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Blogs & Articles by Marie Malherbe

 

Apr 26, 2017
Marie, nouvelle Eve Comments


Diptyque de l'Annonciation pour la restauration de la Chapelle San Pérégrin à Vienne (couvent des Servites)

 

peregrinikapelle-page-001.jpg Marie, nouvelle Eve

Marie Eve

 

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Feb 21, 2017
"Immagini del cuore" intervista da Giovanna Azzola e Alessandra Cecchin per la Vita del Popolo, 25 dicembre 2016 Comments


(estratto dell'intervista)

Che significato ha il quadro "Madonna Giardino" scelto per la copertina di questo numero di Natale ?

Questa Madonna col bambino richiama la tematica del giardino sviluppata durante l'anno della Misericordia sulle colonne del Duomo di Treviso. Come nella colonna del Magnificat, la Vergine sta in piedi e in legame stretto con fiori e frutti. Ma l'atmosfera non è più l'esplosione di lode del Magnificat; è interiore e concentrata, con un senso certo di gioia, ma anche di vigilanza. Ci presenta un bambino nato non confortevolmente in casa sua, ma lungo un percorso non privo di pericoli. Lei stessa, rivestita di un mantello, è pronta a continuare la strada... e se necessario, a fuggire per proteggere il suo piccolo. La scena appare infatti come una sintesi tra la Natività e la fuga in Egitto. Nel buio appare la figura leggera di una giovanissima donna, ma nel suo mantello da profuga rifiorisce l'Eden.

Fuori, il buio. La natura esterna sembra addormentata, ma nel segreto del mantello di una madre commincia il rifiorire di un giardino tutto interiore : quello del nostro cuore di figli e adoratori. (...) 

 

19-vdp49-2016-page-001.jpg "Immagini del cuore" intervista da Giovanna Azzola e Alessandra Cecchin per la Vita del Popolo, 25 dicembre 2016

Natale Vita del popolo Treviso

 

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Nov 17, 2016
Presentazione della mostra 'Danse avec l'Ange' da Francesca Brandes, Venezia, ottobre 2016 Comments


Riflessioni sul trittico 'Giacobbe e l'Angelo'

Presentazione inaugurale da Francesca Brandes, poeta e saggista d'arte :

 

Gli arabi lo chiamano Zarquà, “torrente blu”. Per gli ebrei è lo Jabbok, “fiume che scorre”, si spande per le colline di Giordania, come aroma da un vaso antichissimo e prezioso.

Giacobbe si è svegliato di notte e ha fatto passare i suoi al di là del guado, le due mogli e le due serve, gli undici figli e gli armenti. Sa bene che il fratello Esaù lo minaccia da vicino; gli ha mandato contro quattrocento uomini, e non per portargli pace. Forse vuole ucciderlo, o almeno rubargli il gregge.

È solo, sulla riva del torrente blu, e sta per intraprendere la lotta più difficile della sua vita.

Giacobbe rimase solo – è scritto – e un uomo lottò con lui fino all’apparire dell’alba.

Ish, un  uomo quindi, apparentemente nominato nel racconto biblico come “uomo”, e non D-o, e non Signore: Ish, chissà da dove è giunto, dalle sue spalle, dai cespugli neri come pece, o dal cielo colmo di stelle … Davvero ha afferrato Giacobbe in una morsa, o è solo la sua immaginazione? Eppure, quando tutto sembra perduto, l’essere si arrende, o almeno pare: Lasciami andare – gli dice – perché spunta l’alba. Perché mai una simile lotta? Forse perché, dopo quella notte, Giacobbe non sarà più lo stesso. Prima di svanire, l’entità gli ha mutato il nome: Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con D-o e con gli uomini, e hai vinto …

Non un solo uomo, quindi, ma molti. Forse l’essere misterioso è D-o stesso, o un messaggero da D-o inviato.

