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Piero Racchi


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Acqui Terme, Italy

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Piero Racchi ovvero l’urlo della Natura

I veri viaggiatori - diceva Baudelaire - sono quelli soli che partono per partire, senz’avere né meta né ragione. E si avventurano, temerari, nell’ignoto, anche a costo di naufragare, fidando nel loro estro di visionari. Come i cavalieri erranti del medioevo che s’inoltravano nella foresta, a caso: tanto sapevano che prima o poi qualcosa sarebbe accaduto. Così anche Piero Racchi, artista a suo modo unico e poliedrico, che trascorre con disinvoltura... Read More
Piero Racchi ovvero l’urlo della Natura

I veri viaggiatori - diceva Baudelaire - sono quelli soli che partono per partire, senz’avere né meta né ragione. E si avventurano, temerari, nell’ignoto, anche a costo di naufragare, fidando nel loro estro di visionari. Come i cavalieri erranti del medioevo che s’inoltravano nella foresta, a caso: tanto sapevano che prima o poi qualcosa sarebbe accaduto. Così anche Piero Racchi, artista a suo modo unico e poliedrico, che trascorre con disinvoltura dalla poesia al romanzo, dalla musica all’arte figurativa, raggiungendo nell’ambito plastico-pittorico esiti di grande originalità e di sicuro rilievo. La selva in cui egli si muove è il mondo stravolto dalla tecnologia e dal consumismo, dove la natura, straziata e mortificata, sembra relegata a un ruolo ancillare. L’artificiale domina incontrastato, disseminando però la terra di liquami e di spazzatura. Di ruderi e di macerie. L’uomo stesso è ormai prigioniero della “gabbia d’acciaio” da lui forgiata: una gabbia che assume a tratti le sembianze di una locomotiva impazzita, che procede a velocità folle in una notte fosforescente di luminarie innaturali. La prospettiva è ovviamente la catastrofe, divinata da Racchi con lucidità di veggente. La selva diventa una sorta di labirinto dove, a ogni svolta, s’incontrano i mostri prodotti dal sonno della ragione. A ogni passo è lo scialo. Scarti, relitti, rifiuti ingombrano il sentiero. Sunt lacrimae rerum. La natura piange, alla stregua del “ciarpame reietto” su cui si fonda il duplice trionfo della moda e della tecnologia. Qui il serpente si morde davvero la coda: la moda divora ogni giorno se stessa, la tecnologia si nutre della propria obsolescenza. Si rinnova così il mito di Crono che ingoia i suoi figli. È la parabola - oscena - della modernità.
Ma se l’apocalisse è un destino che affolla di incubi e di sogni premonitori l’inquieta veglia di Racchi, egli ne fa pure la sua musa ispiratrice. Non solo perché, da buon samaritano, si sofferma a contemplare pietoso i guasti e le lacerazioni provocati dal “sistema” - per dirla secondo il lessico sessantottino -, a raccogliere per via, tra le scorie e le deiezioni che si affastellano a cielo aperto nei cimiteri di macchine, le povere reliquie, inani e inanimate, di tanto scempio - i suoi “ossi di seppia” -, sì anche perché si azzarda a riciclarle, a ridare loro una dignità, un senso (che forse non hanno mai avuto), inserendole, come tessere di mosaico o, meglio, come cellule di un organismo a suo modo vivente, in un progetto artistico che non ha nulla di premeditato, ma che sono esse stesse a suggerire, a proporre, a indirizzare. Non si tratta tanto - sulla scia di Kurt Schwitters - di riqualificare esteticamente oggetti inutili e desueti, siano essi vilipesi cascami della tecnologia o rimorti lacerti di natura, quanto di insufflare in essi una nuova vita. L’operazione ha in sé qualcosa di artificiale, ma, a ben guardare, va in direzione opposta a quella seguita dal progresso tecnico-scientifico, che tende a sostituire la macchina all’uomo e l’inorganico all’organico. Il sogno di Racchi non è quello faustiano di dominare la natura, ma, se mai, quello prometeico di salvaguardare l’umanità, rivendicandone il carattere, appunto, “naturale”. Non è rescindendo le radici dalla terra o, peggio, stuprandola e sfregiandola, senza ragione e senza misura, che l’uomo può sperare di vivere meglio. La vita è una sola e affonda le sue radici nella natura.
