Alfonso Rocchi


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bergamo, Italy

Artist News Alfonso Rocchi

Added Nov 29, 2017
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esposizioni e mostre personali

Alfonso rocchi è nato il 9 giugno 1951 a Villa d’Ogna(BERGAMO)
MOSTRE PERSONALI
1981 Villa d’Ogna(BG)
1982 Clusone(BG),piazza Orologio
1984 Bergamo, Ars Gallery
1985 Bergamo,Galleria dell’immagine(Piazza Vecchia)
1986 Bratto(BG)
1991 Bratto(BG)
1993 Clusone(BG) Piazza Orologio
1994 Clusone(BG) Piazza Orologio
1995 Bergamo,Galleria Il Forno ; Clusone (BG), Galleria Rota
1996 Pradalunga(BG), Sala Cassa Rurale
1997 Clusone(BG),Sala Fanzago ; Sirmione(BS),Palazzo Civico
1998 Bergamo, Centro Culturale S.Bartolomeo ; Ponte S. Pietro(BG) , Galleria d’Arte L’Ariete
2000 Bergamo, Centro Culturale S.Bartolomeo ; Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte
Contemporanea
2001 Salisburgo,Galleria R. & R. SHUBERT
2002 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2004 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2005 Villa d’Ogna(BG) Biblioteca Comunale
2006 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2008 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2010 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2012 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2014 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2016 NEW YORK – AGORA GALLERY – (collettiva) ; Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea
2017 MILANO-GALLERIA STATUTO 13 - (8 novembre - 15 novembre)

2017 Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea(dicembre)

2019  Clusone(BG) ,Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea(agosto-settembre)


Added Nov 29, 2017
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"VARIAZIONI" - mostra personale presso la galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea-Clusone(BG)

Galleria Franca Pezzoli Arte Contemporanea,via Mazzini 39-Clusone(BG)

Saturday 9 December 2017
Friday 19 January 2018

MOSTRA PERSONALE DELLE OPERE DI ALFONSO ROCCHI

19ab.jpg


Added Feb 2, 2015
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testo citico

LA RAPPRESENTAZIONE NELLA PITTURA DI ALFONSO ROCCHI

< pagina iniziale

Parlare di pittura presuppone il forzare l’immagine all’interno di una modalità di rappresentazione che per sua natura non le appartiene. Immagini e parole seguono canali differenti di narrazione e forniscono racconti assai diversi intorno al mondo.


Per questo la parola intorno al quadro è necessariamente labile, precaria, frammentaria: non può essere, in nessun caso, definitoria o interpretativa, se non correndo il rischio di ingabbiare il quadro nel mondo culturale che abita la mente di colui che ne parla.


Accostandosi alla pittura di Rocchi, si rimane colpiti da qualcosa di cui oggigiorno si sente difficilmente parlare in ambito artistico, qualcosa di “innominato”, a cui tuttavia noi tutti aneliamo, ovvero la bellezza.


Sono quadri belli, prima ancora che simbolici, nutriti di archetipi, evocativi… sono innanzitutto belli.


La leziosità gioiosa di talune figure, il loro candore seducente, la femminilità che è tensione e ricerca ma al tempo stesso appagamento sono i volti della bellezza con cui l’artista ci intriga, ci ammalia ed agisce sul nostro mondo interiore.


“Il bello è ciò che piace universalmente senza concetto” disse Kant più di due secoli fa e forse proprio a quest’idea di una bellezza che sia tale non senza ma a prescindere dal concetto dovremmo tornare, per riscoprire il valore profondo, rituale e formativo, di un modo di essere umani che torni ad essere “universale”, ad avere la forza e la potenza del rito, che sia nuovamente capace di farci accedere al sacro.


Ogni opera dipinta è la materializzazione di una rappresentazione destinata all’altro, è al tempo stesso apprensione e restituzione del reale,anche se talvolta il rapporto con il reale può rimanere volontariamente nascosto o andare smarrito nella fruizione dell’opera.