Questo è un testo scomodo, a suo modo inquietante. Per quale ragione D-o si farebbe avversario, quasi un nemico sbucato dall’oscurità, terribile, implacabile? Come se non bastasse, alla fine l’Onnipotente si rivela debole; persino un pastore come Giacobbe può resistergli, anche se l’essere lascia in lui un segno indelebile, una slogatura dell’anca che lo renderà claudicante per sempre. E poi lo benedice. Anche Giacobbe chiede il nome allo sconosciuto, che risponde alla domanda con un’altra domanda, come sempre avviene nella tradizione ebraica.

Davanti all’enigma dello Jabbok non c’è soluzione, solo stupore. In ogni destino umano si rinnova l’angoscia notturna di Giacobbe; talvolta, di fronte all’acqua blu della solitudine, giunge improvvisa la luce. Pur negli esiti diversissimi, le interpretazioni del passo sono concordi su un punto: il D-o che si manifesta nella lotta non è un principio trascendente e lontano. È prossimo, a portata di mano. È l’immanenza che abita la Storia, che scuote, provoca e ferisce. Inevitabile che un racconto tanto strano abbia colpito l’immaginazione e la sensibilità degli artisti che ad esso si sono ispirati.

La visione di Marie Malherbe, in questa mostra coerente e raffinata, privilegia alcuni elementi introspettivi, secondo lo spessore intellettuale che le è proprio, coniugandoli con un colore cristallino che possiede la luminosità del diamante. Di tutte le mostre di Marie che ho avuto il piacere e l’onore di vedere, questa si precisa per una maturità di tratto e una chiarezza progettuale incredibili: non è lotta, ma danza, quella tra Giacobbe e ciò che Marie sceglie di chiamare “angelo”, danza di resistenza, di equilibrio, ma soprattutto danza di riconoscimento. L’attribuzione dell’identità, oltre, al di là dell’eroe, addirittura al di là dell’Onnipotente, passa appunto per il riconoscimento del limite, della nostra debolezza. Passa per quella ferita. Come se – sembra suggerire l’artista – fosse a partire da lì che si può costruire la propria specificità, la propria affermazione.

Parafrasando una citazione cara alla mistica cristiana del monte Athos, per quest’artista si potrebbe sostenere che lo scopo del fare arte, del disegnare, del dipingere è quello di mantenere imperturbata l’unione dell’essere umano con il divino amore e la pace. Marie Malherbe è sempre centrata sulla verticale psichica che regge tutta la sua esile, angelica figura, eretta ed assieme abbandonata al gesto che crea, perfettamente in sé. È in lei quella terza dimensione di cui parla il filosofo del monoteismo Heschel: Noi non viviamo soltanto nel tempo e nello spazio, ma anche nella consapevolezza del divino.

È lo stile dei contemplativi, che solleva all’orizzonte della visione ogni esperienza. All’artista è dato di danzare, come Giacobbe con il proprio angelo, come ciascuno con il proprio angelo. La musica, quella, è indicibile. Risuona nell’Aperto, come in Sofferte onde serene di Luigi Nono, una risonanza senza tempo. È come ascoltare il vento – diceva Nono – ascolti qualcosa che passa, ma non senti l’inizio, non senti la fine, e percepisci una continuità di lontananze, di presenze indefinibili. Quasi, potremmo aggiungere, il battito d’ali degli angeli.

 

Francesca Brandes, Venezia, 28 ottobre 2016

 

 

20170723-142959-1.jpg Presentazione della mostra 'Danse avec l'Ange' da Francesca Brandes, Venezia, ottobre 2016

Francesca Brandes

 

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Sep 7, 2016
"Back to Paradise" à la BIAS 2016 - Oratoire San Mercurio, Palerme Comments


BACK TO PARADISE

* pour une cartographie excentrique et concentrique du jardin intérieur *

par Marie Malherbe.

Curatrice : Chiara Modica Donà dalle Rose.

Accueil et visites : Caterina D'Andrea et Leandra Mastrilli.