L’arte di Racchi è sì teknē, alla lettera, ma nulla ha della hybris della moderna tecnologia. Essa nasce infatti dal rispetto per le cose, anche le più umili, e si mette al loro servizio. Il messaggio che ne deriva non è dunque volontaristico, viziato da una soggettività ridondante. Anzi, non è nemmeno premeditato, essendo in gran parte espressione dell’inconscio, di una forza che trascende cioè gli angusti confini dell’io e, forse, della stessa persona. Parlare di assemblaggi potrebbe allora apparire riduttivo, in quanto le pitture-sculture di Racchi sono in realtà delle concrezioni viventi, le quali sembrano autogenerarsi, in un assiduo e libero rampollare che ricorda l’inesausta proliferazione delle madrepore. Rami, radiche, tronchi, semi, valve di conchiglie, felci, pigne e via enumerando sono i materiali - l’alfabeto, diremmo - di cui l’artista si serve per svolgere un discorso che, pur nella varietà dei suoi esiti, ha la perentoria e parossistica ossessività delle fissazioni. Il pianto (e il rimpianto) della natura si fa urlo disperato di denuncia e di protesta, ma anche di rivalsa. Essa, infatti, fagocita e assorbe nell’esasperato vitalismo delle sue metamorfosi anche l’altro-da-sé, le forme e i corpi estranei della tecnologia, imprigionandoli nella sua ragnatela. L’assimilazione passa attraverso un sottile e complicato processo di pepsi che finisce per ridisegnare le forme originarie dei reperti o, meglio, per alterarne - o abolirne - la funzionalità.
Caos e calcolo convivono in un equilibrio di contrapposte tensioni, dando vita a efflorescenze fantasiose, a sculture polimateriche che hanno l’allucinata parvenza di certe chimere. Su tutto si stende poi, assecondando una tecnica già sperimentata da Claes Oldenberg, la lucida bava del colore, che congela in una dimensione onirica, fortemente straniata, le anfibie, ambigue “visioni” dell’artista. Un cromatismo algido e acceso ne investe i particolari e fa degli objets trouvés che ne formano il tessuto connettivo tutt’altre cose, tanto più irreali quanto più all’apparenza individuabili. La patina traslucida che li impermeabilizza contribuisce a srealizzarli, sottraendoli all’hic et nunc, ma solo per dar forma ectoplasmatica alle speranze e ancor più alle paure dell’artista. Presagi o auspici, queste surreali creazioni a metà tra la pittura e la scultura sono dunque mere proiezioni dell’inconscio (magari di un incoscio in senso hartmanniano) ed hanno la petulanza un po’ sinistra - e quindi inquietante - degli incubi. Sono fiori che nascono, montalianamente, dalle macerie dell’abisso, espressione turbata di un’anima mundi che si sente minacciata nella sua integrità dalla sfida tecnologica e dalla connessa volontà di potenza della moderna civiltà delle macchine. Fiori, se non del male, del malessere che pervade la nostra società. Come ebbe a scrivere Italo Calvino: “Più le nostre case sono illuminate e prospere più le loro mura grondano fantasmi; i sogni del progresso e della razionalità sono visitati da incubi”. Ora, a chi - come Racchi - ha occhi per vedere e orecchi per udire i segnali d’allarme (l’urlo o - per dirla con Lucrezio - i “latrati”) che provengono dalla natura non possono certo sfuggire. E da artista qual è se ne fa audace e puntuale interprete.