Lo sguardo, attraverso gli occhi, raccoglie dati fisici sul mondo visibile. Di un quadro coglie ad esempio le forme, i colori, la disposizione spaziale degli oggetti, il movimento: tuttavia, il semplice disporre di queste informazioni non consente di conoscere ed interpretare il quadro, poiché il suo “significato” va oltre la dimensione percettiva, va oltre forme, colori, spazi presi singolarmente e scaturisce dall’interazione di ciò che si vede con la mente di colui che guarda, con il mondo interno di colui che osserva.


Già Matisse affermava che per l’artista “vedere è un’operazione creatrice che richiede un certo sforzo” e che si delinea come un configurare il mondo nell’atto stesso in cui lo si guarda. Andiamo oltre ed affermiamo che anche guardare un’opera d’arte è inevitabilmente un’operazione creatrice, poiché il quadro “diviene” e si manifesta non solo in relazione all’intenzionalità dell’artista ma anche in funzione dello sguardo del fruitore.


Il pittore inscena, dipingendo la tela, una “rappresent-azione”, ovvero un’azione che si rappresenta, si narra, affinché qualcuno, guardando, la veda: il quadro presuppone colui che lo guarda e ne gode, colui che è capace, tra gli altri, di trovarlo bello e di sceglierlo affinché divenga parte della sua vita, della sua storia.


I Greci possedevano una sola parola ed un solo concetto per definire l’arte e l’abilità manuale: tekné, a significare ed enfatizzare il ruolo del fare nella genesi dell’arte, fare che noi qui ora interpretiamo come animato da una duplice fiamma, quella prassica e concreta del dipingere il quadro e quella della “rappresent-azione” connessa al fare simbolico dell’intenzionalità che si dispiega.


La percezione dell’opera d’arte non può in questa prospettiva essere considerata solamente un fatto individuale; se la rappresentazione è un fatto sociale è sociale anche la fruizione e si configura come costruzione di senso insieme all’artista che, dipingendo la sua opera, ha scelto di destinarla all’altro affinché la guardasse e ne fruisse.