Cette installation invite à une réflexion sur la Création observée du point de vue du jardin originel. Elle est exposée à l’oratoire San Mercurio du vieux Palerme, récemment restauré, où elle dialogue avec la délicate majolique du Settecento qui dessine au sol un surprenant hortus deliciarum. Motifs végétaux et oiseaux de paradis parcourent en effet les deux œuvres, lesquelles apparaissent comme un prolongement l’une de l’autre. Le jardin vertical répond au jardin horizontal pour créer un instant pluridimensionnel d’harmonie, d’abondance et de paix visant à réveiller la mémoire intuitive du Paradis…et peut-être en retrouver quelque porte intérieure.

Libre interprétation picturale de la structure spatio-symbolique du Paradis rapportée dans la Genèse, ce polyptyque se propose en outre d’explorer deux énigmes. La première se déchiffre selon un axe de lecture horizontal et concerne, derrière le récit de la Création archétypale, la nature même de tout processus créatif. La seconde suit un axe de lecture vertical et traite de la dualité apparemment omniprésente dans toute (la) Création. Les deux axes se rejoignent en une unique recherche du Centre, point de passage obligé du cheminement « back to Paradise ».

*

La lecture horizontale de l’œuvre, embrassant ses 5 panneaux concentriques de plus en plus larges et donc de plus en plus lourds au fur et à mesure que l’on s’approche du centre, révèle une dynamique globale centripète conduisant le regard de l’extérieur vers l’intérieur. Ce mouvement traduit une double gradation :

La première est une gradation progressive du CHAOS à l’ORDRE. Les formes abstraites des panneaux extérieurs (idées) laissent peu à peu apparaître des éléments épars dans les panneaux intermédiaires (cellules), lesquels s’assemblent enfin dans le panneau central pour donner naissance à des organismes complexes (arbres). Cette progressive mise en ordre du chaos, qui traduit certes les tout premiers vers de la Genèse, mais qui sous forme poétique rejoint aussi l’esprit des théories scientifiques actuelles, illustre au fond la dynamique archétypale dont procède tout processus créatif.

La seconde est une gradation scalaire, du MACRO- au MICROCOSME. Elle reflète l’architecture symbolique du premier chapitre de la Genèse, depuis l’apparition de la lumière et du firmament au-delà de la Terre (panneaux extérieurs, plus minéraux) jusqu’à celle de la vie sur Terre (panneaux intérieurs, plus végétaux et animaux). Le terme de ce zoom progressif  est finalement le cœur d’un lieu tout à fait précis et singulier, premier espace terrestre décrit dans la Torah/Bible : le fameux jardin d’Eden ou Paradis.  La description de ce Paradisum voluptatis, qui apparaît dès le début du chapitre II de cette même Genèse, est brève mais hautement symbolique. Elle ne mentionne nommément que 4 fleuves (dont les 4 panneaux latéraux sont également une évocation) et surtout 2 arbres, sujets du panneau central : l’Arbre de Vie, et l’Arbre de la Connaissance du Bien et du Mal. On précise qu’au moins l’un d’eux est planté au centre du jardin : c’est donc bien d’une recherche du centre dont il s’agit. La dynamique concentrique même de la composition, version revisitée des polyptiques médiévaux et renaissance visant précisément à orienter le regard vers l’intérieur, entend présenter le Paradis comme un lieu non pas extérieur et lointain mais intérieur et infiniment proche, accessible dans l’ici et maintenant. Délimité par les fleuves comme par le firmament, le Paradis apparaît comme un lieu protégé et clos auquel l’ensemble du cosmos fait écrin, et qui fait écrin à son tour aux deux arbres singuliers qui fleurissent en son centre. Ces deux arbres symbolisent donc le centre du centre, ou centre par excellence de l’intériorité.

Le jeu d’échelles se complexifie si l’on remarque que chaque feuille d’arbre (microcosme) reflète et contient en elle-même un motif de l’univers entier (macrocosme). Chaque entité du monde créé est en effet porteuse d’informations qui dépassent infiniment les limites apparentes de son être (qu’il s’agisse d’ADN pour la cellule, d’ « inspiration » pour l’être humain, ou de toute forme de connaissance intuitive).

