacevole, abbiamo sempre la tendenza a incolpare gli altri o il destino o un demone o un dio. Proviamo una forte resistenza a scendere in noi stessi, come il Buddha raccomandava. Ma quando vi scendiamo, inevitabilmente troviamo la compassione.

Siamo sopravvissuti solo grazie all'affetto degli altri. E fin dalla culla, forse anche dal ventre della madre, pare che siamo sensibili all'ambiente e all'affetto che gli adulti nutrono per noi ancor prima della nostra nascita. Sono convinto che una madre felice porti in seno un bimbo felice: se è calma, se il suo spirito è in pace, suo figlio ne sarà influenzato.

Quest'affetto è spontaneo e naturale. Da suo figlio, la madre non si aspetta nulla in cambio. È un affetto puro, senza calcolo, e senza questo sentimento il figlio non potrebbe sopravvivere. Tutte le nostre vite sono cominciate avendo, come primo supporto, l'affetto umano. I bambini che crescono nell'affetto sono più sorridenti e amabili, sono generalmente più equilibrati. A coloro cui questo affetto è mancato succede il contrario: sono più duri e hanno più problemi.

Bisogna capire bene che l'affetto di cui parlo non ha un fine, non è dato con l'intenzione di ricevere, non è un fatto sentimentale. Similmente, diciamo che la vera compassione è priva di attaccamento. Bisogna prestare attenzione a questo punto che contrasta con le nostre abitudini di pensiero. Non è questo o quel caso particolare che desta la nostra pietà, non accordiamo la nostra compassione a questa o a quella persona in seguito a una scelta: la doniamo spontaneamente, pienamente, senza nulla sperare in cambio. E a tutti.

Questa attitudine riguarda anche la coscienza che potrei avere del mio stesso valore, se compio questa o quell'azione. Non devo impegnarmi col desiderio di riuscire bene, di trarre da questa azione una soddisfazione personale sotto forma di stima per me stesso. Questo desiderio nascosto, difficile da smascherare, è sufficiente a inquinare le nostre azioni, perché allora abbiamo un attaccamento, un'intenzione anche inconscia.

Riguardo all'amore e al desiderio sessuale, si può dire che il desiderio sessuale, per definizione, vuole qualcosa, che è la soddisfazione di questo desiderio attraverso il possesso dell'altro. In gran parte, si tratta di una proiezione mentale, suscitata da una particolare emozione. Noi immaginiamo l'altro in nostro possesso e, in questo attimo del desiderio, tutto sembra piacevole e attraente. Non vi si scorge alcun ostacolo, alcuna reticenza. L'oggetto desiderato ci sembra senza difetto, degno di ogni lode.

Quando il desiderio scompare - sia che si ritenga soddisfatto, sia che il tempo passi e lo indebolisca - non guardiamo più l'altro allo stesso modo. Le sembianze dell'oggetto, poco prima desiderabile, cambiano e talvolta rapidamente, all'improvviso. Alcuni ne rimangono stupiti. L'emozione iniziale si è dissolta, spesso cedendo il posto a un reciproco disconoscimento. Ciascuno scopre la vera natura dell'altro, fino a quel momento nascosta dal proprio desiderio. Da qui tanti matrimoni spezzati, discussioni, processi, odi.

L'amore, invece, è una sorta di chiara conoscenza che può svilupparsi fra due esseri avendo come condizione il rispetto reciproco. Allora si vede apparire un sentimento di vicinanza. I due individui che si amano si sentono vicini, talvolta molto vicini l'uno all'altro. Da questa vicinanza può nascere una compassione vera, come quella della madre per il figlio. Questa compassione, quest'affetto, non si basa su un'idea del tipo: questa persona è vicina a me, è fatta per me, noi ci completiamo in modo magnifico, oppure, mi è congeniale, mi fa bene, con lei la mia vita sarà migliore. No, si tratta di un affetto spontaneo, libero da ogni calcolo.

Questo affetto può estendersi, al di là di quella persona può considerare altri individui. Se è veramente puro non soffre di alcuna parzialità e smette di scegliere. Può anche rivolgersi ai nostri nemici che, come noi, ne hanno diritto.