L’artista non è vita incarnata, è un concetto. Abbiamo costruito attorno al mondo una rete di riferimenti, una cornice culturale che aveva originariamente la funzione di avvicinarci alla comprensione del mondo, ma abbiamo commesso l’errore di scambiare la rete di riferimenti per il mondo. È al mondo che dobbiamo tornare e la pittura, come apertura nei confronti della bellezza e della sacralità può aiutarci a realizzare questo ritorno; l’artista diviene allora guida, apertura alla bellezza che abita il mondo.
Forse è questo il motivo per cui le opere di Alfonso Rocchi continuano ad affascinarci, perché nelle sue figure di donna, così spesso rappresentate e ritratte nell’atto di abbozzare un sorriso, la bocca schiusa, l’espressione vaga e lo sguardo talvolta perso in un altrove, troviamo sì l’alterità della pittura rispetto al mondo ma anche la sua imprescindibile vicinanza alla nostra psiche, al nostro mondo interiore. I volti di quelle donne, nella loro bellezza, ci ricongiungono al mondo, ne mostrano la bellezza, ci aiutano a desiderarla in noi ed a riconoscerla e rispettarla fuori di noi.
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LO STUPORE DELLA BELLEZZA
Ci sono momenti nella storia dell’arte in cui un’artista ha nelle mani il potere di mostrare la bellezza fino al punto in cui questa diventa stupore. Divino o terreno non conta. Purchè ci consoli del male dell’esistenza.
Rocchi appunto lavora sul tema della bellezza folgorante e insolita che diventa, quadro dopo quadro, compendio dell’idea di perfezione calata nella quotidianità della vita.
Per certi pittori il bello è una dottrina, un’icona da immortalare e rendere percepibile ai distratti, ai illusi, a chi ha perso la speranza della serenità. Rarefatti e pacati, i lavori di quest’artista distante dalle mode e dai modi del mercato, dicono di una passione naturale per il senso profondo dell’arte che innanzitutto è presenza e compromissione con la realtà. Le fanciulle di Rocchi, abbigliate e costruire come ragazze del cinquecento raffigurano non solo se stesse ma ripropongono un tipo, quello della dea-donnasogno-donnadesiderata-futuramadre che contiene tutte le possibili valenze dell’eterno femminino.
Rifacendosi alla maniera antica, il lavoro di Rocchi arriva all’osservatore come visione nella quale la figurazione si esprime sotto specie di linea e contorno. Ma ci sono con i predecessori le debite differenze.
Fino alla fine del Rinascimento il ritratto ,non accontentandosi di riprodurre le fattezze del soggetto, introduce nel contesto degli elementi idealizzati. Così nei dipinti oltre agli oggetti che significano la ricchezza e il prestigio, gioielli, broccati, acconciature, compaiono animali e fiori simbolici derivati dalla pittura sacra. Nelle opere entrano il cagnolino significante la fedeltà, il giglio che indica l’innocenza, la rosa la passione umana, Rocchi usa il cardo significante il Cristo che si immola per la razza umana. Importante poi è la posa. Il viso deve essere purissimo e stagliarsi sullo sfondo come un cameo, sia quando compare su uno sfondo scuro, sia quando alle sue spalle cresca un paesaggio collinare e liquoroso. Su tutte le meraviglie dei maestri amati da Rocchi basti ricordare il Ritratto di donna del Pollaiolo. La giovane vista di profilo con il cielo per sfondo forse aveva come cornice originale ,oggi perduta, il motivo del vano di una finestra. Indossa un corpetto scollato, allacciato con una serie ravvicinata di bottoni e mostra una elaborata acconciatura con “reticella gemmata a cuffia”(Levi Pisetzky,VIII,1957)di straordinaria eleganza. il velo che copre le orecchie trattiene i capelli arrotolati sulla nuca morbidamente. la massa bionda è circondata da un filo di piccole pere, infilate in modo da creare un movimento alternato che si chiude al centro della testa. Attorno al collo pende una collana in cui si alterano tre perle bianche e una nera, completata da un pendente con rubino. L’identità di questa deliziosa figura femminile non è nota e questo le ha permesso di valeggiare fino a noi con tutta la grazia e il mistero che le si addicono. Questo dipinto famosissimo riassume l’ideale di una figura slanciata, perfetta, bellissima a metà strada tra la Musa e la donna amata che se in epoca romana rappresentava la Fama e la Vittoria, mentre per la chiesa ha sempre incarnato il valore della Virtù ; nel XV E XVI secolo diventa simbolo delle attività della mente e della qualità dell’anima.