Ce travail, conçu et réalisé comme une sorte de concerto silencieux pour feuille et fruit, est à écouter comme un dialogue complice entre le jardin et la fleur, entre le global et le singulier, l'infiniment grand et l'infiniment petit, l'extérieur et l'intérieur, dans lequel le premier se reflète dans le second, et le rejoint mystérieusement. « As within so without ».

*

Sa lecture verticale fait entrer en scène des correspondances supplémentaires, accordant cette fois-ci non plus seulement l’intérieur et l’extérieur, mais aussi le haut et le bas. Picturalement, le haut et le bas désignent ici non pas le divin versus l’humain, mais la dualité omniprésente « ici-bas » dans le créé –du moins selon la perception humaine commune. Dualité du haut et du bas, du chaud et du froid, du clair et de l’obscur, du masculin et du féminin, du conscient et de l’inconscient, du visible et de l’invisible… toutes résumables dans la dynamique créatrice bien connue du Yin et du Yang. Mais c’est d’une dualité bien plus problématique que parle l’Écriture judéo-chrétienne, et ceci d’entrée de jeu : celle du « bien » et du « mal » (« Dieu fit pousser du sol toute espèce d'arbres séduisants à voir et bons à manger, et l'arbre de vie au milieu du jardin, et l'arbre de la connaissance du bien et du mal » Gen, 2 :9). Le cœur même du Jardin originel est donc bien inscrit dans deux dualités successives : celle des deux arbres, puis encore celle du bien et du mal au sein du second. Déjà affrontée par les plus grands penseurs de toutes générations et cultures, cette fameuse dialectique du bien et du mal ne cesse de se poser à tout un chacun, quelle que soit son appartenance religieuse ou a-religieuse. C’est sur son mystère que le panneau central invite à « réfléchir » (au sens double de réflexion et de reflet).

Car il pourrait bien s'agir de reflet. La contribution judéo-chrétienne a en effet ceci d’intéressant que contrairement au « bien/bon » évoqué dès les tout premiers versets et de façon répétitive (« Et Dieu vit que cela état bon »), le mal n’est jamais introduit en soi dans la Création, mais seulement après son achèvement narratif, et simplement couplé au « bien » déjà évoqué –précisément à travers l’arbre « du Bien et du Mal ». Le mal est-il à comprendre comme un simple reflet ? un double ? une ombre ? un négatif ? une caricature ?  une esquisse ? un brouillon ? un raté du bien ? Tout se passe comme s’il n’était pas une réalité en soi mais plutôt une sorte de sous-produit par rapport au bien, voire d’« ante-produit » pour certains qui n’hésitent pas à l’interpréter comme un bien inaccompli. Le mal apparaît en tous cas comme intrinsèquement et mystérieusement lié au bien, que ce bien soit visible ou non. Il est intéressant de noter que ce type d’interprétation n’est pas sans rejoindre certaines philosophies orientales. C’est ainsi que les deux arbres sont peints ici comme enracinés dans une seule et unique source, rendue visible par une cartographie symbolique du Paradis observé depuis son centre, selon une projection polaire qui serait centrée sur les racines des arbres. Cette cartographie d’apparence « excentrique » mais de nature en réalité concentrique, tend à montrer la symétrie ontologique entre, sinon le bien et le mal, en tous cas le haut et le bas. « As above so below ».

*

Cette installation propose d’entrer dans un jeu de reflets multiples entre ce qui pourrait être les deux aspects d’une même réalité encore en cours de création. Le « Mal » demeure un grand mystère. Ces arbres en miroir invitent toutefois à garder à l’esprit la vertigineuse Unité qui, au-delà de la dualité sur laquelle butte l’entendement humain, est aussi inscrite à sa manière dans la Création. Il suffit parfois de peu pour que le mal le plus effrayant génère du bien, et vice versa, à l’image du cosmos dont les révolutions et l’immensité abolissent les notions de haut et de bas. La Création, toujours en mouvement, est souvent renversante.

