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Blogs & Articles by Piero Racchi

 

Jun 21, 2012
IL MIO NUOVO ROMANZO SchedaProdotto.asp?Id=1182 Comments


PIERO RACCHI, UN NAÏF DI TALENTO Il romanzo è ambientato a Melazzo, nell’immediato dopoguerra. L’atmosfera paesana, anzi - per certi versi - strapaesana, più che dalle minute e minuziose descrizioni (che pure non mancano) è rilevata dalla consuetudine di appioppare dei soprannomi (o dei nomignoli) alle persone. Il protagonista della storia si chiama, ad esempio, Sebastiano, ma tutti lo conoscono come Cannone, che è l’appellativo affibbiatogli dai coetanei per la sua erculea conformazione. Uno dei suoi amici è invece soprannominato Bombolo “a cagione della sua rotondità”, secondo un vezzo ribattezzatore che è tipico della cultura contadina a dimensione paesana, come è facile evincere dalle ricorrenti “’ngiurie” di cui fa largo uso il Verga nei Malavoglia. E non di rado i nomignoli traggono origine proprio dalle caratteristiche fisiche, e magari dai difetti, delle persone. Il corpo, la fisionomia, talora anche certe attitudini comportamentali suggeriscono all’arguzia popolare epiteti ritenuti più appropriati del nome anagrafico. Nomina sunt omina. A volte il nome sintetizza un destino. O lo prefigura. Sebastiano detto Cannone è un gigante ingenuo e sfortunato che, alla fine, cadrà sotto i colpi sparati da un carabiniere, trafitto come il martire omonimo, lui pure innocente martire dell’amore. Ma non è da escludere che il suo nome derivi da una suggestione verghiana: anche Bastianazzo Malavoglia, in fondo, “era grande e grosso quanto il San Cristoforo che c’era dipinto sotto l’arco della pescheria della città”. La guerra è finita da poco e nel paese ne persiste, con il ricordo, l’eco tragica: eroismi e viltà hanno ancora nome e cognome e disegnano una sorta di netto spartiacque tra buoni e cattivi. Non vi sono zone grigie: di qua i reduci dalla Resistenza, eticamente esemplari, portatori di radicati valori di onestà e di giustizia; di là i fascisti o, meglio, i collaborazionisti, votati alla delazione e opportunisticamente pronti a correre in aiuto ai vincitori. Moralità e cinismo, insomma, non si contaminano e sono, anzi, riconoscibili di primo acchito come in certi fumetti d’antan. Così la famiglia di Cannone è composta di persone per bene, povere ma rette e probe, mentre la famiglia di Nereo, figlio appunto di un collaborazionista, è segnata dalle indelebili stigmate della protervia e della venalità. E Nereo, con il suo carattere egoistico e rissoso, “attesta l’ignobile sangue da cui discende”. Di tale “tabe ereditaria” - se così si può dire - nel corso del romanzo egli darà più volte prova e conferma, quantunque alla fine, in un sussulto di resipiscenza, trovi la forza di superarla e, commosso dalla sventura che, anche per colpa sua, si è abbattuta su Cannone, si adegui alla generale costernazione dei compaesani, partecipando con trasporto alle esequie dell’amico.. Cannone, nel suo candore di “plateale bonaccione”, è insensibile, nel bene e nel male, ai pregiudizi della gente, e pure sordo alle raccomandazioni del padre che non vede di buon occhio la sua amicizia con Nereo. Povero di spirito, timido e poco socievole, egli si lascia trascinare dai suoi amici in avventure talora riprovevoli, dove egli fa sfoggio - ma in maniera ingenua e naturale, senza ben soppesarne le conseguenze - della sua prestanza e della sua vigoria fisica. Si tratta, per lo più, di burle e marachelle in cui si avverte l’eco dei conti popolari e della novellistica antica: vi affiora il carnevalesco (basti pensare all’albero della cuccagna) e vi domina il basso corporeo e materiale. Con il pavido Bombolo - che gli fa da spalla - Cannone forma una irresistibile coppia comica, un duo di “buffi” quasi palazzeschiani: “uno grande e grosso, uno piccolo e tondo”. Come Morgante e Margutte, insomma, come don Chisciotte e Sancio Pancia. Ma - tenendo anche conto di Nereo - si potrebbe pure sospettare, mutatis mutandis, una riedizione del trio jacovittiano Pippo, Pertica e Palla. La natura comica del personaggio è tra l’altro rimarcata da un altro particolare: il vestito della festa, così attillato da costringere Cannone “a fare dei movimenti rigidi e buffi come quelli delle marionette”. Ma