Dal canto loro le fanciulle di Rocchi di solito compaiono in campo scuro, un debito che Rocchi ha contratto da tempo con la pittura fiamminga a partire dalle opere quasi miniate di Jan van Eych, per continuare con Antonella da Messina e di seguito con buona parte della ritrattistica del XVI secolo. Di rado le sue ragazze sono ritratte al mare o in campagna. Sembrano immobili, eppure si muovono lentamente fino a girarsi verso chi le guarda. Ma la curiosità dell’osservatore non potrà scalfire la loro distanza e la fierezza. Appartengono a un mondo ideale dal qual piovono idee e sensazioni sulle nostre teste, ma dove non è necessario entrare.
Posseggono la grazia, un misto di superiorità e sprezzatura che non è propria delle persone qualunque. Hanno volti ovali di dolcezza imperiosa, incarnato magnolia fragile e in procinto nel sciogliersi nell’aria, occhi spalancati sul mondo, sguardo rivolto al futuro fuori dalla cornice del dipinto, bocche piccole e carnose appena dischiuse al sorriso, acconciature elaborate con cerchietti incrostati di perle, quando non portano cespugli di rose multicolore che coltivano la perfezione della fronte e l’arco nobile delle sopracciglie. Sono sottili come giunchi, eleganti nella posa, calme nella postura, assorte nelle proprie intimità di giovani con ancora un lungo percorso da compiere. Rocchi, che pur cita di continuo i grandi come Pollaiolo, o Leonardo, fino a Modigliano in quei lunghi colli sinuosi librati su spalle acerbe e intocche dell’uomo, ha inventato un nuovo personaggio nell’arte contemporanea, quello di una giovane che conserva il mistero e la freschezza della donna angelicata pur compromettendosi con il mondo contemporaneo. I suoi dipinti imperniati su un discorso poetico nato nelle corti rinascimentali, sono tessuti di brevi note collocate a margine che dichiarano tuttavia la temporalità del soggetto. Sul buio assoluto dello sfondo spicca la protagonista. a una prima verifica diresti trattarsi di una nobile pulzella il cui padre aspiri a contrarre per lei un grande matrimonio di quelli che aumenteranno il prestigio della famiglia e garantiranno alla prole possedimenti e inviati a corte. E invece no. Le delicati mani dalle dita affusolate non accarezzano un libro miniato di Anselmo, ma hanno appena appoggiato sul tavolo una bottiglia di coca-cola. Qui Rocchi innesta la propria appartenenza alla modernità su una pittura di rarefatta perfezione. Proprio come aveva fatto Andy Warhol nell’America corpulenta e consumista degli anni Sessanta, l’artista bergamasco si serve della bevanda amata per traghettare le sue signorine nel terzo millennio. Del resto la coca-cola sembra davvero una bevanda in grado di attraversare spazio e tempo, visto che persino il Bambino Gesù, nelle avventure di Maternità di Rocchi, la preferisce al seno di Maria. Uno scherzo del villaggio globale? Piuttosto un segno dell’epoca, un divertissement per sostenere che la pittura può raccontare le medesime storie servendosi di tecniche simili ma mischiando i contenuti. Una questione che Dante aveva a suo tempo attribuito agli artisti il diritto di condividere il soffio di Dio. A dire che l’arte ha il potere di anticipare o posticipare a suo piacimento l’essere e il dover essere, il gusto e la libertà dai gusti, la moda e l’eccentricità. Purchè parlando si discute sempre e comunque la bellezza.
Del resto, a dirla con Rocchi, hanno sempre perduto il senno per amore di una fanciulla. Perché la bellezza suggerisce il sublime e da ogni riposto della storia nessuno ha mai potuto senza desiderarne la presenza.
Anna Caterina Bellati
Venezia, giugno 2010