Le bien et le mal, comme le haut et le bas, dansent ensemble plus qu’il n’y paraît. C’est un mystère mais quelques sages ici ou là semblent parvenir à intégrer les multiples apparences duales et à vivre la Création comme irréductiblement Une. Le chemin qu’ils indiquent est de se laisser attirer et enseigner par le Centre et origine de tout. À chacun de le nommer à sa guise ; il demeure la porte du Paradis intérieur, franchissable à chaque instant pour se recentrer et reconnecter « back to Paradise »…

Marie Malherbe, août 2016

 

p1030866-copie.jpg "Back to Paradise" à la BIAS 2016 - Oratoire San Mercurio, Palerme

 

p1030596.jpg "Back to Paradise" à la BIAS 2016 - Oratoire San Mercurio, Palerme

 

p1030770.jpg "Back to Paradise" à la BIAS 2016 - Oratoire San Mercurio, Palerme

 

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Jul 30, 2016
A Midsummer Night's Scream - Un Cri dans le Ghetto Comments


(Réflexion sur le 'Marchand de Venise' dirigé par Karin Coonrod pour les 500 ans du Ghetto et 400 ans de la mort de Shakespeare)

 

Le Ghetto ce soir est de sortie.

Sortie étrange, à l'envers, vers l'intérieur de son histoire.

Les gradins en barres métalliques

dessinent des cercles concentriques

comme un cosmos

en révolution

dans la prison de sa mémoire.

Au milieu du ghetto la place;

au milieu de la place la scène;

au milieu de la scène le puits

rond lui aussi

comme le temps qui s'apprête à tourner

autour des lumières, des arbres et des mots.

 

Tout commence comme un plaisant divertissement d'été

pour public instruit comme il faut.

Fébrilité de l'avant-fête

sur les dalles antiques où résonnent

les bottes des carabiniers et les talons italiens

des élégantes. On se pâme, on parle, on soupire

en attendant Shakespeare.

Cigales excitées et buveurs bavards

continuent leur sérénade tandis que gesticulent

en préambule

des saltimbanques d'un autre temps.

 

Puis au milieu des synagogues, des jeux d'enfants et des maisons

la trompette d'un homme en noir

emplit le ciel comme un chophar

-a-t-on sonné l'heure du Pardon ?

 

Les badauds interdits s'arrêtent

pour déguster quelques bons vers

suspendus à la nuit dense,

on regarde encore quelques danses...

quand tout à coup

jaillit de la nuit

le CRI.

 

On te croyait d'une autre époque

mais tu pleures encore Shylock ?

 

Hurle sauvage, sanglot terrible,

râle total et viscéral

à faire tordre les muscles des pierres

et la chair torturée des maisons 

qui en rond

gardaient les trous de mémoire.

Aboi qui déchire l'histoire;

qui fouille dans les entrailles

de ces trop fameuses murailles;

qui tonitrue et puis se tait.

 

Silence nouveau

sur le campo

léger comme après l'orage...

Accouché du fond des âges

le ghetto a crié son Nom.

 

Les corps qui bougent,

les lumières rouges

tout s'accélère et la spirale

s'inverse

enfin ce soir on peut sortir

des bourreaux et des martyrs,

car le procès n'est pas fini

et son nom est MERCY.

 

Mercy Merci

Colombari

par votre farce libératrice

le ghetto crie ses cicatrices

et marche vers sa guérison.

 

Marie Malherbe, Venise, 30 juillet 2016

 

p1020757.jpg A Midsummer Night's Scream - Un Cri dans le Ghetto

 

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Feb 23, 2016
"La Flûte de la Salute" concert-spectacle jeune public présenté au Casino Venier par l'Alliance française de Venise. Comments


Interprète : Sandrine François, flûte solo de l'Orchestre Philarmonique de Strasbourg. Textes et décors : Marie Malherbe.
 

Intention : La Flûte de la Salute est un conte poétique sur la dépression et sur la joie, sur le pouvoir de l’amitié et de la musique, et sur le processus créatif en général. Sous une forme onirique mais simple puisque destinée aux enfants, il évoque des questions profondes, ce qui l’apparente au conte initiatique. Sa substance offre plusieurs niveaux de lecture. En voici deux.