CARLO PROSPERI







Piero Racchi ou le cri de la nature

     Les vrais voyageurs - Baudelaire - ceux qui commencent tout juste à aller, sans avoir ni but ni raison. Et risque, audace, inconnu, même au prix de sombrer, se fiant à leur fantaisie visionnaires. Comme les chevaliers du Moyen Age que s'inoltravano dans la forêt, dans le cas: à la fois savaient que quelque chose tôt ou tard, allait se passer. Ainsi, même Piero Racchi artiste à sa manière unique et polyvalent, qui passe avec aisance de la poésie à la fiction, la musique, l'art figuratif, atteignant en plastique picturales des résultats d'une grande originalité et d'assurer des secours. La forêt dans laquelle il se déplace, c'est le monde à l'envers par la technologie et du consumérisme, où la nature, torturé et humilié, semble relégué à un rôle secondaire. L'artificiel domine, la diffusion, cependant, la terre des eaux usées et des ordures. De ruines et de décombres. L'homme lui-même est maintenant un prisonnier de la «cage de fer» qui a forgé: une cage qui prend parfois la forme d'une locomotive folle, qui se déroule à une vitesse vertigineuse sur une nuit lumières phosphorescentes naturelle. La perspective est bien sûr la catastrophe, divinata de Racchi à la clarté de voyant. La forêt devient une sorte de labyrinthe où, à chaque tour, de rencontrer les monstres produites par le sommeil de la raison. Chaque étape consiste à gaspiller. Déchets, débris, détritus ordures du chemin. Lacrimae sunt rerum. La nature pleure, comme le «paria indésirable» sur laquelle le double triomphe de la mode et de la technologie. Ici, le serpent se mord la queue vraiment: la mode dévore lui-même tous les jours, la technologie est nourrie par leur propre obsolescence. Il renouvelle le mythe de Cronos avaler ses enfants. C'est la parabole - obscène - de la modernité.
      Mais si l'apocalypse est un destin que les foules de cauchemars et rêves prémonitoires l'Racchi veillée agité, il fait même sa muse. Non seulement parce que, comme un bon samaritain, s'arrête pour contempler échecs pitoyables et des lacérations causées par le «système» - pour reprendre les termes selon le sessantottino lexique - pour collecter le long du chemin, entre les déchets et les déjections qui s'accumulent à l'air libre cimetières de machines, les pauvres, les reliques ineptes et inanimés, de temps à l'abattage - son «os de seiche» - oui aussi parce qu'elle ose à recycler, à restaurer leur dignité, un sentiment (peut-être jamais eu) en les insérant dans les carreaux de mosaïque, ou plutôt, comme les cellules d'un organisme vivant dans son propre chemin dans un projet artistique qui n'a rien prémédité, mais qui sont eux-mêmes à suggérer, proposer à traiter. Pas tellement - dans le sillage de Kurt Schwitters - de recycler des objets esthétiquement obsolètes et inutiles, qu'ils soient vilipendés technologie déchets rimorti ou des fragments de la nature, comment faire sauter dans une nouvelle vie. L'opération a quelque chose d'artificiel, mais un examen plus approfondi, il devrait être dans la direction opposée à celle suivie par le progrès scientifique et technique, qui tend à remplacer l'homme-machine et l'organique inorganique. Le rêve de Racchi n'est pas faustien dominer la nature, mais, le cas échéant, l'Promethean pour sauvegarder l'humanité, affirmant le caractère, en fait, «naturel». Pas annuler les racines de la terre, ou pire, stuprandola et sfregiandola, sans raison et sans mesure, que l'homme peut espérer vivre mieux. La vie est un et a ses racines dans la nature.