Non ho alcun dubbio che tutti gli esseri umani siano simili a me, che sperimentino le stesse emozioni, le stesse aspirazioni, gli stessi timori. Quel che ci accomuna è più forte di quel che ci distingue, molto più forte. Ed è proprio perché sembrano diversi che la nostra comune natura mi balza agli occhi con più forza. Tutte le teorie naziste, o cultural-razziste, che la storia del mondo ha visto succedersi, sono assurde e nefaste: conducono solo a sanguinosi vicoli ciechi. Soprattutto oggi, quando ci giungono immagini da ogni parte della terra, la nostra unità profonda mi sembra evidente. Ogni nuova istituzione dovrebbe prenderla come punto di partenza, come base. (Dalai Lama)


Di Rispetto se ne parla spesso, si invoca, si richiede, si pretende.
Ma poiché noi abbiamo potere solo sui nostri comportamenti e non su quelli degli altri, prima di esigere qualcosa dagli altri dobbiamo essere noi ad essere in grado di riservare agli altri quella considerazione che pretendiamo.
il rispetto, prima di tutto, si dà, senza condizione, anche se non è ricambiato.
Questo è il vero segreto della serenità. Se io mi comporto in coscienza come ritengo giusto (ed il rispetto è tutto ciò che la giustizia mi richiede), non mi deve importare come si comportano gli altri. Anche se si comportano male nei miei confronti, la sfida è: io sono tanto forte della mia “rispettosità” che posso fregarmene. Anzi di più; non importa come si comportano gli altri nei miei confronti, io li rispetterò comunque, perché loro possono avere mille giustificazione per comportarsi “male” che io non ho. (anche qui si fa presto a parlare!!)

Se ci faremo guidare dal buon senso nelle nostre scelte, riusciremo tanto più a comportarci rispettosamente nei confronti del mondo.

Purtroppo dopo uno sguardo al passato dobbiamo accettare il fatto che raramente l’animale uomo si è fatto guidare dal buon senso. Guerre, uccisioni, violenze, offese sono la cronaca normale fin dall’età della pietra.
Con l’esigenza di imporre il proprio dominio o la propria religione o la propria ideologia il buon senso effettivamente ha davvero poco a che fare. Tuttavia il rispetto unito al buon senso sono la strada giusta per la nostra serenità, per la nostra felicità e per la sopravvivenza nostra e del nostro malandato pianeta.

“Per salvarci dobbiamo raggrupparci. Come le dita di una stessa mano. Come le anatre di uno stesso stormo.Tecnologia del volo collettivo. La prima anatra si lancia ed apre la strada alla seconda che indica il percorso alla terza, e la spinta della terza fa spiccare il volo alla quarta, che trascina la quinta, e lo slancio della quinta provoca il volo della sesta, che fa coraggio alla settima… Quando l’anatra esploratrice si stanca, raggiunge la coda dello sciame e lascia il posto ad un’altra che risale alla punta di questa V capovolta che le anatre disegnano in volo. Tutte a turno prenderanno la testa e la coda del gruppo. (Eduardo Galeano - Memoria del fuego)

Non c’è un’anatra che si sente superiore alle altre per il fatto che vola in capo al gruppo e fa da “navigatore”, né che si sente inferiore” se vola dietro.

LE ANATRE HANNO BUON SENSO E SI RISPETTANO!




SASSI

Una volta un anziano professore della Scuola Nazionale per la Pubblica Amministrazione venne contattato per tenere una lezione di formazione sulla "Pianificazione efficace del tempo" ad un gruppo di una quindicina di dirigenti di importanti aziende americane. Il corso faceva parte di una delle cinque sessioni della loro giornata di formazione, e il professore aveva a disposizione solamente un'ora "per fare lezione".

In piedi, davanti a questo gruppo d'élite (pronto a prendere appunti su tutto ciò che l'esperto stava per insegnare),
l'anziano professore li guardò ad uno ad uno lentamente. Poi disse: "Adesso faremo un esperimento".

Da sotto al tavolo che lo separava dagli allievi, il vecchio tirò fuori un grande recipiente di vetro da più di 4 litri, e lo posò delicatamente davanti a lui. Poi tirò fuori una dozzina di ciottoli grandi all'incirca come delle palle da tennis ed uno ad uno

PARLANO DI ME:

Se volete vedere altri lavori miei sono presente a questi indirizzi:

eqmember/4641

index.p [...] =127&Itemid=33

artisti/giovanna

ass/artist [...] ria.php?id=710

Pitt [...] a_garbuio.html

artis [...] ta.asp?id=1642

[...] ij.htm#GARBUIO

giovannagarbuio

cont [...] ile.php?uid=55

sala11.htm

artis [...] vanna-garbuio/

artisti/garbuio/index.htm

Giovan [...] buio/index.php

ar [...] e=1646&id_lingua=1

ArtEstate Pitigliano (Grosseto)