*

C’est d’abord un hommage à une flûtiste et personnalité d’exception, Sandrine François, entendue pour la première fois lors d’un concert à Venise. La Flûte de la Salute, c’est elle. C’est cette fragilité des êtres sensibles, sublimée par cette force mystérieuse et exigeante des vrais artistes. C’est cette capacité à ressentir le gouffre de l’existence et, par là-même, à aller chercher du souffle en l’altitude.

Cette verticalité radicale de la vie artistique, Sandrine l’incarne de façon magistrale, car elle vole. Pas seulement avec sa musique ; elle vole pour de bon. A ses heures perdues, la belle flûtiste est aussi pilote d’avions ! Elle dit qu’elle a besoin d’air, besoin de hauteur pour supporter la lourdeur de la terre, et même pour jouer sa musique. Comment ne pas voir que concentrée aux commandes de son avion, c’est son propre oiseau de feu qu’elle rencontre, qu’elle apprivoise et qu’elle nourrit ?

C’est chose rare, et pourtant quoi de plus naturel qu’un joueur de flûte qui vole : n’est-il pas un peu oiseau lui aussi ? Comme l’oiseau, il est ce microcosme de fragilité et d’agilité, où le jeu du souffle et d’une infinité de petits muscles rigoureusement maîtrisés peut produire des mélodies étourdissantes de grâce. La grâce, c’est bien dans son cher Ciel qu’inlassablement Sandrine va la puiser, avec les ailes de son avion ou de son instrument, et qu’avec passion elle nous la traduit et nous la chante, sublime, au creux de l’oreille.

A travers l’histoire singulière d’une flûtiste étonnante, ce conte évoque avec simplicité et délicatesse cette aspiration de tout artiste -et de tout enfant- au feu absolu, à l’air absolu ; cette nostalgie de l’espace, cette intuition viscérale que tout est Souffle, et que si l’on inspire du grand Ciel, on peut faire dire de grandes choses à une toute petite flûte.

D’autant que cette flûte-là est en or, assortie à sa musique… et à l’oiseau qui la fait chanter.

 

*

 

La Flûte de la Salute est aussi un petit conte cosmique -presque alchimique. C’est de l’eau qui, en intégrant successivement la terre, l’air et le feu, se transforme en or, en musique et en beauté.

Venise, c’est le monde de l’eau, les flots de nos émotions. L’aqua alta, c’est le débordement de cette émotivité, quand celle-ci sort des canaux qui lui sont impartis, et envahit notre maison intérieure, tous les étages de l’être, jusqu’à en paralyser le fonctionnement.

La Flûte malade est l’expression de ces débordements. Son rhume rappelle les symptômes typiques du chagrin : éternuements, nez qui coule, yeux qui pleurent : un trop-plein d’eau et d’émotions. Sa respiration est cassée par la toux, elle a perdu son souffle. Elle ne peut donc plus jouer, ni dire ce qu’elle a à dire. Elle n’a plus accès à l’air, ni au son ; elle est ce petit oiseau brisé qui ne peut plus ni voler ni chanter.

Les deux enfants Lucie et Léo, c’est l’éveil, la curiosité envers la vie et les autres, l’écoute. Ils sont à l’aise avec les émotions : leur petite gondole leur permet de flotter sans jamais sombrer, et même de se déplacer à leur guise en glissant sur les eaux avec souplesse -car en bons Vénitiens ils savent ramer. Même à marée maximale, Léo circule en toute liberté, ouvert et joyeux -contrairement aux adultes qui s’inquiètent et se fâchent- car le petit gondolier a intégré le fait que dans la vie il y a des hauts et des bas, des vagues, et que tout est mouvant. 

L’Oiseau de Feu, c’est le feu créateur. Il est chez lui aussi bien dans la matière terrestre (il habite dans un jardin) que dans les airs, où il voltige en maître. Il fait le pont entre les deux, à l’image du feu qui transforme la matière et aspire à l’air. C’est lui qui permet à tous les protagonistes de passer de l'un à l'autre, de prendre de la hauteur, de s’élever bien au-dessus de la marée des émotions, au-delà des eaux lagunaires, et même de l’eau suspendue des nuages, pour atteindre cette altitude où « le ciel est toujours bleu ».