      L'art de Racchi Tekne est oui, à la lettre, mais rien n'a l'orgueil de la technologie moderne. Elle est née en raison du respect pour les choses, même les. Plus humble, et mettre à leur service Le message qui suit n'est donc pas volontaire, entachée de subjectivité redondante. En effet, il n'est même pas prémédité, étant en grande partie l'expression de l'inconscient, c'est à dire une force qui transcende les limites étroites de l'ego, et peut-être la même personne. En parlant de montage peut alors sembler simpliste, comme le Racchi peintures-sculptures sont en train de vivre des concrétions, qui semblent à l'auto-générer, dans un rampollare rappelle prolifération régulier et libre inépuisable de coraux. Des branches, des racines, des journaux, des graines, coquillages coquillages, des fougères, des pommes de pin et la liste continue sont les matériaux - l'alphabet, nous dirions - dont l'artiste utilise pour effectuer un discours qui, malgré la variété de ses résultats, a possessivité extrême péremptoire et des fixations. L'usine (regret) la nature devient cri désespéré de plainte et de protestation, mais aussi pour se venger. En fait, il engloutit et absorbe la vitalité de ses métamorphoses nell'esasperato les autre-que-soi, des formes et de la technologie étrangère, les emprisonnant dans sa toile. L'assimilation par le biais d'un processus subtil et compliqué qui se termine Pepsi de redessiner les formes originales des objets, ou plutôt de modifier - ou abolir - la fonctionnalité.
      Le chaos et de calcul coexistent dans un équilibre de tensions opposées, donnant lieu à des efflorescences sculptures originales dans différents matériaux qui ont l'apparence de certaines chimères hallucinatoires. Sur tous les mensonges, puis, cédant à une technique déjà connu par Claes Oldenburg, la bave luisante de couleur, ce qui fige dans une dimension onirique, fortement aliénés, les amphibies ambiguës «visions» de l'artiste. Chromatisme sur glace et les référer aux détails et rend des objets trouvés qui forment le tissu conjonctif choses totalement différentes, le plus irréel que apparemment identifié. Le revêtement translucide qui permet de les imperméabiliser srealizzarli, les retirer de l'ici et maintenant, mais seulement pour donner forme ectoplasmiques les espoirs et les craintes de l'artiste encore plus. Présages ou auspices, ces créations surréalistes, quelque part entre la peinture et la sculpture sont donc de simples projections de l'inconscient (peut-être un sentiment inconscient de hartmanniano) et a la pétulance gauche un peu "- cauchemars - et donc troublant. Ce sont des fleurs qui naissent, montalianamente, dans les décombres de l'abîme, l'expression perturbée d'un mundi âme qui se sent menacé dans son intégralité par le défi technologique et le désir liée à la puissance de la civilisation moderne de machines. Fleurs, si elle n'est pas mal, le malaise qui règne dans notre société. Comme il l'écrit Italo Calvino: «Les plus éclairés de nos maisons sont plus prospères et leurs parois sont dégoulinant fantômes, les rêves de progrès et de rationalité sont visités par des cauchemars." Maintenant, ceux qui - comme Racchi - a des yeux pour voir et des oreilles pour entendre les signaux d'avertissement (le cri ou - selon les mots de Lucrèce - le «chien») qui proviennent de la nature ne peut guère échapper. Et si un artiste interprète rend gras et en temps opportun.