se, in effetti, l’avvio del romanzo si allinea ai paradigmi del comico strapaesano (con il piccolo borgo che funziona da straniante cassa di risonanza delle gesta non proprio eroiche dei nostri eroi), il prosieguo della storia svolta, in maniera un po’ naïve e talora grottesca, verso il dramma. Il personaggio comico, in altre parole, si misura con l’ambigua potenza dell’eros e diventa, a suo malgrado, un personaggio tragico. Sopravvivono, è vero, rivalità di campanile e tratti - diciamo - folcloristici, come le feste di paese, il ballo a palchetto, le danze sull’aia, il suono della fisarmonica, le solenni sbornie, il bucato al fiume - ma con l’irrompere della passione amorosa un nuovo personaggio, una sorta di convitato di pietra, il destino, prende imprevedibilmente in mano i fili della storia e imprime tutt’altro corso alle vicende. Saltano così le convenzioni sociali, le convinzioni morali si allentano e la furia dei sensi si scatena. Ma l’amore non è solo sensualità, perché, dopo le prime titubanze, Cannone, che ama riamato Teresa, la giovane e briosa moglie del suo padrino, si sente pervadere da un sentimento così intenso da trasformarsi intimamente in un altro uomo. “Un’ondata di vita nuova lo aveva travolto e fatto rinascere. Una vita tanto nuova da fargli cancellare dalla memoria i due amici” e da renderlo insolitamente docile e ligio ai voleri e alle raccomandazioni dei familiari. Si tratta di una vera e propria metanoia, con la quale il romanzo cambia ritmo e tono, scivolando via via inesorabilmente verso esiti tragici di amore e morte. Quando sembra che l’eroe abbia finalmente raggiunto il vertice della felicità, ecco intervenire, secondo un collaudato meccanismo letterario, il falso amico - il traditore - a precipitare la vicenda verso la catastrofe. A torto accusato di omicidio, Cannone è costretto a darsi alla macchia, a diventare una sorta di “omo salvatico”, a metà strada fra Robinson Crusoe e l’ebreo errante. Bandito dalla società, egli si acconcia ad una nuova vita di solitudine, di sofferenze e di privazioni, consolato e coadiuvato dalla sola compagnia del suo cane fedele. Consunto dalla nostalgia di casa e ridotto a vivere di espedienti, egli si lascia trasportare dai ricordi, in una regressione infantile permeata di pathos da cui traspare tutto il candore della sua natura. E mentre i compaesani lo giudicano un “mostro”, egli, rannicchiato nel suo rifugio silvano come un feto nel grembo materno, deve affrontare l’insorgere assiduo dei sensi di colpa e le insidie di una natura che gli si rivela inopinatamente matrigna. Tanto che alla fine, perduto anche il fedele amico a quattro zampe, egli si renderà conto della propria inadeguatezza e, mettendo termine a un’insostenibile odissea, alla vigilia di Natale ritornerà a casa. L’ordine infranto, tuttavia, non si ricomporrà subito, anzi per farlo richiederà una duplice e cruenta espiazione, un doppio sacrificio. La figura di Cannone ne uscirà mitizzata e, soprattutto agli occhi dei giovani, circonfusa da un alone di leggenda. Ma, siccome la mentalità popolare non manca a volte di irriverenza, la vicenda mantiene uno statuto di ambiguità: laddove altri vedrebbero chiara l’impronta del fato, qualcuno più terra terra vi riconosce – un po’ sbrigativamente – lo zampino del diavolo: anzi, della donna, ovviamente nella sua versione puttanesca. Che dire dunque del romanzo? Piero Racchi è sostanzialmente un autodidatta cui, nonostante lo stile un po’ grezzo, non difettano talento narrativo e vigoria d’immaginazione. Alcuni personaggi - e pensiamo, in particolare, a Teresa e allo stesso Cannone - sono ben delineati; il ritmo è a tratti vivace e nelle descrizioni, l’autore dimostra una certa maestria pittorica (si veda, ad esempio, la sagacia con cui, nelle prime pagine del libro, segue e distribuisce le varie fasi della rasatura eseguita dal padre di Cannone; ma anche il paesaggio e gli umili interni domestici sono spesso resi con sobria efficacia). Promana insomma dal racconto un sapore naïf nient’affatto sgradevole, che ben s’intona, fra l’altro, con l’ambientazione paesana, la quale, a sua volta, spiega e giustifica certe ruvidezze espressive, certe cadenze o licenze proprie del parlato. Ogni contenuto esige in fondo la propria forma. CARLO PROSPERI