Added Feb 21, 2012
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Opere in esposizione

Opere esposte in permanenza nella galleria FRANCA PEZZOLI ARTE CONTEMPORANEA-Clusone(BG) 

 

                                                                                                                                          

                                                                                                                        

                                                 

 


Added May 11, 2007
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opere esposte in permanenza

opere di Alfonso Rocchi sono esposte in permanenza presso la galleria FRANCA PEZZOLI ARTE CONTEMPORANEA-CLUSONE(BG)


Added May 11, 2007
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tecnica pittorica

quadri a olio: su tavola preparata artigianalmente(tela incollata su compensato e ricoperta di più strati di gesso +colla totin)----------
quadri a tempera:su tavola preparata come sopra descritto,e colori temperati all'uovo.


Added May 11, 2007
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Lo stupore della bellezza-testo critico di Anna Caterina Bellati-luglio 2010

Lo stupore della bellezza.

Ci sono momenti nella storia dell’arte in cui un’artista ha nelle mani il potere di mostrare la bellezza fino al punto in cui questa diventa stupore. Divino o terreno non conta. Purchè ci consoli del male dell’esistenza.
Rocchi appunto lavora sul tema della bellezza folgorante e insolita che diventa, quadro dopo quadro, compendio dell’idea di perfezione calata nella quotidianità della vita.
Per certi pittori il bello è una dottrina, un’icona da immortalare e rendere percepibile ai distratti, ai illusi, a chi ha perso la speranza della serenità. Rarefatti e pacati, i lavori di quest’artista distante dalle mode e dai modi del mercato, dicono di una passione naturale per il senso profondo dell’arte che innanzitutto è presenza e compromissione con la realtà. Le fanciulle di Rocchi, abbigliate e costruire come ragazze del cinquecento raffigurano non solo se stesse ma ripropongono un tipo, quello della dea-donnasogno-donnadesiderata-futuramadre che contiene tutte le possibili valenze dell’eterno femminino.
Rifacendosi alla maniera antica, il lavoro di Rocchi arriva all’osservatore come visione nella quale la figurazione si esprime sotto specie di linea e contorno. Ma ci sono con i predecessori le debite differenze.
Fino alla fine del Rinascimento il ritratto ,non accontentandosi di riprodurre le fattezze del soggetto, introduce nel contesto degli elementi idealizzati. Così nei dipinti oltre agli oggetti che significano la ricchezza e il prestigio, gioielli, broccati, acconciature, compaiono animali e fiori simbolici derivati dalla pittura sacra. Nelle opere entrano il cagnolino significante la fedeltà, il giglio che indica l’innocenza, la rosa la passione umana, Rocchi usa il cardo significante il Cristo che si immola per la razza umana. Importante poi è la posa. Il viso deve essere purissimo e stagliarsi sullo sfondo come un cameo, sia quando compare su uno sfondo scuro, sia quando alle sue spalle cresca un paesaggio collinare e liquoroso. Su tutte le meraviglie dei maestri amati da Rocchi basti ricordare il Ritratto di donna del Pollaiolo. La giovane vista di profilo con il cielo per sfondo forse aveva come cornice originale ,oggi perduta, il motivo del vano di una finestra. Indossa un corpetto scollato, allacciato con una serie ravvicinata di bottoni e mostra una elaborata acconciatura con “reticella gemmata a cuffia”(Levi Pisetzky,VIII,1957)di straordinaria eleganza. il velo che copre le orecchie trattiene i capelli arrotolati sulla nuca morbidamente. la massa bionda è circondata da un filo di piccole pere, infilate in modo da creare un movimento alternato che si chiude al centro della testa. Attorno al collo pende una collana in cui si alterano tre perle bianche e una nera, completata da un pendente con rubino. L’identità di questa deliziosa figura femminile non è nota e questo le ha permesso di valeggiare fino a noi con tutta la grazia e il mistero che le si addicono. Questo dipinto famosissimo riassume l’ideale di una figura slanciata, perfetta, bellissima a metà strada tra la Musa e la donna amata che se in epoca romana rappresentava la Fama e la Vittoria, mentre per la chiesa ha sempre incarnato il valore della Virtù ; nel XV E XVI secolo diventa simbolo delle attività della mente e della qualità dell’anima.