                                                              CHARLES PROSPER

Opening Hours

MOSTRE:
1983 - Collettiva. Ex caserma C. Battisti. Acqui Terme (AL)
1983 - Collettiva. Palazzo Saracco. Acqui Terme. (AL)
1984 - Collettiva di Natale. Ex caserma C. Battisti. Acqui Terme. (AL)
1985 - Collettiva di Natale. Albergo Nuove Terme. Acqui Terme. (AL)
1986 - PERSONALE, Grafica " Acqui vecchia " Enoteca. Acqui Terme. (AL)
1986 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1987 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1993 - Collettiva, "Arte poesia e musica" Palazzo R. Acqui Terme. (AL)
1993 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1994 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Pal. Robellini Acqui Terme. (AL)
1994 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1994 - Collettiva. " Telethon " Banca Bnl. Acqui Terme. (AL)
1995 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Pal. Robellini. Acqui Terme. (AL)
1995 - Collettiva di scultura. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1995 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1995 - PERSONALE. Galleria " SEGNALI " Alessandria.
1996 - Coll. Arte informale ed astratta. Pal. Robellini. Acqui Terme. (AL)
1996 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Pal. Robellini. Acqui Terme. (AL)
1996 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall, Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1996 - Collettiva di scultura. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1997 - PERSONALE: Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
1997 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1998 - PERSONALE. Camera del lavoro. Alessandria.
1998 - Collettiva di arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1998 - Collettiva, Scultura. Ex caserma C. Battisti. Acqui Terme. (AL)
1998 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini Acqui Terme. (AL)
1999 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
1999 - Scultura ad Acqui Terme. A cura di Ivana Mulatero. (AL)
1999 - Pittura e scultura sotto le stelle. Frugarolo. (AL)
1999 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2000 - Mostra pittura e scultura. "Colore" Serra del castello di Piovera. (AL)
2000 - Pittura e scultura sotto le stelle. Frugarolo. (AL)
2001 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2001 - Collettiva. Pittura, scultura. Serra del castello di Piovera. (AL)
2001 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
2001 - Collettiva di Natale, Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2002 - Mostra di scultura permanente. " Fossili Moderni " Piovera. (AL)
2002 - Collettiva. " Arte, poesia e musica " Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2002 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo B. (AL)
2002 - Collettiva di Natale. Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2003 - Mostra a Cessole (AL) Col pittore svizzero Hans Faes.
2003 - PERSONALE. Enoteca regionale castello di Mango. (CN)
2003 - Collettiva. " Arte poesia e musica " Palazzo Robellini. Acqui Terme. (AL)
2003 - Collettiva. " Percorsi di scultura 2003 " Acqui Terme. (AL)
2003 - Collettiva d'arte contemporanea. Gall. Gamondio. Castellazzo bormida. (AL)
2004 - Collettiva “Arte, poesia e musica” Palazzo Robellini. Acqui Terme (AL)
2004 - Collettiva d'arte contemporanea Gall. Gamondio. Castellazzo. B (AL)
2005 - PERSONALE Palazzo Chiabrera. Acqui Terme. (AL)
2005 - PERSONALE ex confraternita dei battuti. Bubbio (AT)
2006 - Collettiva con Bonafè, Crini. Palazzo Negrotto Cambiaso. Novi Ligure (AL)
2006 - Collettiva “Arte, poesia e musica” Palazzo Robellini. Acqui Terme (AL)
2006 - PERSONALE “Associazione Torre di Cavau” Cavatore. (AL)
2007 - PERSONALE “ GALA” Cogoleto in…bistreux. (SA)
2008 - Collettiva a Tagliolo (AL)
2008 - Collettiva "LA LUNA IN COLLINA" Arte Tagliolo (AL)
2008 - Collettiva "Da Budapest a bahia". Frugarolo.(AL)
2008 - TRENTA X TRENTA galleria POLIEDRO, Trieste.
2008 - RUMORI E SILENZI DELL'ANIMA. Organizzatrice: Sabrina Falzone. Moncalieri. (TO)
2008 - "Trofeo capodanno" Ex chiesa S. Croce, Beinasco (TO)
2008 - "Sfumature e chiaroscuri" area espositiva ex Kaimano. Acqui Terme (AL)
2009 - VERNICE art fair, Forlì.
2009 - Mostra d’arte contemporanea. La luna in collina. Cogoleto (GE)
2009 - Gli azzurri tra cielo e mare. Palazzo Chiabrera Circolo Mario Ferrari. Acqui Terme (AL)