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May 26, 2012
TUTTO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE SUL PITTOSCULTORE PIERO RACCHI Comments


IL MIO BLOG

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May 26, 2012
L'ARTISTA E L'EMOZIONE CREATIVA Comments


GALLERIA SENESI ARTE VIA CERNAIA 19 SAVIGLIANO (CN) DAL 26 MAGGIO AL 17 GIUGNO INAUGURAZIONE SABATO 26 MAGGIO ORE 17 ARTISTI: SERGIO bAJ ORNELLA BERGESE GRAZIA CAPELLANI VALTER DOTTO GIANCARLO GALLO LUCA GALVAGNO MARCO MARCHI TORE PIERO RACCHI PAOLO SARACCO BRUNA TABACCHI ANTONELLA TAVELLA TELO

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May 22, 2012
IL PITTOSCULTORE PIERO RACCHI Comments


Artista di grande capacità immaginativa, con un'anima ecologica che lo rende attento osservatore della natura, indagata con appassionata curiosità, da anni Piero Racchi esplora le infinite possibilità della tridimensionalità, coniugando una minuziosa ricerca plastica con una sottile indagine cromatica per addivenire ad una sua personale forma di scultura-assemblage vivacemente policroma dove i due aspetti sono tanto intimamente connessi da risultare inscindibili. Il colore, infatti, brillante, vivido, ad effetto porcellanato, un uniforme velo lucido che cattura la luce, è determinante per la trasfigurazione dell'oggetto anestetico, scarto pazientemente cercato o casualmente trovato, oggetto quotidiano, astruso ingranaggio, legno, ferro, plastica, in quelle indecifrabili forme complesse che hanno conosciuto altri luoghi ed altre funzioni, plasmate in un mix misterioso nel quale l'occhio cerca invano significati noti, persi definitivamente. In una sorta di trasformazione gestaltica, il risultato finale è un "tutto" che è "altro" e di più della somma dei singoli pezzi, perché l'azione dell'artista, con un intervento demiurgico, cancella ogni traccia oggettuale e reinventa i nessi logici, le relazioni gerarchiche, le attribuzioni delle cose, ne svela le possibilità espressive nascoste, porta alla superficie potenzialità impensate, in una parola crea, o ricrea, la materia animandola di nuova vita come solo l'arte sa fare, perché gli artisti hanno la prerogativa di vedere e farci vedere le cose vecchie con occhi sempre nuovi . Vilma Torselli

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Sep 29, 2010
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GALLERIA DI RIFERIMENTO : LA SPADARINA . Strada Agazzana , 14 PIACENZA .


GALLERIA PISARRO. C.so del Popolo, 18 30172 Mestre. Venezia.


MEIDINITALI. Via Pertinace 22/C ALBA ( CN.


GALLERIA D'ARTE SIGNORINI. P.zza Risorgimento 33 - Lendinara (R0)


 

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Dec 10, 2009
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Anche ad Alba “L’URLO DELLA NATURA” di Piero Racchi.


Dopo il successo della personale “L’urlo della natura”, svoltasi a Borgoratto Alessandrino e presentata dal prof. Carlo Prosperi, il pittoscultore Piero Racchi si ripropone con lo stesso tema alla galleria MEIDINITALI di Alba, dal 6 al 30 dicembre. Nella stessa data, altre sue opere verranno esposte nel locale “Solo bolle Lunge Bar”, in piazza Pertinace, 5; nel ristorante “Conte Rosso”, in via P. Belli, 1; nell’ osteria “Vin Bar”, in piazza Vittorio Emanuele, a La Morra.

 

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Nov 17, 2009
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l'URLO DELLA NATURA

Personale di pittoscultura

Piero Racchi

Comune di Borgoratto alessandrino

ex asilo Colombo

Dal 20 al 25 agosto

Presenta il prof. Carlo Prosperi

 

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Jun 10, 2009
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Sarò presente alla MOSTRA D'ARTE CONTEMPORANEA Presso sede "GALA" Parco comunale (ex Tubi Ghisa)

Via parenti 70. Cogoleto (GE)

Dal 4 al 12 luglio 2009

Inaugurazione Sabato 4 Luglio ore 18

Orario: tutti i giorni dalle ore 20,00 alle 24,00

Espongono:

Roberto Bonafè / Fabrizio Bruzzone / Alessandro Crini / Gabriella Grosso / Itati Massolo / Andrea Pastorino / Piero Racchi

 

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Apr 14, 2009
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Sarò presente alla collettiva "rumori e silenzi dell'anima" seconda edizione. Holiday Inn Turin South. Moncalieri (TO). Dal 18 dicembre 2008 fino al 18 febbraio 2009. Associazione Artenuova. Curatore: Sabrina Falzone.

Alla collettiva: "Trofeo di capodanno 2009". Nei locali di Santa Croce di Beinasco.(TO). Dal 27 dicembre 2008 al 11 gennaio 2009.

Alla collettiva "Sfumature e chiaroscuri" "circolo Mario Ferrari" Acqui Terme. Presso l'area espositiva ex Kaimano. "Vernice art fair" Forlì fiera 27- 28 - 29- marzo 2009

 

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Oct 24, 2008
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GALLERIA POLIEDRO. CONCORSO INTERNAZIONALE DI PITTURA "TRENTA X TRENTA" seconda edizione. 3-21 novembre 2008

 

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Jun 18, 2008
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INVITO ARTE TAGLIOLO 2008


Caro amico e collega,

l’Associazione Artistica Culturale “La Luna in Collina” ti invita alla manifestazione “Arte Tagliolo 2008” e al 1° Concorso “Arte Tagliolo 2008” che si svolgerà nel Borgo medioevale di Tagliolo Monferrato in Provincia di Alessandria in concomitanza con l’apertura della 12a Rassegna “Castelli Aperti”e sarà un momento d’incontro tra pittura, scultura, ceramica e arti varie.

FARINATA, DOLCETTO D'OVADA E LE SPECIALITA' TAGLIOLESI FARANNO DA CONTORNO ALLA MANIFESTAZIONE.

Per ulteriori informazioni tel. 014389171







 

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