Dal canto loro le fanciulle di Rocchi di solito compaiono in campo scuro, un debito che Rocchi ha contratto da tempo con la pittura fiamminga a partire dalle opere quasi miniate di Jan van Eych, per continuare con Antonella da Messina e di seguito con buona parte della ritrattistica del XVI secolo. Di rado le sue ragazze sono ritratte al mare o in campagna. Sembrano immobili, eppure si muovono lentamente fino a girarsi verso chi le guarda. Ma la curiosità dell’osservatore non potrà scalfire la loro distanza e la fierezza. Appartengono a un mondo ideale dal qual piovono idee e sensazioni sulle nostre teste, ma dove non è necessario entrare.
Posseggono la grazia, un misto di superiorità e sprezzatura che non è propria delle persone qualunque. Hanno volti ovali di dolcezza imperiosa, incarnato magnolia fragile e in procinto nel sciogliersi nell’aria, occhi spalancati sul mondo, sguardo rivolto al futuro fuori dalla cornice del dipinto, bocche piccole e carnose appena dischiuse al sorriso, acconciature elaborate con cerchietti incrostati di perle, quando non portano cespugli di rose multicolore che coltivano la perfezione della fronte e l’arco nobile delle sopracciglie. Sono sottili come giunchi, eleganti nella posa, calme nella postura, assorte nelle proprie intimità di giovani con ancora un lungo percorso da compiere. Rocchi, che pur cita di continuo i grandi come Pollaiolo, o Leonardo, fino a Modigliano in quei lunghi colli sinuosi librati su spalle acerbe e intocche dell’uomo, ha inventato un nuovo personaggio nell’arte contemporanea, quello di una giovane che conserva il mistero e la freschezza della donna angelicata pur compromettendosi con il mondo contemporaneo. I suoi dipinti imperniati su un discorso poetico nato nelle corti rinascimentali, sono tessuti di brevi note collocate a margine che dichiarano tuttavia la temporalità del soggetto. Sul buio assoluto dello sfondo spicca la protagonista. a una prima verifica diresti trattarsi di una nobile pulzella il cui padre aspiri a contrarre per lei un grande matrimonio di quelli che aumenteranno il prestigio della famiglia e garantiranno alla prole possedimenti e inviati a corte. E invece no. Le delicati mani dalle dita affusolate non accarezzano un libro miniato di Anselmo, ma hanno appena appoggiato sul tavolo una bottiglia di coca-cola. Qui Rocchi innesta la propria appartenenza alla modernità su una pittura di rarefatta perfezione. Proprio come aveva fatto Andy Warhol nell’America corpulenta e consumista degli anni Sessanta, l’artista bergamasco si serve della bevanda amata per traghettare le sue signorine nel terzo millennio. Del resto la coca-cola sembra davvero una bevanda in grado di attraversare spazio e tempo, visto che persino il Bambino Gesù, nelle avventure di Maternità di Rocchi, la preferisce al seno di Maria. Uno scherzo del villaggio globale? Piuttosto un segno dell’epoca, un divertissement per sostenere che la pittura può raccontare le medesime storie servendosi di tecniche simili ma mischiando i contenuti. Una questione che Dante aveva a suo tempo attribuito agli artisti il diritto di condividere il soffio di Dio. A dire che l’arte ha il potere di anticipare o posticipare a suo piacimento l’essere e il dover essere, il gusto e la libertà dai gusti, la moda e l’eccentricità. Purchè parlando si discute sempre e comunque la bellezza.
Del resto, a dirla con Rocchi, hanno sempre perduto il senno per amore di una fanciulla. Perché la bellezza suggerisce il sublime e da ogni riposto della storia nessuno ha mai potuto senza desiderarne la presenza.
Anna Caterina Bellati
Venezia, giugno 2010