C’est un guérisseur qui sait comment réaligner ce qui est « de travers ». Il montre à la Flûte comment se reconnecter à son propre pouvoir créateur, à son feu sacré et éternel, et par là comment retrouver son Souffle. Il lui redonne goût à la vie, à la nourriture qui est bonne pour elle, et qui n’est autre que toute la beauté qu’elle a offerte au monde, toute la musique qu’elle a déjà créée et projetée dans le cosmos.

Esprit libre et vivifiant, c’est aussi un maître à voler pour ce petit oiseau blessé. A la manière d’un passeur, il lui fait franchir ces confins de l’être où, sous l’effet du feu, l’eau et les larmes se transforment en air et en Souffle. Alchimiste à sa manière, l’Oiseau de feu transmute le trop-plein d’eau en or. C’est pourquoi le voyage initiatique à l’ombre de ses ailes n’a pas de durée chronologique, il dure « un jour et un âge », dans une éternité qui transcende le temps.

Riche de cette expérience d’éveil et de guérison, la Flûte redescend sur terre avec un supplément d’âme qui va faire toute la magie de son concert. Elle va pouvoir donner beaucoup plus que si elle n’avait jamais été malade, puisqu’à travers sa transformation, elle a goûté et ingéré des morceaux de Ciel. Son parcours l’a non seulement rétablie et grandie : il a aussi rétabli l’harmonie dans tout le cosmos. Les eaux lagunaires reprennent leur place, à l’image des eaux intérieures. N’est-ce pas là la mission personnelle et cosmique de tout homme, et en particulier de tout artiste : assumer l’eau, nourrir le feu, puiser dans le Ciel et redescendre sur terre pour y dire « la vie du firmament » ?

Marie Malherbe, février 2016

 

Synopsis : voir

http://www.pippa.fr/La-Flute-de-la-Salute
http://www.parutions.com/index.php?pid=1&rid=17&srid=107&ida=11847
http://www.paperblog.fr/5636870/la-flute-de-la-salute-marie-malherbe/

http://www.ricochet-jeunes.org/livres/livre/40853-la-flute-de-la-salute

 

p1010284.jpg "La Flûte de la Salute" concert-spectacle jeune public présenté au Casino Venier par l'Alliance française de Venise.

 

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Jan 30, 2016
FrancoFair Comments


7 artistes francophones invités à la Penguin Factory

Berggasse 29

1090 WIEN (Vienne)

 

Curateurs : Sabine Berchtold & Patrick Ugo

 

einladung-francofair-2016.gif FrancoFair

francophonie art

 

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Jan 19, 2016
Exposition "L'Arbre intérieur" - Der Innere Baum Comments


Un parcours d'inspiration biblique sur le thème de l'Arbre intérieur, présenté dans le cloître des Servites à Vienne.

Organisation : P. Giovanni Micco et Elisabeth Stifter

Présentation : Bernadette Halbron

Im Servitenkloster blüht ein Mandelbaum

 

Im Servitenkloster blüht ein Mandelbaum.

Ewig erstaunliche Kraft des Wachstums in der Stille,

Treffpunkt zwischen Himmel und Erde.

Bild unseres inneren Baumes, unserer Vertikalität und Fruchtbarkeit,

denn auch wir können erst dann Frucht tragen,

wenn wir im Himmel und in der Erde tief verwurzelt sind.

Das Kloster ist ein perfekter Mikrokosmos,

ein ganz wertvoller Schatz im Herzen Wiens,

nicht nur von seiner Schönheit und ganzen Geschichte,

sondern auch von der Harmonie her,

die von den dort lebenden Seelen strahlt.

Liebevolle Augen, Worte, und die Stille,

die unsere inneren Bäume gießen.