ArtEstate Pitigliano (Grosseto)

3° classificato Giuria Popolare
1/17 Agosto 2008


Artisti in emeresione

Artisti in emeresione

selezione


6° posto al concorso artantis di giugno 2008

6° posto al concorso artantis di giugno 2008

CLASSIFICA DEL 5° CONCORSO ARTANTIS 2008



1° Francesca Lorenzon " GUERRA E PACE" 4,39 (31Votes)

2°Maria Parmo "Composition VIII 07" 3,4 (47Votes)

3° Roberta Miti "...e laggiù scompare il mare" 3,48 (33 Votes)

4° Josmilltey Hispania "La chispa de la soberbia" 3,32 (28 Votes)

5° Gilberto Carpo "La lettura" 3,25 (40 Votes)

6°Giovanna Garbuio "giuditta/omaggio a klimt" 3,21 (63 Votes)

7° Liliana Esperanza "Despues de la LLuvia II" 3,21 (28 Votes)

8° Nancy Wisti "Grayson Laminga" 3,18 (38 Votes)

9° Giangenta "Erudita" 3,12 (41 Votes)

10° Elisa Caserini "INFERNO" 3,10 (31 Votes)


5° posto al primo concorso artantis

5° posto al primo concorso artantis


Art Majeur

Art Majeur

- Art Majeur Silver Award 2008 attribuito il 15/05/2008

giro del mondo dell'arte in 80 artisti

Giovanna Garbuio è nata a Trieste nel 1967. Vive e lavora a Montebelluna (TV). Il suo è uno stile che mutua ironia, stile, colore e soprattutto i soggetti dall’immaginario dell’illustrazione e dei fumetti, specialmente quelli dedicati a un target infantile, dove gli animali sono personificati in soggetti caratterialmente eccentrici ed esagerati. Molto spesso li riporta in “ritratti di famiglia”, dove ognuno mostra diversità ma anche somiglianze con gli altri, e dove possiamo quindi cogliere meglio i tratti contraddistintivi della mano dell’artista, come la forma degli occhi, sempre quadrata e “doppia”, quasi degli occhiali, e un sorriso alto, che mostra dei lunghissimi incisivi. Altro lato importante della sua produzione è poi il rifacimento in termini di tributo di famosi quadri della storia dell’arte ripopolati dai suoi soliti personaggi. Tra le sue esposizioni ricordiamo quella presso Villa Correr Pisani a Montebelluna (TV) e presso Kronos, sempre a Montebelluna.

Treviso 23 Giugno 2008 Carolina Lio


il gioco c'è e si vede

Fin dal primo approccio con le opere di Giovanna Garbuio si legge il proposito ludico, giocoso e divertente dell’intervenire sulla tela colorando. Dietro i suoi personaggi e dietro le sue tele si legge la fortissima convinzione che la fantasia non sia prerogativa sola dei bambini ma un diritto/dovere cui non si può rinunciare mai; la certezza che nella forza espressiva dell’immaginazione, ci sia prepotente quel potere vitale della magia che permette di conservare intatta (anche a novant’anni) la capacità e il desiderio di andare oltre la realtà delle cose per vedere ciò che si nasconde dietro ad essa (a quarant’anni suonati lei crede ancora fermamente all’esistenza di Babbo Natale e ne ha le prove!).
Le sue tele si trasformano agli occhi di chi le vuole vivere quali emozioni, intuizioni, idee, pensieri, sogni colorati.
I suoi lavori hanno chiarissima matrice onirica, immaginifica, fantastica, ma mai finta, falsa, ingannevole.
E’ testimonianza evidente di ciò l’enfasi descrittiva che trae origine dal mondo dei cartoons e dei fumetti, sempre reinventati in chiave “Pop”.
Disegna, compone, scompone e ricompone colorando, impaginando il tutto per suggestionare la fantasia e la percezione deformata dello spazio/tempo/forma. E' la fantasia che cammina e che trascina con sé e trasforma in colore gli oggetti dell’ ispirazione reale. E’ la verità presente nella fantasia.
Gli elementi e i personaggi diventano ricerca di un’ energia positiva della forma, vista come lo sgorgare di emozioni, di memorie, di idee e di pensieri, che si rendono leggeri attraverso il colore, manifestandosi come attimi, del più ampio scorrere, muovere e cambiare della vita. (Coloro ergo sum!)
Ogni oggetto, ogni elemento visibile rappresenta parte dei sentimenti e delle emozioni umane in generale e dell’artista in particolare, volte a rappresentare le esperienze più positive e fantastiche che della vita stessa sono l’essenza. Quindi la rappresentazione di pezzi di esperienza persi e recuperati attraverso l’arma della fantasia, dell’immaginazione, piccoli posti da favola profondamente reali perché proiezioni del proprio desiderio e del proprio vissuto reinterpretato in chiave pop molto colorata.
Ma non c'è solo gioco scherzoso e allegro e disimpegnato. Nelle rivisitazioni dei grandi maestri troviamo ironia, intesa anche qui come capacità di giocare anche con le cose serie, con le cose da grandi, sdrammatizzando e dissacrando le opere originali senza perdere il grande rispetto che esse meritano, ma invece cercando, trovando e dando voce all’essenza positiva che è presente in ogni realtà.