Added May 11, 2007
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wind

FINALISTA DEL "PREMIO ARTE MONDADORI 1992" e

FRA I VINCITORI DEL" PREMIO ARTE MONDADORI 2000"


Added May 11, 2007
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Alfonso rocchi e' nato il 9 giugno 1951 a Villa d'Ogna(BG),dove attualmente ha lo studio.


Added May 11, 2007
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ai sigg. visitatori:mi scuso per l'incompletezza ma il sito e' ancora in fase di allestimento


Added May 11, 2007
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LA RAPPRESENT-AZIONE NELLA PITTURA DI ALFONSO ROCCHI

LA RAPPRESENT-AZIONE NELLA PITTURA DI ALFONSO ROCCHI

Parlare di pittura presuppone il forzare l’immagine all’interno di una modalità di rappresentazione che per sua natura non le appartiene. Immagini e parole seguono canali differenti di narrazione e forniscono racconti assai diversi intorno al mondo.
Per questo la parola intorno al quadro è necessariamente labile, precaria, frammentaria: non può essere, in nessun caso, definitoria o interpretativa, se non correndo il rischio di ingabbiare il quadro nel mondo culturale che abita la mente di colui che ne parla.
Accostandosi alla pittura di Rocchi, si rimane colpiti da qualcosa di cui oggigiorno si sente difficilmente parlare in ambito artistico, qualcosa di “innominato”, a cui tuttavia noi tutti aneliamo, ovvero la bellezza.
Sono quadri belli, prima ancora che simbolici, nutriti di archetipi, evocativi… sono innanzitutto belli.
La leziosità gioiosa di talune figure, il loro candore seducente, la femminilità che è tensione e ricerca ma al tempo stesso appagamento sono i volti della bellezza con cui l’artista ci intriga, ci ammalia ed agisce sul nostro mondo interiore.
“Il bello è ciò che piace universalmente senza concetto” disse Kant più di due secoli fa e forse proprio a quest’idea di una bellezza che sia tale non senza ma a prescindere dal concetto dovremmo tornare, per riscoprire il valore profondo, rituale e formativo, di un modo di essere umani che torni ad essere “universale”, ad avere la forza e la potenza del rito, che sia nuovamente capace di farci accedere al sacro.
Ogni opera dipinta è la materializzazione di una rappresentazione destinata all’altro, è al tempo stesso apprensione e restituzione del reale,anche se talvolta il rapporto con il reale può rimanere volontariamente nascosto o andare smarrito nella fruizione dell’opera.
Lo sguardo, attraverso gli occhi, raccoglie dati fisici sul mondo visibile. Di un quadro coglie ad esempio le forme, i colori, la disposizione spaziale degli oggetti, il movimento: tuttavia, il semplice disporre di queste informazioni non consente di conoscere ed interpretare il quadro, poiché il suo “significato” va oltre la dimensione percettiva, va oltre forme, colori, spazi presi singolarmente e scaturisce dall’interazione di ciò che si vede con la mente di colui che guarda, con il mondo interno di colui che osserva.
Già Matisse affermava che per l’artista “vedere è un’operazione creatrice che richiede un certo sforzo” e che si delinea come un configurare il mondo nell’atto stesso in cui lo si guarda. Andiamo oltre ed affermiamo che anche guardare un’opera d’arte è inevitabilmente un’operazione creatrice, poiché il quadro “diviene” e si manifesta non solo in relazione all’intenzionalità dell’artista ma anche in funzione dello sguardo del fruitore.
Il pittore inscena, dipingendo la tela, una “rappresent-azione”, ovvero un’azione che si rappresenta, si narra, affinché qualcuno, guardando, la veda: il quadro presuppone colui che lo guarda e ne gode, colui che è capace, tra gli altri, di trovarlo bello e di sceglierlo affinché divenga parte della sua vita, della sua storia.
I Greci possedevano una sola parola ed un solo concetto per definire l’arte e l’abilità manuale: tekné, a significare ed enfatizzare il ruolo del fare nella genesi dell’arte, fare che noi qui ora interpretiamo come animato da una duplice fiamma, quella prassica e concreta del dipingere il quadro e quella della “rappresent-azione” connessa al fare simbolico dell’intenzionalità che si dispiega.
La percezione dell’opera d’arte non può in questa prospettiva essere considerata solamente un fatto individuale; se la rappresentazione è un fatto sociale è sociale anche la fruizione e si configura come costruzione di senso insieme all’artista che, dipingendo la sua opera, ha scelto di destinarla all’altro affinché la guardasse e ne fruisse.
L’artista non è vita incarnata, è un concetto. Abbiamo costruito attorno al mondo una rete di riferimenti, una cornice culturale che aveva originariamente la funzione di avvicinarci alla comprensione del mondo, ma abbiamo commesso l’errore di scambiare la rete di riferimenti per il mondo. E’ al mondo che dobbiamo tornare e la pittura, come apertura nei confronti della bellezza e della sacralità può aiutarci a realizzare questo ritorno; l’artista diviene allora guida, apertura alla bellezza che abita il mondo.
Forse è questo il motivo per cui le opere di Alfonso Rocchi continuano ad affascinarci, perché nelle sue figure di donna, così spesso rappresentate e ritratte nell’atto di abbozzare un sorriso, la bocca schiusa, l’espressione vaga e lo sguardo talvolta perso in un altrove, troviamo sì l’alterità della pittura rispetto al mondo ma anche la sua imprescindibile vicinanza alla nostra psiche, al nostro mondo interiore. I volti di quelle donne, nella loro bellezza, ci ricongiungono al mondo, ne mostrano la bellezza, ci aiutano a desiderarla in noi ed a riconoscerla e rispettarla fuori di noi.

Delfina Maffeis

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Very good work !


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(Painting, 19.4x14.9x0.4 in)


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27ab-nobildonna con coca cola
(Painting, 19.9x16.8x0.4 in)


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24ax-fanciulla in rosa
(Painting, 19.2x17.1x0.4 in)


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21ax-nobildonna con gatto blu
(Painting, 17.5x13.6x0.4 in)


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20ax-Leda e il cigno
(Painting, 17.2x13.9x0.4 in)


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20ab -Leda e il cigno
(Painting, 21.6x17.8x0.4 in)


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