Gesegnet sei die ganze Kirchengemeinschaft,

die bekannten und unbekannten Gesichter;

die wunderbare Künstlerrunde,

in denen Elisabeth für ihr ganz offenes Herz,

reines Lächeln, in die Seele hinein taucht;

P. Giovanni, P. Gregor, P. Markus, P. Christoph und P. Matteo:

Danke für Eure immer klugen Worte, und Gastfreundschaft,

für Euer Priestersein, Euer Dasein,

und das Gute im Haus,

wo Bäume blühen,

und der Geist weht.

Marie Malherbe, 24. Jänner 2016

 

0001.jpg Exposition "L'Arbre intérieur"  - Der Innere Baum

Arbre Spiritualité Servitenkloster

 

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Dec 13, 2015
Installation cathédrale de Trévise 'Il GIARDINO di MISERICORDIA' Comments


Le Jardin de Miséricorde

Une installation qui propose de méditer sur six paroles pour entrer dans le mystère de la Miséricorde. Paroles-clés au seuil d’une cathédrale, piliers d’une porte intérieure.

Le Magnificat de Marie annonce le message renversant du Christ : Béatitudes, femme adultère, onction de la pécheresse, fils prodigue, jusqu’à sa propre agonie.

Une parole qui vraiment culbute ce qui est en haut et élève ce qui est à terre : filles honteuses, fils déchus, croix du Fils.

Sans cesse il est ici question de verticalité. Une verticalité renversée et renversante ; entièrement déconstruite et réordonnée selon une Loi nouvelle.

La Miséricorde abat nos certitudes…mais nous fait tenir debout à un niveau plus profond. Debout comme des fils et des filles restaurés dans leur identité sacrée.

Ainsi où Il est Temple, nous aussi nous serons colonnes.

Marie Malherbe, Avent 2015

 

un projet de jubilé réalisé avec Giovanna Azzola (curatrice) et Luigi Bertin (coordination technique)

 

alexandersimonarchitekt3.jpg Installation cathédrale de Trévise 'Il GIARDINO di MISERICORDIA'

 

alexandersimonarchitekt1.jpg Installation cathédrale de Trévise 'Il GIARDINO di MISERICORDIA'

 

alexandersimonarchitekt2.jpg Installation cathédrale de Trévise 'Il GIARDINO di MISERICORDIA'

Jubilé Giubileo Treviso Trévise cathédrale cattedrale

 

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Oct 15, 2015
'This is LOVE' Comments


What is ART if not an eye-opener ?

Through a series of paintings, objects and installations

let us explore...the mystery of LOVE,

not just as a feeling but as a spiritual gift and identity.

 

0001.jpg 'This is LOVE'

art love

 

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Jul 8, 2015
'A Taste of Paradise' Comments


 

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May 6, 2015
"Eden Revisited" : May 6th 2015 18:30, Inauguration performance, 56th Venice Biennale Comments


"EDEN REVISITED", a performance artwork & concept by Marie Malherbe, performed by Davide Majer & Enrica Boromeo, acroyoga

Presented on the Opening of the Photissima Art Festival on the 56th Venice Biennale

Wednesday, May 6th 2015, chiostro della Ss. Trinità, campo dei Frari (cloister of the Frari Church), Venice

 

snc14006.jpg "Eden Revisited" : May 6th 2015 18:30, Inauguration performance, 56th Venice Biennale

performance acroyoga

 

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Oct 14, 2014
METROPOLIS libro d'artista collettivo Comments


Cari amici, vi diamo notizia che

sabato 18 ottobre sabato ore 16

ci sarà l’anteprima della straordinaria apertura del libro

Metropolis.

Il libro verrà aperto al

Centro Internazionale della Grafica– Atelier Aperto di Venezia.

Venezia, San Marco Palazzo Minelli, 1878/A

 

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Jun 27, 2014
"Creation is a Love Story" Comments


L'exposition "Creation is a Love Story" se poursuit en juillet, galerie Imagoars, Campo del Ghetto Vecchio, Venezia

 

snc12133.jpg "Creation is a Love Story"

 

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Feb 8, 2013
"Nature Baroque" Comments


L'exposition 'NATURE BAROQUE' poursuit sa route et sera presente'e a' la Ca'Gottardi pendant le Carnaval de Venise

 

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