personale Barclays

personale Barclays

30/10/2008 - 08/12/2008 personale c/o filiale Barclays - Via Pastro 13/15, Montebelluna (TV)


18.24

18.24

l'esposizione dal 22 al 28.09.2008

Inizierà lunedì 22 settembre, presso il Palazzo del Turismo di Jesolo (piazza Brescia), l'esposizione delle opere partecipanti al settimo concorso internazionale di grafica, fotografia, disegno e pittura di opere di piccolo formato 18.24.

La manifestazione, organizzata dal Circolo Artistico di Jesolo in collaborazione e con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale, vedrà esposte dal 22 al 28 settembre, oltre 80 opere di 55 artisti provenienti da tutta Italia e dall'estero (Austria, Romania, Giappone).

Eccezionalmente, in deroga a quanto previsto dal regolamento, la giuria ha deciso infatti di esporre le opere di 55 artisti. Tra questi verranno successivamente scelti i 40 per il catalogo. La giuria valuterà i vincitori tra le opere finaliste (le 40 del catalogo). Questi saranno: i primi tre classificati di ogni categoria; un vincitore assoluto.

L'esposizione sarà visitabile ogni giorno, dalle 18.00 alle 21.00.

Al termine della mostra, domenica 28 settembre alle ore 11.00, saranno decretati i vincitori della settima edizione del concorso.

L'ingresso per il pubblico è libero.

nome _ Concorso Internazionale 18.24, settima edizione
sede _ Palazzo del Turismo, piazza Brescia, Lido di Jesolo
periodo _ dal 22 al 28.09.2009
premiazione_ domenica 28 settembre 2008 > ore 11.00

artisti in esposizione _ Igor De Marchi, Paolo Ober, Salvatore De Girolamo, Monica Liguoro, Rosalba Frega, Franco Giuliano, Fausto Maxia, Antonello Atzori, Fabrizio Vascotto, Silvana Bracchi, Luca Zannini, Stefania Baldissin, Antonella Da Lio, Francesca Gullotti, Emma Migotto, Laura Cassetti, Angelo Graziano, Maria Grazia Todaro, Lina Cunial, Virginia Milici, Giuseppe Pavanini, Kristina Collath, Moreno Gerzeli, Massimiliano Di Tella, Matteo Arfanotti, Laura Piccinini, Silvano Pangerc, Flavio Montagner, Gloria Bergamo, Francesca Carrer, Elena Baldi, Gerda Madl Kren, Marco Mattei, Massimo Bardi, Marta Grossetti, Daniela Bagolin, Giorgia Luchetta, Giulio Giannotta, Jorge Wiegand, Daniela Della Vedova, Francescomaria Di Bonaventura, Giorgio Picchetti, Giovanna Lacedra, GIOVANNA GARBUIO, Cristina Casotto, Luigi Rizzetto, Franco Cappelli, Anna Finotto, Fiorella Ferioli, Rosellina Salvati, Marcela Gulceag, Fabio Dolso, Silla Guerrini, Elio Graziano, Kazuko Ogawa
organizzazione_Circolo Artistico di Jesolo, info@circoloartistico.i


LaSpezia - Galleria 911 - "Giro del mondo dell'arte in 80 artisti"

LaSpezia - Galleria 911 - "Giro del mondo dell'arte in 80 artisti"

La prima tappa di questa rassegna sarà inaugurata il 27 Giugno 2008 per la durata di 10 giorni
"Giro del mondo in 80 artisti" diventerà poi anche un sito internet dove verranno pubblicate tutte le opere esposte.