2009 - PERSONALE L’urlo della natura. Borgoratto (AL)
2009 - Colettiva Rocca Grimalda. (AL) macroconcretezzastrazionemicro. Cooper - Crini - Racchi
2009 - PERSONALE "L'URLO DELLA NATURA" galleria MEIDINITALI. Alba (CN)
2009 - Collettiva ex Caimano. "Breve vita di una foglia" Acqui Terme (AL)
2010 - collettiva "sensibilità contemporanee" MEIDINITALI (CN)
2010 - collettiva Centro culturale "il mulino" PIOSSASCO (TO)
2010 - Orizzonti Verticali fossili moderni 2010 castello di Piovera (AL)
2010 - PERSONALE: "L'URLO DELLA NATURA " Galleria d'arte Signorini. Piossasco (RO)
2010 - Collettiva "VinArte 2010" Tagliolo monferrato (AL)
2010 . PERSONALE Castelbourg Vineria Degusto Neive (CN)
2011 - Collettiva Studio Logos "15 anni di successi" Roma
2011 - Collettiva SINERGIE UNIVERSALI Castello di Piovera (AL)
2011 - Collettiva 150 ARTISTI FRATELLI IN ITALIA Assisi
2011 - Collettiva Studio 13 "weekendart" Gallo di Crinzane Cavour (CN)
2011 - Collettiva: INTUIZIONI ESPRESSIONI "ARSmaiora" Milano
2011- 2012 - Collettiva: "OSMOSI" Palazzo del Monferrato. (AL)
2012 - Collettiva: BELTE' D'ARTE a cura della critica Silvia Ferrara (TO)
2012 - Collettiva: ART EXPO 2012 VENEZIA
2012 - GALLERIA D'ARTE ARONE & ARONE. LOCRI (RC)
2012 - Collettiva: ESPOARTE HUANBYTE. "WP 35" (MI)
2012 - Collettiva: IST INTERNATIONAL ART EXHIBITION (Norvegia)
2012 - Collettiva: GEOMETRIE DELLO SPIRITO. Castello di Piovera (AL)
2012 - Collettiva: L'ARTISTA E L'EMOZIONE CREATIVA. Galleria Senesi arte (CN)
2012 - Collettiva: GALLERIA 24. Dogliani (CN)
2012 - Collettiva: ARTE IN CASTELLO Monastero Bormida (AL)
2012 - Collettiva: NATURA D'AUTORE. Palazzo Robellini. Acqui Terme (AL)
2012 - Collettiva: PALIO ARTISTICO CITTA' DI MILANO. CON ARS MAIORA
2012 - Collettiva: Dtudio tredici. CHIESA S. DOMENICO. ALBA (CN)
2012 - Collettiva: ITINERA 2012 - 2013 Ex convento dei Teatini. Lecce
2012 - Collettiva: ITINERA 2012 - 2013 Palacongressi, Viale Leonardo Sciascia, Agrigento
2012 - Collettiva: INTUIZIONI ESPRESSIONI "ARSmaiora" Milano
2013 - Collettiva. ITINERA. GALLERIA 3A ARTECONTEMPORANEA. Salerno
2013 - Collettiva: ITINERA. LUZART FLORENCE GALLERY. Firenze
2013 - Collettiva: ITINERA. GALLERIA PONTEVECCHIO. Imola
2013 - Collettiva: ITINERA. VERNICE ART FAIR. Forlì
2013 - Collettiva: IL TEMPO COME IMPRONTA ITINERART-CULTURA. VITERBO
2013 - PERSONALE: Arte Paolo Maffei. PADOVA
2013 - MUSEO A CIELO APERTO DI CAMO. Mostra permanente. (CN)
2013 - AR[t]CEVIA Internationa Art Festival 2013. Arcevia.
2013 - Galleria d'arte Arone e Arone (RC)
2013 - V.ART IN THE CITY Palazzo del Monferrato (AL)
2013 - IL PURGATORIO. Esposizione permanente. Somano (CN)
2013 - Personale. BE VINO Acqui Terme (AL)
2013 - Collettiva. Terzo premio internazionale città di Corchiano. Viterbo.
2014 - Personale. Arte da ogni parte. METICA. (MI)
2014 - Collettiva. 0 punto 13. Castello di Roddi (CN)
2014 - Collettiva: INTUIZIONI ESPRESSIONI "ARSmaiora" Milano
2014 - Collettiva: Studio artistico Dentro L’Arte, Novara.
2015 - Collettiva 6 x 6 Galleria l'angolo. Mendrisio Ti-Svizzera
2015 - Personale ( Picolo, piccolo, piccolo, piccolo ) Palazzo Chiabrera. Acqui Terme (AL)
2015 - Collettiva "Arte nel borgo" Spigno Monferrato. (AL)
2016 - Collettiva . Rinascenza contemporanea. PsicoCreativismo. Gli Archetipi dell'ES. Pescara

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Piero Racchi è un pittore, scultore, compositore, batterista e scrittore, è nato il 27 Giugno 1948, a Melazzo (AL). Vive e lavora ad Acqui Terme (AL). L’attività pittorica l’ha iniziata a trentatrè anni. La grafica è stata la sua prima passione. In seguito è passato alla pittura all’olio dipingendo quadri surreali. Dopo varie tecniche e sperimentazioni, ha creato una personale serie di quadri polimaterici intitolati “vedute spaziali”. Infine, rapito dal piacere di realizzare opere utilizzando materiali diversi, è approdato nel genere attuale. &lt;br /&gt;<br /> Le sculture “tutto tondo” e quadri, sono senza titolo perché hanno un unico significato: la natura che tenta disperatamente di affrancarsi dall’asservimento umano. Essa, con le sue lunghe dita vegetali, serpeggia, avvinghia, penetra in ogni crepa e pertugio dei gelidi e ambigui manufatti umani e, come un lenzuolo sepolcrale, con la presunzione di far nascere un nuovo ciclo di vita, li ricopre.

Manager(s) : Piero Racchi