Art'estate Pitigliano 1/17 Agosto 2008

Art'estate Pitigliano 1/17 Agosto 2008

Dal 1 al 17 agosto 2008
Si terrà presso gli ex granai della fortezza Orsini la 1a collettiva di arte contemporanea città di Pitigliano
aperta a Pittura e Scultura
l tema della mostra è libero, ogni artista potrà presentare un massimo di 4 opere.
Le opere scultoree di dimensioni maggiori saranno esposte all'esterno della mostra neisuggestivi vicoli e piazze del paese.
Partecipanti:
1 Jackinthewind
2 Paola Allegro
3 Simonetta Briganti
4 Monica Castaldelli
5 Alfio Catania
6 Nicola De Luca
7 Antonio De Rose
8 Juan Del Balso
9 Giacomina Di Bello
10 Maria Da Gloria Fernandes
11 Giovanna Garbuio
12 Irina Karim
13 Majlinda Kelmendi
14 Amerigo Lanza
15 Legowska Alias Legovska
16 Rosella Lenci
17 Livio Lopedote
18 Gino Loperfido
19 Vittorio Losito
20 Cinzia Marsala
21 Giovanni Morgia
22 Murat Onol
23 Annamaria Pastorini
24 Carlo Pecorelli
25 Luigi Perrella
26 Marcello Pilia
27 Rosellina Salvati
28 Annalisa Scornavacche
29 Fabrizio Vascotto
30 Sasha Zelenkevich
31 Stefano Momentè
32 Roberta Padovani
33 Rosamaria Indelicato
34 Massimiliano Cardone
35 Ilaria Pergolesi
36 Patrizia Giusti
37 Fabrizio Corsi
38 Lidia Jevremovic
39 Ferrero Pizzinelli
40 Adrian Americo Pio
41 Cristina Varsolona
42 Orietta Banco
43 Pesci Sergio
44 Lilly Brogi
45 Bruno Savelli


ARTISTI IN CERCA DI MERCATO

ARTISTI IN CERCA DI MERCATO

Taormina: Excelsior Palace Hotel Via Toselli,8 → Google™ Maps
sabato 7 giugno 2008


Aurum casa d'aste e tèa galleria d'arte presentano:
primo appuntamento in Italia.
Asta d'arte contemporanea riservata esclusivamente agli artisti in cerca di mercato.

Highlights:
Asta
Excelsior Palace Hotel
Via Toselli,8
7 Giugno 2008
ore 21,00

Esposizione
tèa galleria d'arte
Via Giovanni Di Giovanni, 36
4,5 e 6 Giugno 2008
dalle ore 10,00 alle ore 21,00

Finalmente una porta aperta agli Artisti in cerca di mercato.
La nostra iniziativa, denominata , che vede il prezioso contributo della galleria d'arte "tèa" di Taormina, ha l'ambizione di proporsi come apripista nel complesso mondo dell'arte contemporanea in Italia. Ai fini della sua completa diffusione, riteniamo, infatti, che la promozione, basata solo sull'esposizione delle opere e sull'attenta analisi e critica di esse, come spesso accade, non è sufficiente a garantire la crescita di un artista. Quest'ultima si completa mirando ad iniziative finalizzate ad azioni di vendita, il cui mercato è oggi monopolio di pochi operatori del settore. In poche parole l'artista ha bisogno anche di sostentamento economico. Con la nostra iniziativa, egli avrà una vetrina di vendita ed un palcoscenico di esibizione, spazio per la propria creatività, senza subire giudizi e preconcetti selettivi, che, invece, rimangono esclusivamente appannaggio del pubblico, unico critico d'arte, che esprime il proprio consenso attraverso l'acquisto dell'opera. Non gli sarà necessario affrontare investimenti impegnativi nel momento in cui non ha ancora acquisito visibilità sui mercati. Aiutare un artista in cerca di affermazione è un dovere, che tutte le case d'asta, le gallerie ed i mercanti dovrebbero assolvere, senza praticare la via, senz'altro più facile e redditizia, della sponsorizzazione di quello già affermato. Dedicarsi alla scoperta di talenti potrebbe essere portatore di gratificazioni diverse da quelle economiche, che al mondo d'oggi si sono inesorabilmente perse di vista, sacrificate alla logica del denaro facile. Cercare l'anonima qualità presuppone capacità ed intuito, che, anche se non esistono, possono essere facilmente surrogati da costose operazioni di marketing.

L'immagine degli artisti di talento che chiudono cavalletto e tubetti è quella che noi vogliamo scongiurare. Nasce così l'idea di coinvolgere la sobria ed elegante Taormina, vetrina internazionale vista e visitata da migliaia di persone provenienti da tutte le parti del mondo, in un evento senza precedenti in Italia. La giusta ricompensa per le decine d'artisti provenienti da tutta Italia e dall'estero.

Le nostre aste d'arte contemporanea, che anche in un prossimo futuro riserveremo agli artisti in cerca di mercato, rappresentano una proposta seria ed interessante, che privilegia la libertà degli acquirenti di poter scegliere le opere tra stili, tecniche e tematiche differenti, ma soprattutto la libertà degli artisti di indicare il prezzo base d'asta delle loro opere. Su questa soggettiva e specifica problematica, infatti, l'intervento della casa d'aste è stato marginale.

Libertà di decisione, senza condizionamenti o elucubrazioni mentali di inventati "critici d'arte", dagli onorari composti da numeri a molte cifre e dalle critiche positive dettate, solo, dal proprio tornaconto personale.

Il prezzo di un opera d'arte, stabilito direttamente dall'artista, dal suo buon senso, dalla sua ragione ed anche dalla sua passione, può anche coniugarsi con la parola sacrificio, ma non sarà un sacrificio sterile, bensì un investimento sul futuro.

Un appello, che molti criticheranno e tacceranno di demagogia e qualunquismo, ai Maestri d'arte ed agli Insegnanti delle Accademie d'Arte, affinché, anche loro, dall'alto della loro preparazione, sostengano i loro allievi, non solo insegnando i veri fondamentali dell'arte, ma anche indirizzandoli verso i mercati economici, altra faccia della medaglia. Conosciamo molte storie di artisti che nella loro contemporaneità furono considerati mediocri e che, invece, nella loro post-contemporaneità sono stati osannati e celebrati. Sbagliarono i critici d'allora o stiamo sbagliando noi adesso?

Concludo con una promessa: la prossima asta verrà svolta tra la gente, in una piazza d'Italia, come nell'antica Roma, dove si vendevano i beni dei debitori del Tesoro pubblico presso un'asta conficcata in terra (sub asta vendere). Quindi, invito i Signori Amministratori Pubblici Italiani ad attenzionare l'aspetto sociale, culturale, ed economico di tale proposta, che sarebbe una novità assoluta per il mondo dell'arte, solitamente abituato a manifestazioni statiche: fiere, mostre e rassegne, organizzate in spazi chiusi e predefiniti. Un mercato itinerante, un polo d'attrazione in movimento per il pubblico e, perché no, per i mercanti, i collezionisti e gli appassionati d'arte in genere.

L'Aurum, che mi onoro di rappresentare, sarà ben lieta di contribuire, con le proprie password societarie composte da trasparenza e da legalità, alla loro realizzazione. Fatevi avanti.

La porta è finalmente aperta.

In bocca al lupo e buon'asta a tutti.

Toni La Spina

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ARTISTI PARTECIPANTI
Antonella Affronti, Paola Alviano Glaviano, Tania Anile, Rachele Ascanio, Piero Baiamonte, Paolo Benedetti, Alessandra Benini, Romina Berto, Raffaele Boccia, Liliana Bordoni, Luisa Borin (Gigì), Giuseppe Borrello, Francesco Borzani, Anna Branca, Maria Brunereau, Miky Canzi, Domnica Cervaciuc, Cleide, Antonio Cristalli (Alli), Milena Crupi, Giuseppe Della Volpe, Adele D’Ettorre, Roberta Diazzi, Daniela Domenichini, Manolo Espindel, Anna Maria Fazio (Crystal), Beatrice Feo, Maria Ferrara, Sergio Figuccia, Ester Foglia, Alberto Franco, Freeman, Giovanna Garbuio, Felice Giancaspro, Claudio Giulianelli, Giusi Gramegna, Soha Khalil, Andrea Latina, Luigi Lombardo, Sonia Lovo, Maria Grazia Mancino, Giampiero Mancasi, Fiorella Manzini (Fiorella), Angelo Mazzoleni, Marta Melniczuk, Luca Mentasti, Francesco Messina, Roberto Minera, Sonia Mutti, Clara Nicese, Antonino G. Perticone, Mari Jana Pervan, Alex Preti, Marina Profumo, Massimiliano Robino, Leandro Russo, Jeannette Rütsche (Sperya), Andrea Schiavetti, Ryoma Shirai, Mitzi Simonetti, Alfio Sorbello, Anna Lisa Vaianella e Dino Ventura.
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Aurum casa d'aste srl - Via Calatabiano, 44 - Catania
tel. +39 095 445108 - fax +39 095 444433

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